lunedì 18 febbraio 2013

La scacchiera nella nebbia

Vi è mai capitato di pensare di voi stessi che state consumando un sacco di energie ma non ne viene fuori niente? Un pò come quel detto...cavare sangue da una rapa.
Ecco. No, perchè magari è solo una mia impressione... che rinunci ai lindor senza dimagrire, che rinunci al certe cose per studiare, a certe altre per lavorare, ma la situazione non si sblocca. Una specie di fissità evolutiva, con tutti che remano contro, e dover fare buon viso a cattivo gioco, sempre. E ingoiare rospi (non in senso letterale), sempre. E trovare collaborazione, mai. Ragionevolezza, mai. Come si fa a razionalizzare gli sforzi? A permettersi di pensare che si raccoglieranno i frutti? Che dopo ci sarà qualcosa per cui dire "ne è valsa la pena"? Perchè, sinceramente, vista così, la strada mi sembra tanto insicura che certi pensieri non me li posso nemmeno permettere.
Quando ero piccola, guardavo "Buona Domenica". Era l'inizio degli anni '90, quando la tv spazzatura non era ancora così spazzatura come adesso. Ebbene, c'era un gioco durante il programma, in cui i concorrenti dovevano muoversi su una scacchiera gigante. Ma certe caselle erano trappole e se ci finivano sopra sprofondavano in un buco pieno di panna o di fango o dovevano rispondere a domande o fare penitenze. Ecco, mi sembra che ci stiamo muovendo su una scacchiera simile (io e le mie molteplici pesonalità), che non sappiamo quale casella calcare e ogni tanto sprofondiamo nella panna.
E' una incertezza diversa da quella del neolaureato. Quella era una sensazione da caduta nel baratro da un certo momento in avanti. Questa è la sensazione di camminare nella nebbia senza sapere dove mettere i piedi. E la nebbia non si alza. Mai. Perchè se penso che sta finendo la pratica, che sta finendo anche il mio secondo anno da persona (auspicabilmente) seria, e che in questo contesto l'unica prospettiva è partecipare ad un concorso che passano in 120 su 200 posti disponibili, dare un esame che passa il 2% degli iscritti e i cui risultati escono 6 mesi dopo lo scritto con la prospettiva di dover ancora fare l'orale; che ammesso e non concesso di passare questo esame nessuno assicura la sopravvivenza al giovane avvocato di turno; che ho 25 anni, ma che all'esito del primo tentativo ne avrò 26-27 tra una storia e quell'altra.......beh, come posso concedermi di pensare che vorrò una famiglia, per esempio? Ma anche che vorrò una macchina, un cane, una casa, l'indipendenza..Come posso permettermi di pensare che mi piacerebbe ricompensare i miei genitori per i sacrifici che hanno fatto per me in questi 25 anni, se non posso nemmeno prevedere di riuscire a pagarmi da sola l'abbonamento del treno? E sapevo che sarebbe stato così eh, la cosa più frustrante è che l'avevo anche messo in conto, mi ero detta "Franci, la pratica va così, concediti 2 possibilità  poi prenderai i provvedimenti del caso". L'avevo messo in conto, vero. Ma vedevo prospettiva. Ora non so se la vedo. E qui torniamo al filo del discorso. Non riesco a capire se questa prospettiva non la vedo o non mi sforzo abbastanza per vederla, o se oriento male i miei sforzi. A volte sono così stanca che mi sembra di parlare, parlare, parlare...e non fare niente.

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