venerdì 3 giugno 2011

Donne a forma di uomini e uomini a forma di donne

Piccolo appello agli stilisti.
No, non voglio lamentarmi perchè le modelle sono magre, perchè ci proponete modelli sbagliati, perchè strumentalizzate la donna...lagnanze troppo inflazionate.
Sì perchè, per quanto magra, una donna rimane sempre una donna..e si spera che abbia delle forme da donna. Mi spiego, anche se so che stavolta è superfluo.
Premetto, per chi non mi conosce bene, che ho studiato da autodidatta (ma non per questo meno seriamente) disegno e pittura, perciò mi sono fatta una vaga idea delle proporzioni umane. Tendenzialmente, l'uomo ha la forma (stilizzata) di un triangolo rovesciato: spalle larghe/fianchi stretti. La donna invece ha la forma di una clessidra, cioè due triangoli, uno sopra l'altro, tangenti per la punta: busto largo/vita stretta/fianchi larghi.
Dato ciò per appurato, verificato migliaia di anni fa, confermato da Fidia in persona e applicato da generazioni e generazioni di artisti...ma perchè, caro stilista, devi disegnare dei vestiti che una donna non potrà MAI indossare? No, sul serio. Se una donna ha il busto largo, perchè devi prevedere un busto larghissimo? e se una donna ha, comunque (è un dato di fatto, non c'entrano i problemi di linea...), la vita più stretta dei fianchi, perchè devi mettere in vendita dei vestiti che sono slarghi sulla pancia e fascianti sui fianchi?! Perchè? Quale è il tuo obiettivo? Farmi vergognare di me stessa ogni volta che provo un vestito in un camerino? Sappi che non ci sei riuscito! Perchè IO sono a forma di donna, i tuoi vestiti sono a forma di uomo (cioè triangoli rovesciati). Ora, capisco che, oggi come oggi, sia possibile tutto, io non ho pregiudizi in questo senso, per quanto mi riguarda un uomo può vestirsi come si sente, anche con un miniabito verde. Non sono per le etichette, ma uomini e donne hanno esigenze sostanzialmente diverse, in termini di vestiario! Non è la prima volta che mi capita di trovare vestiti larghissimi sopra e strettissimi sotto...ma vi assicuro che, fatte le dovute proporzioni, non starebbero bene nemmeno a Barbie. E scusate lo sfogo

mercoledì 1 giugno 2011

Free catarsi

Pioveva. Si, era fine settembre e pioveva. Avevo messo una vecchissima giacca nera e non mi ero nè truccata nè pettinata. L'effetto d'insieme era un look da sbarco a Lampedusa...Ero delusa. Andavo a fare una cosa che proprio non mi andava giù: iscrivermi a giurisprudenza.
Sono entrata in segreteria studenti e mi hanno detto (colpo di grazia) che dovevo sedermi su uno sgabello e farmi fare una foto per il tesserino e per il libretto. Col look da barcone.
Piove. Si, è l'inizio di giugno e piove. Ho messo una vecchia giacca nera e non mi sono truccata (pettinata si, ma l'effetto è lo stesso in puro barcone style...). Ho paura. Sono andata a fare una cosa che non vedevo l'ora di fare: consegnare il mio libretto in segreteria, e il tesserino con quella foto orribile. Sono entrata in segreteria studenti e si sono ripresi quello che mi avevano dato 5 anni fa.
L'ho presa come un segno questa pioggia.
Lavi, lavi! Corroda questa pioggia acida tutto quello che è stato prima. Mi lasci solo la consapevolezza e la paura (perchè la paura può essere una buona alleata).
Ma di rimpianti, rimorsi, pudori, scrupoli e coerenza non ne voglio più.

venerdì 27 maggio 2011

Seconda stella a destra, al semaforo dritto, alla rotonda prendi la terza uscita a sinistra e poi...chiedi.

Ieri sera sono stata ad una conviviale molto carina! Il relatore, se così si può chiamare, era un simpatico signore in tenuta vintage, una sorta di dj vecchio stile, che ci ha fatto ascoltare vecchissimi vinili su un grammofono portatile. Intanto una attrice, anche lei abbigliata a tema, leggeva brani tratti da riviste e romanzi d'epoca. Variazioni sul tema "la donna negli anni '20".
Veramente, veramente carino. A parte il fatto che, in quanto ragazze immagine della serata (noi sì...) io, B. e F. avevamo posti supervip in primissima fila...eravamo proprio di fianco al grammofono. Il Relatore metteva il disco, girava la manovella e posava la puntina. Il piatto cominciava a gracchiare e scricchiolare e poi...usciva la musica. Credo che Pascoli, parlando di fanciullino e di stupore etc. avesse in mente qualcosa di simile alla mia espressione ieri sera: a metà tra l'ebete e il divertito. Sì, perchè credo di aver capito cosa devono aver provato i primi fruitori del grammofono. Cioè...ma come fa la musica ad uscire davvero da lì?! No, sul serio! c'è un disco nero che gira, una puntina appoggiata sopra e...la musica! E' stranissimo perchè senti (fisicamente) il contatto della puntina sul disco e capisci che la musica passa di lì ma non la vedi! Lo so, sto dicendo cose senza senso, ma era davvero impressionante! E no, non pensate che io mi stupisca così perchè sono giovane e non ho mai visto un giradischi... io stessa possedevo un mangiadischi portatile azzurro col quale mi dilettavo con le "Fiabe sonore" (a mille ce n'è....), mio nonno aveva un giradischi vero, bellissimo, col quale mi faceva ascoltare Bach (alcuni dei miei ricordi più belli), ma quella era già tecnologia avanzata! Cioè ascoltare musica da quel grammofono dà più o meno la stessa sensazione che vedere I. con un cacciavite più grande di lei mentre segue G. e il suo equipaggio che guidano una macchina del 1911 (e il cacciavite serve per aprire il serbatoio), ed è inevitabile chiedersi: ma come fa a partire?! (e si capisce anche perchè vigeva un certo scetticismo...).
Comunque, forse questa cosa del grammofono (che poi, vuoi mettere il suono della musica che esce da lì? magico...) mi ha fatto abbandonare un pò. Allo stupore intendo. Ma non mi succedeva da tanto, di abbandonarmi allo stupore. Ho cominciato a preoccuparmi l'altro giorno, seguendo uno dei miei soliti consigli (questa volta di M.). Ho guardato "Il Corvo", 1994.
Aveva tutto: era dark, era punk, era rock, era violento, c'era una bella storia, c'era Brandon Lee.....ma mancava qualcosa. Mancavo io. Mancava il mio abbandono.
Ci ho pensato a questa cosa della razionalità (anche grazie alle riunioni del gruppo d'ascolto SPA: "Studenti Perduti Anonimi"...grazie ragazzi...), ed effettivamente, quando è troppo è troppo. V. dice sempre che varcata la soglia dell'irrazionalità poi si parte per la tangente e si rischia di farsi male. Ma dice anche che non sempre è un male farsi male. Alla fine è così difficile accettare la mancanza di significato, che si finisce a cercare l'isola che non c'è, e a sperare ancora di trovarla (perchè lo so, dove è! Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino, ovvio, no?).

lunedì 23 maggio 2011

Consigli da seguire... e no

Lo ammetto. Qualche anno fa, gironzolando da Blockbuster avevo notato il cofanetto della Trilogia ed ero stata dieci minuti buoni a leggere il retro della copertina per cercare di capire. Ero quasi tentata di comprarlo. A quest'ora probabilmente sarei più avanti nel mio percorso di educazione cinematografica. D'altronde allora ero reduce dal trauma "The Dreamers" (che, per amor del cielo, non è un brutto film...ma ho cominciato ad apprezzarlo dopo la quarta o quinta visione...) e avevo repulsione per qualunque cosa che fosse anche solo lontanamente francese (compreso il formaggio...). In fondo bisogna riconoscere il fatto che anche Juliette Binoche ha i miei stessi problemi con Parigi (mi riferisco ai ratti ovviamente).
Cosa ho notato per prima cosa? Ovviamente il fatto che il Film Blu... non è blu! Almeno, non è blu tanto quanto "La doppia vita di Veronica" è giallo!  E' blu solo in determinate scene, la maggior parte delle quali ha a che fare con l'acqua o con le lacrime (tra l'altro mi è piaciuto il fatto che ogni volta che Julie avrebbe voluto/dovuto piangere la scena si interrompesse: musica-nero).
La seconda cosa che ho notato è stata la vecchietta. Si, la vecchietta gobba, secca secca, che attraversa la strada. C'era anche in "La doppia vita di Veronica" una vecchietta che attraversava la strada. Ho pensato ad una metafora sul tempo ma non vedo il nesso col resto del film (cioè, perchè mettere una metafora sul tempo in un film che dovrebbe avere come motto "Libertè"?).
Terza cosa: ovviamente la musica, si perchè l'influenza del signor Van den Budenmayer (compositore inesistente ma ricorrente) si sente eccome. Sembra quasi, in certi passaggi, che questa colonna sonora sia il controcanto di quella di Veronica. Gli stessi piccoli frammenti che ritornano, poche note, tanto pianoforte. Mi è piaciuto come, alla fine, i protagonisti interagissero con la musica, modificandola a parole (e tra l'altro ho notato come entrambi i film finiscano con un atto creativo: da una parte la storia delle marionette, dall'altra la composizione della musica).
Infine, l'uomo. Anche qui un artista, poco presente (anche un pò sfigato a dire il vero..).
Considerazioni futili:
1) che bella casa ha Julie in campagna...davvero. Io l'avrei illuminata con una luce diversa, non dico più calda, ma sicuramente più bianca, o qualcosa del genere. Avrei aggiunto delle piante, magari. Trovo che le case, soprattutto quelle vecchie abbiano un fascino particolare (con questo non sto giustificando il vecchiume dell'Insubria, c'è una differenza tra vecchio e decadente...). Quando io e V. siamo entrate nella Casa di soppiatto, lo scricchiolio del parquet, l'odore di chiuso, i vasi cinesi coperti di polvere, la luce che filtrava appena dalle tapparelle, i lampadari coperti di ragnatele...come in un film. E se dovessi girare un film personalmente credo che avrebbe proprio un'atmosfera simile.
2) La mamma di Julie, con l'Alzheimer, l'amica prostituta. In particolare la seconda, che ho molto apprezzato, visto che era il personaggio più loquace di tutto il film, mi è piaciuta molto (anche se è uno stereotipo forse un pò inflazionato). Perchè d'altronde se è vero che io sopravvaluto l'importanza delle parole (me lo fanno notare spesso...) è anche vero che Kieslowski sopravvaluta l'importanza del silenzio (oppure no?).
Comunque credo di aver capito quello che diceva Kubrick sul fatto che Kieslowski ha un impatto più emotivo che razionale stamattina, quando mi sono svegliata con il motivetto di Veronica in testa e una miriade di pensieri che ci ballavano intorno nel dormiveglia. Lì ho deciso che oggi avrei seguito il consiglio di vedere il "Film Blu", 1993.
Un consiglio che invece non avrei dovuto seguire era quello di andare a vedere Pirati dei Caraibi non-mi-ricordo-cosa. Sì, perchè dopo "La maledizione della prima luna", diciamolo, siamo andati calando. O meglio... dopo un pò son sempre le stesse cose. Mi ha ricordato quei vecchi film di Zorro o di Sandokan, dove sai cosa aspettarti da ogni personaggio e alla fine rimani deluso in ogni caso, sia che ricalchino il loro stereotipo sia che facciano qualcosa di diverso. Perchè nel primo caso è una noia e nel secondo senti che manca qualcosa.

domenica 22 maggio 2011

Carenza di esperienza

Ci pensavo l'altro giorno all'Open day, parlando con L.
Io e V. gli stavamo raccontando di come, vedendo le matricole dare i loro primi esami ci sentissimo cambiate. Mi spiego: se quando sei al primo anno e il prof ti boccia è tutta colpa sua, ce l'aveva con te e ti ha chiesto l'unica cosa che non sapevi e mille altre scuse; quando sei alla fine ti rendi conto che certi votacci erano più che meritati, e certi esami, passati per il rotto della cuffia (rectius, per pietà del professore che probabilmente era stufo di vederti alla sua cattedra ogni due settimane...ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale) avresti anche potuto ridarli un altro paio di volte. Quando poi abbiamo detto che alcune matricole si meritavano proprio la bocciatura, e che la prof in questione aveva chiesto cose tutto sommato semplici, L. ci ha guardate come se fossimo passate al lato oscuro della Forza.
Tutto ciò per dire: quando si da la colpa dei propri errori alla sfiga o agli altri, si è in una fase di carenza. Carenza di esperienza. Questa teoria trova un chiaro esempio nella regolarità. Sì, perchè credo di essere ancora in una fase in cui se mi capita di sbagliare cerco alibi nella congiuntura astrale o nella teoria del caos o nell'allineamento sfavorevole del mio segno con Saturno, quando invece so benissimo che l'unica cosa che mi manca è l'esperienza. Fare gare, gare e ancora gare. Per arrivare un giorno a salire su quel podio a Brescia e stappare una magnum di champagne (e oggi durante l'eterno viaggio di ritorno -4 ore...-ho pensato che, forse, con la 128, potrei diventare top... la prima top driver donna, chissà...)
Ok. terminata la parte razionale del post, posso cominciare con le invettive.
Ma porca miseriaccia nera. Possibile che passi 6 giorni su 7 a fare 300 tubi alla volta per arrivare in gara e sdoppiare a 10?! Possibile che in una gara con tutti i tubi a vista, tutti dritti, con 3 commissari per tubo, dove l'unico ostacolo possibile potrebbe essere un piccione che decide di suicidarsi sul pressostato (ma sono sicura che anche in quel caso un commissario sarebbe intervenuto prima del nostro passaggio), con un mirino perfettamente posizionato (per tutta la gara in pericolosa prossimità della mia tempia, tra l'altro), io sdoppi a 10?! No dico, è davvero possibile? Perchè se sono davvero così rintronata è meglio che mi trovi un altro sport, che so, il curling, il twirling, il tchuckball (non ridete, esiste, e io ci ho anche giocato...). Oggi, dalla delusione, ho stretto la mano a M. dicendo "addio, io non farò mai più una gara di regolarità, non mi vedrete più". Si, perchè già soffro di complessi di inferiorità, ma se poi, tirate le somme, sdoppio peggio di uno che ha iniziato ieri...
Basta.
Per il resto devo aggiornare la classifica del "Comuni Sfigati d'Italia Challange" aggiungendo Badi, microscopico comune in provincia di Pistoia che vanta sul suo cartello all'ingresso del paese un gemellaggio niente meno che con New York. Si perchè me lo vedo il sindaco di New York che non ha di meglio da fare che gemellarsi con Badi...

giovedì 19 maggio 2011

...omissis...

Alta percentuale di Alicità

Forte Erin. Sul serio.
Ieri mi sono fatta parte diligente (non è vero) e ho fatto una cosa che non facevo da mesi.....sono andata a lezione!!
Si sono andata a lezione di inglese giuridico (per l'unico motivo possibile che giustificherebbe la partecipazione ad una lezione di inglese giuridico dopo pranzo: proiettavano un film! "Erin Brokocitch", appunto...).
A parte la mia figuraccia (all'inizio, prima scena, incidente d'auto, e chi è l'unica che caccia un grido terrorizzato?...E' che mi lascio coinvolgere...) e la fatica di gestire con un solo paio di occhi scena e sottotitoli (difficoltà derivante più che altro dal fatto di avere un solo cervello...che per di più somiglia all'ascensore dell'università: ogni tanto si inceppa e qualcosa ci rimane bloccato dentro sospeso tra due piani...), il film è sempre bello.
Io e V., tra le altre cose abbiamo notato che Julia Roberts ha probabilmente la stessa costumista di Pretty Woman...e che non sa (o finge di non sapere) come si cammina con i tacchi.
Comunque riflettevo su una cosa. Dal film Erin esce con un'ottima reputazione. Una donna forte, che riesce, nonostante le difficoltà, a farsi strada tra i pregiudizi, a convincere gli scettici della bontà delle sue intenzioni superando il suo aspetto e il suo catatteraccio. Wow. Una vera Woman on a mission!
Si. Ma se fosse successo qui? Se fosse successo davvero? Cioè lo so che è tratto da una storia vera. Ma è un film. E se c'è una cosa che ho imparato dalla mission del video (che ha ricevuto critiche entusiaste, tra l'altro) è che per rappresentare la realtà in un film bisogna essere il più finti possibile. Che la realtà sembra tanto più reale quanto più è finta. Da qui il corollario che la storia di Erin Brokovitch non può essere andata davvero così.. a parte questo volevo dire che se davvero una rompipalle maleducata come Erin entrasse in contatto, che so, con un ufficio delle nostre pubbliche amministrazioni...non so quanti ragni caverebbe dal buco. Ho pensato questo perchè sono andata in Questura ieri mattina e ad ogni mia domanda sul passaporto, l'agente dell'urp mi guardava come se fossi sempre più scema (e assicuro che le mie non erano domande più sceme della media..). Se mi fossi rapportata a lei come Erin avrei ottenuto qualcosa di meglio? Ok, Ok, lettore, smetti di ridere (so che stai pensando che non sono per niente credibile nei panni di aggressiva rompipalle) era solo per dire. Un ragionamento sterile. Pour parler...pour ragioner...per capire le dosi giuste di aggressività e ...chiamiamola "Alicità" (tra l'altro l'altra notte ho sognato di dare una gomitata nello stomaco ad uno che mi chiamava Alice...). Fifty-fifty? Quaranta-sessanta? Il prof Sacchi (Sacchi, non Sacco stavolta...) diceva che una persona carismatica è quella che alterna, a seconda della situazione, fermezza e...e...Alicità. Deduco dunque che non ci sia una percentuale fissa. Come direbbe qualcuno, dipende.