Ok, lo ammetto. Le ho cercate. Non lo faccio mai, perchè preferisco farmi un'idea mia e poi confrontarla con le altre. Invece stavolta sono andata a cercare le interpretazioni date di questo film. Si, perchè se la persona stessa che te lo consiglia, in calce ti dice che non ha senso, qualche dubbio te lo fai venire. Se poi la presentazione dice testualmente: "Film enigmatico in bilico tra realtà e mistero, da sentire più che da capire razionalmente, tentati dalla smania dell'interpretazione...", beh come direbbe Barney Stinson "sfida accettata!".
La prima domanda che mi sono fatta è perchè Parigi nei film sembri sempre così bella (e perchè in questo film in particolare sia così gialla...itterica!). Io ci sono stata a Parigi...e dopo che un ratto gigante ha attraversato la strada a due centimetri dai miei piedi, la storia tra me e Parigi è finita per sempre. Ratti a parte...La Parigi dei film è come l'amore dei film (sarà che entrambi sono falsi?). Alimenta un sacco di aspettative sbagliate.
La seconda cosa che ho pensato riguardava appunto il giallo (che tuttora non mi spiego...cioè cosa vuol dire? Ha a che fare con la luce? Un mondo a lume di candela? Un colore uniforme che impedisca di distinguere il giorno dalla notte? Mah..) e ho pensato alla scena di Arancia Meccanica in cui Alex sta guardando uno dei film della Cura Ludovico e dice che è buffo come i colori del mondo sembrino realmente veri solo quando li si vede sullo schermo. E notavo appunto, non tanto quanto sembrassero veri i colori sul mio schermo, ma quanto mi dessero l'impressione della realtà.
La terza cosa che ho pensato, l'ha pensata anche Kubrick (e sono soddisfazioni!), e preferisco farla dire a lui: "Esemplificando i concetti attraverso l'azione drammatica della storia essi acquisiscono il potere aggiuntivo di permettere al pubblico di scoprire quello che sta realmente accadendo piuttosto che semplicemente raccontarglielo. Lo fanno con tale abbagliante abilità, che non riesci a percepire il sopraggiungere dei concetti narrativi e a materializzarli prima che questi non abbiano già raggiunto da tempo il profondo del tuo cuore."
Questa frase era riferita al regista Kieslowski e alla sua capacità di drammatizzare.
Effettivamente questo, è uno di quei film che non raccontano nulla, o meglio, non raccontano una storia ma lasciano che sia lo spettatore a viverla. Sono film difficili, che richiedono una certa concentrazione, e che spesso ho paura di non saper affrontare. Solitamente la storia si dispiega lungo la pellicola in maniera abbastanza elementare...soprattutto ad Hollywood. Diciamo che la maggior parte dei film sono a prova di idiota. Altre storie invece non vengono raccontate. E' difficile da spiegare, perchè una storia deve pure esserci, è che certe volte mi sento sola davanti ad un racconto senza narratore, e ho paura di arrivare alla fine e non aver capito nulla.
Comunque, in tutta sincerità, io un senso l'ho trovato. Magari un senso che trascende la realtà, magari un senso troppo senso...però un senso c'è, secondo me. Anche perchè che senso avrebbe raccontare una storia senza senso? Che poi, voglio dire, al di là del senso che si può trovare, va da sè che certi perchè rimangono senza risposta...
Comunque, nella foga mi sono anche dimanticata di fornire i dati essenziali: "La doppia vita di Veronica", Kieslowski, 1991.
E c'è da dire anche che quando ho letto l'anno del film (di solito mi informo prima, stavolta dopo) mi ha fatto specie una cosa! Non mi sono sprpresa, avevo capito che giravamo intorno alla fine degli anni '80, ma nel 1990 è uscito "Pretty Woman"! Non vorrei sollevare inopportuni paragoni (anche perchè "Pretty Woman" è proprio uno di quei film a prova di idiota...) ma ho avuto un flash!
domenica 15 maggio 2011
mercoledì 11 maggio 2011
Io ci credo...voi?
Cambio di tendenza a quanto pare.
Se il Presidente della Repubblica era off limits per noi aspiranti giuristi, il Presidente del Senato Schifani, in visita lunedì prossimo, vivrà l'emozione di vedere presenti in platea alcuni rappresentanti della componente studentesca universitaria. Beato lui.
Non credo che la cosa sia scaturita dal pentimento di chi di dovere...sembra più una svista, o una qualche forma di svogliatezza (si, la mia vis polemica, dopo la ciambella, è tornata :)).
Ma la mia nota di biasimo oggi non va all'Università, alla sua disorganizzazione, alla sua precarietà (in tutti i sensi...non so se mi spiego) bensì a questi benedetti studenti.
Oggi pomeriggio, strano ma vero, non ero in aula tutor. Ero a casa mia a farmi gli affari miei, quando ricevo una telefonata di V.. Mi racconta quello che mi sono persa, un attimo di tensione, le solite due o tre polemiche, un paio di battute e...una richiesta degli studenti che sinceramente mi ha fatta dubitare per un attimo di loro.
Devono sapere i miei lettori (sempre pochi...però ho scoperto che cliccando alcune parole su google, questo blog è il primo link! Cioè wow! Per esempio cliccando "sinusite psichica" esce prima il blog che i siti su Nanni Moretti!) che il 20 maggio si svolgerà il nostro Open day.
Noi tutor abbiamo lavorato l'inverosimile per preparare una giornata accattivante per le future matricole... ci siamo messi in gioco in prima persona con il video, ci abiamo messo la faccia e ci abbiamo messo anche dei soldi (io nella fattispecie ben 3 euro per comprare due dvd vergini- e Sossoldi- cit da?). Sono mesi che facciamo telefonate, pensiamo, montiamo fotogrammi...Mancava solo una cosa da fare: trovare una piccola rappresentanza di studenti e professori che venisse a parlare della propria esperienza ai maturandi al nostro stand. Un paio di professori hanno accettato di buon grado e hanno anche spostato le loro lezioni. Quando l'abbiamo chiesto agli studenti...si, ma vogliamo un punto di credito.
Cooooooosa?! Cosa 'è che vuoi per venire a fare tre ore di pollaio insieme ad altri 100 ragazzi all'Open day?! Cos'è che vuoi per stare fermo ad uno stand a parlare sostanzialmente di quello che fai ogni giorno per di più con bouffet finale offerto (che come compenso per una giornata del genere sinceramente mi sembra anche troppo)?! Ma dai...
Ci sono persone che si fanno il mazzo tre mesi, sei mesi, un anno per avere tre crediti da stage in Prefettura o in tribunale e tu vuoi un credito per venire a divertirti all'Open day?
-Eh ma c'è chi ottiene crediti andando ai cineforum...
Si, ma i cineforum sono organizzati durante tutto l'arco dell'anno, occupano un pomeriggio intero, prevedono discussione finale e addirittura un piccolo esame. E comunque portano un plus culturale che sinceramente nell'Open day non vedo.
Nessuno vi costringe a venire. Nessuno vi chiede il martirio per un'università che disprezzate.
Forse anche io fomento un pò questo disprezzo. Per questo vorrei chiarire una cosa, dissociandomi e disapprovando qualunque richiesta di ricompensa per la partecipazione all'Open day che si estenda oltre una maglietta blu: se a volte mi lascio infervorare da quello che sento in segreteria, se spesso mi lamento della disorganizzazione dell'università, se scrivo cose che sembrano "polemica sterile", come la chiama R., non è perchè disprezzo la mia università (anche perchè nessuno mi ha costretta a rimanere per 5 anni...avrei potuto tranquillamente andarmene in LIUC e magari essere già laureata), ma perchè CREDO nella mia università.
Vorrei poter dire un giorno con fierezza che sono stata una delle prime laureate in giurisprudenza della facoltà degli studi dell'Insubria (e vorrei poterlo fare usando le parole Facoltà e Varese nella stessa frase),vorrei vantarmi, un giorno (magari con i miei studenti) di essere stata allieva di un professorone che ha cominciato la sua carriera come ricercatore all'Insubria, uno di quei ricercatori arrabbiati (cavoli, l'altro giorno ho visto F...mi ha fatto quasi paura tanto era arrabbiata, poverina...per non parlare di L... o di B...), vorrei che si svegliassero, che ci svegliassimo, e cominciassimo a sfruttare le potenzialità di questo ateneo, meglio, di questa sede. Siamo piccoli e disastrati. Peggio di così non può andare, può andare solo meglio! Ma bisogna rendersene conto. Serve qualcuno che lotti per noi. Dimostriamo che ci crediamo, però.
Fogli per le fotocopie, libri, banchi, misure di sicurezza...sembra che nulla ci sia dovuto, è vero, ma noi ci comportiamo come se tutto ci fosse negato invece di sfruttare bene quel poco che abbiamo. Professori giovani, disponibili a parlare con noi, e a venirci incontro non si trovano in tutte le università. Esami semestrali, possibilità di fissare preappelli con estrema libertà sono una comodità che in Cattolica si sognano. Un contatto con il personale amministrativo così stretto, con la possibilità di far sapere sempre e in maniera diretta quello che non va ce l'abbiamo solo noi. Morale? L'unica risorsa dell'Insubria sono le persone. Siamo noi. Non fatemi pentire dei miei pensieri.
Se il Presidente della Repubblica era off limits per noi aspiranti giuristi, il Presidente del Senato Schifani, in visita lunedì prossimo, vivrà l'emozione di vedere presenti in platea alcuni rappresentanti della componente studentesca universitaria. Beato lui.
Non credo che la cosa sia scaturita dal pentimento di chi di dovere...sembra più una svista, o una qualche forma di svogliatezza (si, la mia vis polemica, dopo la ciambella, è tornata :)).
Ma la mia nota di biasimo oggi non va all'Università, alla sua disorganizzazione, alla sua precarietà (in tutti i sensi...non so se mi spiego) bensì a questi benedetti studenti.
Oggi pomeriggio, strano ma vero, non ero in aula tutor. Ero a casa mia a farmi gli affari miei, quando ricevo una telefonata di V.. Mi racconta quello che mi sono persa, un attimo di tensione, le solite due o tre polemiche, un paio di battute e...una richiesta degli studenti che sinceramente mi ha fatta dubitare per un attimo di loro.
Devono sapere i miei lettori (sempre pochi...però ho scoperto che cliccando alcune parole su google, questo blog è il primo link! Cioè wow! Per esempio cliccando "sinusite psichica" esce prima il blog che i siti su Nanni Moretti!) che il 20 maggio si svolgerà il nostro Open day.
Noi tutor abbiamo lavorato l'inverosimile per preparare una giornata accattivante per le future matricole... ci siamo messi in gioco in prima persona con il video, ci abiamo messo la faccia e ci abbiamo messo anche dei soldi (io nella fattispecie ben 3 euro per comprare due dvd vergini- e Sossoldi- cit da?). Sono mesi che facciamo telefonate, pensiamo, montiamo fotogrammi...Mancava solo una cosa da fare: trovare una piccola rappresentanza di studenti e professori che venisse a parlare della propria esperienza ai maturandi al nostro stand. Un paio di professori hanno accettato di buon grado e hanno anche spostato le loro lezioni. Quando l'abbiamo chiesto agli studenti...si, ma vogliamo un punto di credito.
Cooooooosa?! Cosa 'è che vuoi per venire a fare tre ore di pollaio insieme ad altri 100 ragazzi all'Open day?! Cos'è che vuoi per stare fermo ad uno stand a parlare sostanzialmente di quello che fai ogni giorno per di più con bouffet finale offerto (che come compenso per una giornata del genere sinceramente mi sembra anche troppo)?! Ma dai...
Ci sono persone che si fanno il mazzo tre mesi, sei mesi, un anno per avere tre crediti da stage in Prefettura o in tribunale e tu vuoi un credito per venire a divertirti all'Open day?
-Eh ma c'è chi ottiene crediti andando ai cineforum...
Si, ma i cineforum sono organizzati durante tutto l'arco dell'anno, occupano un pomeriggio intero, prevedono discussione finale e addirittura un piccolo esame. E comunque portano un plus culturale che sinceramente nell'Open day non vedo.
Nessuno vi costringe a venire. Nessuno vi chiede il martirio per un'università che disprezzate.
Forse anche io fomento un pò questo disprezzo. Per questo vorrei chiarire una cosa, dissociandomi e disapprovando qualunque richiesta di ricompensa per la partecipazione all'Open day che si estenda oltre una maglietta blu: se a volte mi lascio infervorare da quello che sento in segreteria, se spesso mi lamento della disorganizzazione dell'università, se scrivo cose che sembrano "polemica sterile", come la chiama R., non è perchè disprezzo la mia università (anche perchè nessuno mi ha costretta a rimanere per 5 anni...avrei potuto tranquillamente andarmene in LIUC e magari essere già laureata), ma perchè CREDO nella mia università.
Vorrei poter dire un giorno con fierezza che sono stata una delle prime laureate in giurisprudenza della facoltà degli studi dell'Insubria (e vorrei poterlo fare usando le parole Facoltà e Varese nella stessa frase),vorrei vantarmi, un giorno (magari con i miei studenti) di essere stata allieva di un professorone che ha cominciato la sua carriera come ricercatore all'Insubria, uno di quei ricercatori arrabbiati (cavoli, l'altro giorno ho visto F...mi ha fatto quasi paura tanto era arrabbiata, poverina...per non parlare di L... o di B...), vorrei che si svegliassero, che ci svegliassimo, e cominciassimo a sfruttare le potenzialità di questo ateneo, meglio, di questa sede. Siamo piccoli e disastrati. Peggio di così non può andare, può andare solo meglio! Ma bisogna rendersene conto. Serve qualcuno che lotti per noi. Dimostriamo che ci crediamo, però.
Fogli per le fotocopie, libri, banchi, misure di sicurezza...sembra che nulla ci sia dovuto, è vero, ma noi ci comportiamo come se tutto ci fosse negato invece di sfruttare bene quel poco che abbiamo. Professori giovani, disponibili a parlare con noi, e a venirci incontro non si trovano in tutte le università. Esami semestrali, possibilità di fissare preappelli con estrema libertà sono una comodità che in Cattolica si sognano. Un contatto con il personale amministrativo così stretto, con la possibilità di far sapere sempre e in maniera diretta quello che non va ce l'abbiamo solo noi. Morale? L'unica risorsa dell'Insubria sono le persone. Siamo noi. Non fatemi pentire dei miei pensieri.
martedì 10 maggio 2011
Apologia della ciambella
Perchè le ciambelle hanno il buco?
Me lo chiedevo stamattina (che pensieri profondi stilla il mattino nella mia mente appena desta dal sonno...) mentre prendevo il caffè al Central. Un caffè macchiato, prego, e una ciambella rosa.
Bevo il caffè, prendo in mano la ciambella e la guardo (intanto pego e mi avvio in università). E' piccola, morbida e ricoperta di glassa rosa e granelli di zucchero bianchi, ha un profumo buonissimo.
L'avvicino alla bocca e mordo. La sua dolcezza mi pervade, e mentre mastico libero miliardi di endorfine e un immenso sorriso mi si dipinge in faccia. Un altro morso e ogni pensiero negativo svanisce, l'ansia per il futuro, per la tesi, i dubbi esistenziali, c'è solo il presente, ci siamo io e la mia ciambella. Ancora un morso e ogni mio spirito combattivo si spegne, quella vis polemica che mi caratterizza si assopisce, il mondo è un posto meraviglioso, il buco nell'ozono è chiuso, la guerra è finita, la fame nel mondo estinta, l'ebola debellata. Ultimo morso e vedo realizzarsi ogni mio più recondito e inconscio desiderio. Raggiungo il Nirvana. Un Nirvana lungo appena un passo, perchè mando giù, guardo davanti a me e vedo la portineria dell'Insubria, il portinaio che mi guarda, la nuvola di Fantozzi che sovrasta l'edificio (e che continuerà a seguirci nella sede nuova, anzi, credo sia già lì che ci aspetta...) e "tutto smette di essere come nei caroselli" (citazione da...?).
Morale: Secondo me nel buco della ciambella c'è la felicità. Una breve ma intensa, come direbbe qualcuno. Una bomba in cui il numero di calorie è direttamente proporzionale a quello di endorfine (la sostanza che ci fa percepire la felicità, per intenderci). Secondo me dovrebbero mettere un cartellino legato ad ogni ciambella: "ATTENZIONE, contiene felicità. Genera assuefazione e dipendenza. Consumare responsabilmente".
Me lo chiedevo stamattina (che pensieri profondi stilla il mattino nella mia mente appena desta dal sonno...) mentre prendevo il caffè al Central. Un caffè macchiato, prego, e una ciambella rosa.
Bevo il caffè, prendo in mano la ciambella e la guardo (intanto pego e mi avvio in università). E' piccola, morbida e ricoperta di glassa rosa e granelli di zucchero bianchi, ha un profumo buonissimo.
L'avvicino alla bocca e mordo. La sua dolcezza mi pervade, e mentre mastico libero miliardi di endorfine e un immenso sorriso mi si dipinge in faccia. Un altro morso e ogni pensiero negativo svanisce, l'ansia per il futuro, per la tesi, i dubbi esistenziali, c'è solo il presente, ci siamo io e la mia ciambella. Ancora un morso e ogni mio spirito combattivo si spegne, quella vis polemica che mi caratterizza si assopisce, il mondo è un posto meraviglioso, il buco nell'ozono è chiuso, la guerra è finita, la fame nel mondo estinta, l'ebola debellata. Ultimo morso e vedo realizzarsi ogni mio più recondito e inconscio desiderio. Raggiungo il Nirvana. Un Nirvana lungo appena un passo, perchè mando giù, guardo davanti a me e vedo la portineria dell'Insubria, il portinaio che mi guarda, la nuvola di Fantozzi che sovrasta l'edificio (e che continuerà a seguirci nella sede nuova, anzi, credo sia già lì che ci aspetta...) e "tutto smette di essere come nei caroselli" (citazione da...?).
Morale: Secondo me nel buco della ciambella c'è la felicità. Una breve ma intensa, come direbbe qualcuno. Una bomba in cui il numero di calorie è direttamente proporzionale a quello di endorfine (la sostanza che ci fa percepire la felicità, per intenderci). Secondo me dovrebbero mettere un cartellino legato ad ogni ciambella: "ATTENZIONE, contiene felicità. Genera assuefazione e dipendenza. Consumare responsabilmente".
venerdì 6 maggio 2011
Sinusite psichica (se non avete visto il film leggete a vostro rischio e pericolo)
- Andiamo a vedere "Habemus Papam"?
- No, Nanni Moretti è anticlericale...
- Andiamo a vedere "Habemus Papam"?
- No, che palle, Nanni Moretti mi fa venire il latte alle ginocchia...
Che fatica andare a vedere questo film. Comunque ne è valsa la pena. Smentita la teoria del "latte alle gincchia", si è rivelato divertente e meno polemico di quanto mi aspettassi (anche se ho come il sospetto che la mia comprensione non sia andata in profondità...o meglio, che ci sia qualcosa di ancora nascosto che non ho colto...poi mi farò spiegare).
La scena si apre sul funerale del vecchio Papa: Piazza San Pietro piena, bandiere, candele, folla e tutto il companatico (e già qui mi sono chiesta se avessero ricostruito la piazza in studio o se il Vaticano avesse autorizzato le riprese di un finto funerale papale), processione di Cardinali verso la Cappella Sistina e ritiro in Conclave.
E qui la prima cosa che ha fatto ridere l'intera sala (che poi...che bello andare al cinema a vedere un film del genere. Niente adolescenti scemi- come quelli che c'erano ieri sera...ciuffo a banana tipo "Tutti pazzi per Mary"=V.=- niente ciccioni che intimano silenzio...ci saranno state 10 persone ma a tutte, noi comprese, piaceva commentare ogni scena e ridere sguaiatamente, e nessuno si sentiva disturbato...): il perfetto emblema del giornalismo idiota, quello delle domande stupide, quello invadente e inutile. Quanto mi è sembrato vero quel giornalista del Tg2 che blaterava cose senza filo logico cercando di intervistare Cardinali che lo ignoravano.
I Cardinali in Conclave sono dubbiosi, pregano di non essere scelti per l'annoso compito, nessuno vuole assumersi la responsabilità (e sembra che non sappiano nemmeno chi scegliere...visto che scopiazzano l'un l'altro...). Alla terza votazione, fumata bianca. Il prescelto (da Dio, ovviamente) è un Cardinale dato 90 a 1 dai bookmaker.
Alla domanda se volesse assumere l'incarico, spinto forse dai canti e dall'atmosfera, risponde sì. E io e V. ci siamo poi chieste per tutto il film perchè avesse risposto sì (non so se il diritto canonico preveda la risposta negativa...dovrei informarmi). La folla è ora pronta ad acclamare il nuovo Santo Padre, i giornalisti sono in agguato nascosti dietro le loro frasi fatte (un pò più avanti, verrà inquadrata una copia del Corriere intitolata "E' già il Papa di tutti"...tutti chi, che non l'ha ancora visto nessuno??), l'annuncio dal balcone raddensa l'emozione.....quando l'aria viene rotta dal grido del neoPontefice.
E da qui comincia il film.
Cioè. Come mio solito sono riuscita a dividerlo in due parti, ma questa volta non in senso strettamente temporale, bensì in senso trasversale. Ho tracciato una lunga linea che passa attraverso questo povero uomo e lo divide in due durante tutto il film. Ovviamente le due parti sono "il Papa" e "l'uomo". Ma la parte del Papa non è stata molto attiva...cioè questo poveretto traspostato dagli eventi mi è sembrato solo uomo. E lo dimostra il fatto che non chiede aiuto ad un altro esponente del clero, per risolvere i suoi dubbi, ma ad un medico. Cerca di dare al suo stato un nome di malattia, qualcosa di concreto, di clinico: depressione. Forse perchè se il Papa è il massimo esponente della Chiesa, non c'è nessuno a cui potersi rivolgere? Ma perchè, se sopra al Papa c'è solo Dio, il Papa stesso non cerca risposte nella fede ma nella medicina? Per giunta presso uno psichiatra non credente (che viene brutalmente sequestrato e che, tra l'altro mi sembra abbia più psicosi dei suoi pazienti).
Questo tentativo clinico di curare il Papa attraverso la psichiatria (in un susseguirsi di scene degne di un film sul Re Sole...Cardinali che assistono al risveglio, Cardinali che assistono al pasto, Cardinali che assistono alla psicoanalisi...) fallisce e porta alla conseguente fuga del malato e alla reclusione del medico in Vaticano, senza modo di comunicare con l'esterno, in compagnia dell'intero Conclave.
A questo punto la storia si divide in "storia dell'uomo" e "storia della chiesa", sullo sfondo i fedeli che attendono la proclamazione di un Padre che sembra non avere nessuna intenzione di mostrarsi ai suoi figli (la televisione parla di morte improvvisa, di sostituzioni e sotterfugi.....il portavoce del Vaticano- per inciso, il personaggio più odioso del film- cerca di nascondere la scomparsa di Sua Santità facendo alloggiare nei suoi appartamenti una guardia svizzera grassa con l'incarico di agitare le tende ogni tanto per simulare la presenza del legittimo occupante della stanza...esilarante).
Mentre il Papa vaga per Roma cercando se stesso, in Vaticano lo Psichiatra prende il potere e mette in evidenza la profonda umanità dei Cardinali. Perchè c'è poca differenza tra 30 ottantenni all'ospizio e 30 ottantenni in Vaticano: sempre di 30 ottantenni si tratta...Santi ottantenni, certo, ma pur sempre ottantenni, con le loro abitudini, le loro fisime, le loro convinzioni sulla migliore tattica di gioco a scopone scientifico, le loro medicine e la loro immensa solitudine.
Lo Psichiatra organizza un torneo di pallavolo nel Chiostro e qui ho visto la scena più cristiana (in senso cattolico) di tutto il film (e questo è uno dei punti che non ho capito...cioè magari la cristianità ce la vedo solo io dalla mia prospettiva di cattodubbiosa, e in realtà si voleva esprimere la più bassa blasfemia...): la squadra dell'Oceania è composta da solo 3 Cardinali ("se farete un buon lavoro con i fedeli, magari al prossimo Conclave sarete di più!"), e subisce pesantemente la brillante tecnica del Sud America. Ma quando riesce a realizzare un punto, uno solo, la folla in delirio invade il campo in un megabbraccio collettivo, tutti felici del punto dei deboli strapato ai forti ( tra l'altro notavo...ma che suore giovani! tutte, e ripeto, tutte le suore del film non superavano i 40 anni, erano tutte giovani e carine! Che belle...meno male che Moretti ci ha risparmiato lo stereotipo della suora vecchia-pinguino-bacchettona...magari anche sorda).
Nel frattempo il Papa sta ancora cercando di ritrovare il suo passato, il suo presente e anche il suo futuro. Trova qualcosa in teatro, o meglio, in un pazzo che declama "Il Gabbiano" di Chechov. Perchè lui è un attore, l'aveva detto anche alla nuova psichiatra (per ironia della sorte?) ex moglie di quello vecchio.
Mentre assiste alla rappresentazione del dramma, i Cardinali fanno la loro silenziosa irruzione in teatro e la folla al fine capisce di essere alla presenza di colui che è stato eletto Papa. Perchè alla fine il dubbio che il film voglia insinuare che Dio ha scelto male viene. Se Dio opera attraverso il Conclave per eleggere il Padre della Chiesa, e questo Padre non si sente di prendersi l'impegno, è perchè Dio ha scelto male?
La verità è che questa è una chiesa di uomini fatta da uomini con le debolezze di tutti gli uomini. E, sebbene sia stata (e non sono l'unica) un pò delusa dalla fine (non che sperassi in una redenzione), mi ha colpita la frase "non sono pronto per prendermi la responsabilità di un popolo da giudare, ho bisogno di essere giudato" (più o meno). Trovo che sia un ammissione moto sincera, ma mi sento in disaccordo con la scelta di far operare a questo Papa il dantesco "gran rifiuto". Perchè va bene che l'uomo è debole, ma c'è differenza tra debole e codardo... e io lo facevo senza dubbio più coraggioso.
Per concludere, le scene salienti:
Mentre un Cardinale elenca allo Psichiatra le cose di cui non si può parlare al Papa, tiene a precisare che "il concetto di anima e quello di inconscio non possono in alcun modo coesistere"..."Poi vediamo"(risposta che entrerà negli annali! Sarà il nuovo "Lei ha perfettamente ragione", il nuovo "con rinovata stima"!).
Il Papa dalla Psichiatra, dice di soffrire di "sinusite psichica". Bella, la riciclerò.
La medesima psichiatra parla continuamente di "deficit da accudimento", malattia di cui, a giudicare dalla breve gita in macchina, soffrono anche i suoi figli, e forse lei stessa. ("Ho il deficit da accudimento... non so cosa sia ma ce l'ho").
E infine, menzione speciale alla guardia svizzera che ha passato tutto il film a mangiare torte e ad agitare tende, a tenere ridicolmente in piedi una situazione di facciata, sostanza di un'apparenza risibile.
- No, Nanni Moretti è anticlericale...
- Andiamo a vedere "Habemus Papam"?
- No, che palle, Nanni Moretti mi fa venire il latte alle ginocchia...
Che fatica andare a vedere questo film. Comunque ne è valsa la pena. Smentita la teoria del "latte alle gincchia", si è rivelato divertente e meno polemico di quanto mi aspettassi (anche se ho come il sospetto che la mia comprensione non sia andata in profondità...o meglio, che ci sia qualcosa di ancora nascosto che non ho colto...poi mi farò spiegare).
La scena si apre sul funerale del vecchio Papa: Piazza San Pietro piena, bandiere, candele, folla e tutto il companatico (e già qui mi sono chiesta se avessero ricostruito la piazza in studio o se il Vaticano avesse autorizzato le riprese di un finto funerale papale), processione di Cardinali verso la Cappella Sistina e ritiro in Conclave.
E qui la prima cosa che ha fatto ridere l'intera sala (che poi...che bello andare al cinema a vedere un film del genere. Niente adolescenti scemi- come quelli che c'erano ieri sera...ciuffo a banana tipo "Tutti pazzi per Mary"=V.=- niente ciccioni che intimano silenzio...ci saranno state 10 persone ma a tutte, noi comprese, piaceva commentare ogni scena e ridere sguaiatamente, e nessuno si sentiva disturbato...): il perfetto emblema del giornalismo idiota, quello delle domande stupide, quello invadente e inutile. Quanto mi è sembrato vero quel giornalista del Tg2 che blaterava cose senza filo logico cercando di intervistare Cardinali che lo ignoravano.
I Cardinali in Conclave sono dubbiosi, pregano di non essere scelti per l'annoso compito, nessuno vuole assumersi la responsabilità (e sembra che non sappiano nemmeno chi scegliere...visto che scopiazzano l'un l'altro...). Alla terza votazione, fumata bianca. Il prescelto (da Dio, ovviamente) è un Cardinale dato 90 a 1 dai bookmaker.
Alla domanda se volesse assumere l'incarico, spinto forse dai canti e dall'atmosfera, risponde sì. E io e V. ci siamo poi chieste per tutto il film perchè avesse risposto sì (non so se il diritto canonico preveda la risposta negativa...dovrei informarmi). La folla è ora pronta ad acclamare il nuovo Santo Padre, i giornalisti sono in agguato nascosti dietro le loro frasi fatte (un pò più avanti, verrà inquadrata una copia del Corriere intitolata "E' già il Papa di tutti"...tutti chi, che non l'ha ancora visto nessuno??), l'annuncio dal balcone raddensa l'emozione.....quando l'aria viene rotta dal grido del neoPontefice.
E da qui comincia il film.
Cioè. Come mio solito sono riuscita a dividerlo in due parti, ma questa volta non in senso strettamente temporale, bensì in senso trasversale. Ho tracciato una lunga linea che passa attraverso questo povero uomo e lo divide in due durante tutto il film. Ovviamente le due parti sono "il Papa" e "l'uomo". Ma la parte del Papa non è stata molto attiva...cioè questo poveretto traspostato dagli eventi mi è sembrato solo uomo. E lo dimostra il fatto che non chiede aiuto ad un altro esponente del clero, per risolvere i suoi dubbi, ma ad un medico. Cerca di dare al suo stato un nome di malattia, qualcosa di concreto, di clinico: depressione. Forse perchè se il Papa è il massimo esponente della Chiesa, non c'è nessuno a cui potersi rivolgere? Ma perchè, se sopra al Papa c'è solo Dio, il Papa stesso non cerca risposte nella fede ma nella medicina? Per giunta presso uno psichiatra non credente (che viene brutalmente sequestrato e che, tra l'altro mi sembra abbia più psicosi dei suoi pazienti).
Questo tentativo clinico di curare il Papa attraverso la psichiatria (in un susseguirsi di scene degne di un film sul Re Sole...Cardinali che assistono al risveglio, Cardinali che assistono al pasto, Cardinali che assistono alla psicoanalisi...) fallisce e porta alla conseguente fuga del malato e alla reclusione del medico in Vaticano, senza modo di comunicare con l'esterno, in compagnia dell'intero Conclave.
A questo punto la storia si divide in "storia dell'uomo" e "storia della chiesa", sullo sfondo i fedeli che attendono la proclamazione di un Padre che sembra non avere nessuna intenzione di mostrarsi ai suoi figli (la televisione parla di morte improvvisa, di sostituzioni e sotterfugi.....il portavoce del Vaticano- per inciso, il personaggio più odioso del film- cerca di nascondere la scomparsa di Sua Santità facendo alloggiare nei suoi appartamenti una guardia svizzera grassa con l'incarico di agitare le tende ogni tanto per simulare la presenza del legittimo occupante della stanza...esilarante).
Mentre il Papa vaga per Roma cercando se stesso, in Vaticano lo Psichiatra prende il potere e mette in evidenza la profonda umanità dei Cardinali. Perchè c'è poca differenza tra 30 ottantenni all'ospizio e 30 ottantenni in Vaticano: sempre di 30 ottantenni si tratta...Santi ottantenni, certo, ma pur sempre ottantenni, con le loro abitudini, le loro fisime, le loro convinzioni sulla migliore tattica di gioco a scopone scientifico, le loro medicine e la loro immensa solitudine.
Lo Psichiatra organizza un torneo di pallavolo nel Chiostro e qui ho visto la scena più cristiana (in senso cattolico) di tutto il film (e questo è uno dei punti che non ho capito...cioè magari la cristianità ce la vedo solo io dalla mia prospettiva di cattodubbiosa, e in realtà si voleva esprimere la più bassa blasfemia...): la squadra dell'Oceania è composta da solo 3 Cardinali ("se farete un buon lavoro con i fedeli, magari al prossimo Conclave sarete di più!"), e subisce pesantemente la brillante tecnica del Sud America. Ma quando riesce a realizzare un punto, uno solo, la folla in delirio invade il campo in un megabbraccio collettivo, tutti felici del punto dei deboli strapato ai forti ( tra l'altro notavo...ma che suore giovani! tutte, e ripeto, tutte le suore del film non superavano i 40 anni, erano tutte giovani e carine! Che belle...meno male che Moretti ci ha risparmiato lo stereotipo della suora vecchia-pinguino-bacchettona...magari anche sorda).
Nel frattempo il Papa sta ancora cercando di ritrovare il suo passato, il suo presente e anche il suo futuro. Trova qualcosa in teatro, o meglio, in un pazzo che declama "Il Gabbiano" di Chechov. Perchè lui è un attore, l'aveva detto anche alla nuova psichiatra (per ironia della sorte?) ex moglie di quello vecchio.
Mentre assiste alla rappresentazione del dramma, i Cardinali fanno la loro silenziosa irruzione in teatro e la folla al fine capisce di essere alla presenza di colui che è stato eletto Papa. Perchè alla fine il dubbio che il film voglia insinuare che Dio ha scelto male viene. Se Dio opera attraverso il Conclave per eleggere il Padre della Chiesa, e questo Padre non si sente di prendersi l'impegno, è perchè Dio ha scelto male?
La verità è che questa è una chiesa di uomini fatta da uomini con le debolezze di tutti gli uomini. E, sebbene sia stata (e non sono l'unica) un pò delusa dalla fine (non che sperassi in una redenzione), mi ha colpita la frase "non sono pronto per prendermi la responsabilità di un popolo da giudare, ho bisogno di essere giudato" (più o meno). Trovo che sia un ammissione moto sincera, ma mi sento in disaccordo con la scelta di far operare a questo Papa il dantesco "gran rifiuto". Perchè va bene che l'uomo è debole, ma c'è differenza tra debole e codardo... e io lo facevo senza dubbio più coraggioso.
Per concludere, le scene salienti:
Mentre un Cardinale elenca allo Psichiatra le cose di cui non si può parlare al Papa, tiene a precisare che "il concetto di anima e quello di inconscio non possono in alcun modo coesistere"..."Poi vediamo"(risposta che entrerà negli annali! Sarà il nuovo "Lei ha perfettamente ragione", il nuovo "con rinovata stima"!).
Il Papa dalla Psichiatra, dice di soffrire di "sinusite psichica". Bella, la riciclerò.
La medesima psichiatra parla continuamente di "deficit da accudimento", malattia di cui, a giudicare dalla breve gita in macchina, soffrono anche i suoi figli, e forse lei stessa. ("Ho il deficit da accudimento... non so cosa sia ma ce l'ho").
E infine, menzione speciale alla guardia svizzera che ha passato tutto il film a mangiare torte e ad agitare tende, a tenere ridicolmente in piedi una situazione di facciata, sostanza di un'apparenza risibile.
domenica 1 maggio 2011
Cavi di sicurezza
Supermission per le WoM a Baveno City (Ridente località sul Lago Maggiore iscritta al "Comuni sfigati d'Italia Challange")!
Questa volta hanno partecipato alla scampagnata anche i MoM (che suona molto peggio...).
Nella sfida tra i generi risulta decisamente vittorioso quello femminile. Gli uomini, ben lontani dal modello a cui ci abituano il cinema e la letteratura, sono stati surclassati in quasi tutte le prove da noi femminucce: mentre loro portano i segni di una dura lotta fisica tra escoriazioni e tagli, graffi e contusioni, noi portiamo sulla pelle solo il segno del sole.
Bene, dopo questo inno femminista, devo dire che sono stanca morta e che non credo che riuscirò a muovere un dito per le prossime settimane. Non oso immaginare come saranno ridotti i miei muscoli (poveri, loro...) domani mattina, quando il livello di adrenalina si sarà adeguato alla nuova mission (ricerca bibliografica a Como...decisamente basso livello adrenalinico..).
La verità è che non ho più (o meglio, non ho mai avuto) il fisico per queste cose.
Nonostante le mie carenze sportive, è stata una giornata estremamente divertente. Credo di aver superato ogni barriera che la natura mi ha imposto scalando una parete da arrampicata e arrivando persino in cima (nonostante l'enorme difficoltà negli ultimi 2 metri per arrivare alla campanella...), avanzando pericolante su un cavo d'accaio, attraversando ponti semovibili...Agli atti che ho superato C. sul ponte sospeso perchè non aveva il coraggio di lanciarsi nel vuoto e aggrapparsi alla rete. Agli atti anche che io, aggrappata alla benedetta rete, sono andata a sbattere con le ginocchia (che ora sono blu...), ho subito l'effetto "ritorno" e l'istruttore ha dovuto venir su a prendermi per un piede e farmi scorrere fino alla piattaforma. Agli atti infine che C. mi ha spinta giù dalla piattaforma, durante l'ultima prova, per questo ho provato a vendicarmi minacciando ritorsioni su A., e lei mi ha atterrata con una mossa di Judo... 2 volte.
Nonostante la stanchezza e tutto, le mie conclusioni sulla giornata le ho tratte.
Nel gioco (e nella vita, spero), ho dei cavi di sicurezza più resistenti dell'acciao, che mi avvertono se metto un piede in fallo, mi spingono a buttarmi (a volte anche in maniera troppo letterale...) e fanno il tifo per me. Perchè credono che, anche se ci metto il doppio del tempo, anche se ho paura e anche se faccio fatica, posso arrivare in cima anche io (e suonare la campanella..). Grazie.
Questa volta hanno partecipato alla scampagnata anche i MoM (che suona molto peggio...).
Nella sfida tra i generi risulta decisamente vittorioso quello femminile. Gli uomini, ben lontani dal modello a cui ci abituano il cinema e la letteratura, sono stati surclassati in quasi tutte le prove da noi femminucce: mentre loro portano i segni di una dura lotta fisica tra escoriazioni e tagli, graffi e contusioni, noi portiamo sulla pelle solo il segno del sole.
Bene, dopo questo inno femminista, devo dire che sono stanca morta e che non credo che riuscirò a muovere un dito per le prossime settimane. Non oso immaginare come saranno ridotti i miei muscoli (poveri, loro...) domani mattina, quando il livello di adrenalina si sarà adeguato alla nuova mission (ricerca bibliografica a Como...decisamente basso livello adrenalinico..).
La verità è che non ho più (o meglio, non ho mai avuto) il fisico per queste cose.
Nonostante le mie carenze sportive, è stata una giornata estremamente divertente. Credo di aver superato ogni barriera che la natura mi ha imposto scalando una parete da arrampicata e arrivando persino in cima (nonostante l'enorme difficoltà negli ultimi 2 metri per arrivare alla campanella...), avanzando pericolante su un cavo d'accaio, attraversando ponti semovibili...Agli atti che ho superato C. sul ponte sospeso perchè non aveva il coraggio di lanciarsi nel vuoto e aggrapparsi alla rete. Agli atti anche che io, aggrappata alla benedetta rete, sono andata a sbattere con le ginocchia (che ora sono blu...), ho subito l'effetto "ritorno" e l'istruttore ha dovuto venir su a prendermi per un piede e farmi scorrere fino alla piattaforma. Agli atti infine che C. mi ha spinta giù dalla piattaforma, durante l'ultima prova, per questo ho provato a vendicarmi minacciando ritorsioni su A., e lei mi ha atterrata con una mossa di Judo... 2 volte.
Nonostante la stanchezza e tutto, le mie conclusioni sulla giornata le ho tratte.
Nel gioco (e nella vita, spero), ho dei cavi di sicurezza più resistenti dell'acciao, che mi avvertono se metto un piede in fallo, mi spingono a buttarmi (a volte anche in maniera troppo letterale...) e fanno il tifo per me. Perchè credono che, anche se ci metto il doppio del tempo, anche se ho paura e anche se faccio fatica, posso arrivare in cima anche io (e suonare la campanella..). Grazie.
giovedì 28 aprile 2011
venerdì 22 aprile 2011
La modernità del conformismo
Bene. Eccoci qui.
Ieri sera sono stata ad una delle più noiose conviviali della storia (se la gioca con quella sull'Africa...). Abbiamo cominciato a mangiare all'alba delle 10 e mezzo (almeno la relazione sull'Africa l'avevamo ascoltata a stomaco pieno..).
Nonostante tutto, ho trovato piacevoli spunti da condividere con voi.
Il tema della serata oscillava tra il sociologico e lo psicologico mantenendo come sfondo il trattamento dei c.d. "nuovi sintomi" di psicosi che affliggono il nostro tempo (tossicodipendenza, anoressia etc.).
Il Relatore sosteneva che la nostra società capitalista e consumista ci spinge a concentrare la nostra attenzione su qualcosa che in realtà non ci appaga. Ciò, secondo il suo pensiero, formatosi sulle teorie psicanalitiche Freuidiane, è dovuto al venir meno dell'importanza della figura paterna, non solo all'interno del nucleo famigliare, ma anche nella società intera, con riferimento ad alcune figure analoghe (il Papa, il Presidente della Repubblica...). Questa mancanza del padre come figura di "leader carismatico", ci impedirebbe di riconoscerci in movimenti, come dire, di identità collettiva, come lo Stato, il Cristianesimo, il Comunismo...
Ora, tralasciando ogni mio personale commento o critica sulle teorie Freuidiane, durante la relazione, mi è sorta spontanea una domanda.
Alberoni (sto leggendo "Innamoramento e amore"), sostiene che l'innamoramento è lo "stato nascente di un movimento collettivo a due" ove, per movimento collettivo si intende proprio uno di quei fenomeni di identità collettiva di cui parlava il Relatore, come lo Stato, il Cristianesimo, il Comunismo. Ovviamente l'innamoramento tra persone sarebbe una versione infinitesimale di un movimento collettivo, che prevede la presenza di due soli individui; ma Alberoni sostiene che i meccanismi che ci spingono verso un altra persona sono gli stessi che ci spingono ad identificarci in una determinata ideologia che prevede la presenza di un "leader carismatico".
Dunque, compiendo un semplice sillogismo, se il nostro illustre Relatore sostiene che non siamo più capaci di identificarci in un movimento collettivo, significa che non siamo più capaci di innamorarci?
Ho posto la domanda a T., sottovoce, mentre il Relatore continuava a elucubrare. Lei mi ha risposto che il numero di matrimoni è inversamente proporzionale al numero di divorzi e che quindi la risposta scontata è sì.
Ma, a ben pensare, ciò che porta avanti un matrimonio (ci tengo a sottolineare che comunque io intendevo "innamoramento" in senso più lato...qui bisogna specificare tutto, altrimenti passo per la solita donnetta che non sa fare altro che parlare di "amore romantico" e tutta la serietà del mio discorso si trasforma in tristissima banalità) non è l'innamoramento ma l'amore, che subentra, sempre per Alberoni, in un momento successivo ed è un sentimento un pò più...intercambiabile. Quindi, se mai, il dato riportato da T. dimostra che non siamo più in grado di provare amore.
Io invece intendevo sostenere che, forse, questa crisi delle istituzioni, delle grandi ideologie, è dovuta al fatto che nulla più ci scuote, tutto è noia (non "tutto il resto"...proprio tutto tutto), tutto è uguale, aborriamo il conformismo, alla continua ricerca di una identità personale e non sociale, immersi in un mondo che non fa altro che propinarci una serie di stereotipi infinitamente più conformati di quelli che rifiutiamo con tanta convinzione.
Il Relatore lamentava che tutti, in preda a questa "mania di sentirsi speciali e unici", pretendono che anche i loro sintomi siano unici. Secondo il suo eminente parere, sarebbe auspicabile un ritorno al conformismo in pieno stile Mao (non in senso politico...semplicemente era un'immagine che secondo me rendeva bene l'idea..).
Quando ho raccontato questa cosa a V., mi ha risposto che tutti sono speciali. Che sia questo il conformismo moderno? Se tutti siamo speciali, in fondo, è come dire che non lo è nessuno.
Eppure è difficile negare, secondo me, che certe persone siano speciali, che abbiano più carisma di altre. Al di là del carisma, comunque, sono sempre più convinta che quello che fa davvero la differenza siano le esperienze.
"Balliamo" "Perchè?" "Per poterlo ricordare" (vi sfido ad indovinare la citazione ma, per inciso, ci tengo a dirvi che credo che questa sia una delle cose più romantiche che un uomo possa dire ad una donna. Riformulo: credo che questo sia uno dei concetti più romantici che un uomo possa esprimere ad una donna...non impuntiamoci sulla danza..). E' l'assunto mentale che ho messo in pratica oggi con V. e C. quando, in un'Università completamente deserta, abbiamo fatto le corse per i corridoi con le sedie dell'aula tutor. A volte si fanno cose che non hanno senso ma che vale la pena sperimentare per il solo fatto di poterle ricordare. E poi, come ha detto V.: "Chi altro può dire di averlo fatto?".
Ieri sera sono stata ad una delle più noiose conviviali della storia (se la gioca con quella sull'Africa...). Abbiamo cominciato a mangiare all'alba delle 10 e mezzo (almeno la relazione sull'Africa l'avevamo ascoltata a stomaco pieno..).
Nonostante tutto, ho trovato piacevoli spunti da condividere con voi.
Il tema della serata oscillava tra il sociologico e lo psicologico mantenendo come sfondo il trattamento dei c.d. "nuovi sintomi" di psicosi che affliggono il nostro tempo (tossicodipendenza, anoressia etc.).
Il Relatore sosteneva che la nostra società capitalista e consumista ci spinge a concentrare la nostra attenzione su qualcosa che in realtà non ci appaga. Ciò, secondo il suo pensiero, formatosi sulle teorie psicanalitiche Freuidiane, è dovuto al venir meno dell'importanza della figura paterna, non solo all'interno del nucleo famigliare, ma anche nella società intera, con riferimento ad alcune figure analoghe (il Papa, il Presidente della Repubblica...). Questa mancanza del padre come figura di "leader carismatico", ci impedirebbe di riconoscerci in movimenti, come dire, di identità collettiva, come lo Stato, il Cristianesimo, il Comunismo...
Ora, tralasciando ogni mio personale commento o critica sulle teorie Freuidiane, durante la relazione, mi è sorta spontanea una domanda.
Alberoni (sto leggendo "Innamoramento e amore"), sostiene che l'innamoramento è lo "stato nascente di un movimento collettivo a due" ove, per movimento collettivo si intende proprio uno di quei fenomeni di identità collettiva di cui parlava il Relatore, come lo Stato, il Cristianesimo, il Comunismo. Ovviamente l'innamoramento tra persone sarebbe una versione infinitesimale di un movimento collettivo, che prevede la presenza di due soli individui; ma Alberoni sostiene che i meccanismi che ci spingono verso un altra persona sono gli stessi che ci spingono ad identificarci in una determinata ideologia che prevede la presenza di un "leader carismatico".
Dunque, compiendo un semplice sillogismo, se il nostro illustre Relatore sostiene che non siamo più capaci di identificarci in un movimento collettivo, significa che non siamo più capaci di innamorarci?
Ho posto la domanda a T., sottovoce, mentre il Relatore continuava a elucubrare. Lei mi ha risposto che il numero di matrimoni è inversamente proporzionale al numero di divorzi e che quindi la risposta scontata è sì.
Ma, a ben pensare, ciò che porta avanti un matrimonio (ci tengo a sottolineare che comunque io intendevo "innamoramento" in senso più lato...qui bisogna specificare tutto, altrimenti passo per la solita donnetta che non sa fare altro che parlare di "amore romantico" e tutta la serietà del mio discorso si trasforma in tristissima banalità) non è l'innamoramento ma l'amore, che subentra, sempre per Alberoni, in un momento successivo ed è un sentimento un pò più...intercambiabile. Quindi, se mai, il dato riportato da T. dimostra che non siamo più in grado di provare amore.
Io invece intendevo sostenere che, forse, questa crisi delle istituzioni, delle grandi ideologie, è dovuta al fatto che nulla più ci scuote, tutto è noia (non "tutto il resto"...proprio tutto tutto), tutto è uguale, aborriamo il conformismo, alla continua ricerca di una identità personale e non sociale, immersi in un mondo che non fa altro che propinarci una serie di stereotipi infinitamente più conformati di quelli che rifiutiamo con tanta convinzione.
Il Relatore lamentava che tutti, in preda a questa "mania di sentirsi speciali e unici", pretendono che anche i loro sintomi siano unici. Secondo il suo eminente parere, sarebbe auspicabile un ritorno al conformismo in pieno stile Mao (non in senso politico...semplicemente era un'immagine che secondo me rendeva bene l'idea..).
Quando ho raccontato questa cosa a V., mi ha risposto che tutti sono speciali. Che sia questo il conformismo moderno? Se tutti siamo speciali, in fondo, è come dire che non lo è nessuno.
Eppure è difficile negare, secondo me, che certe persone siano speciali, che abbiano più carisma di altre. Al di là del carisma, comunque, sono sempre più convinta che quello che fa davvero la differenza siano le esperienze.
"Balliamo" "Perchè?" "Per poterlo ricordare" (vi sfido ad indovinare la citazione ma, per inciso, ci tengo a dirvi che credo che questa sia una delle cose più romantiche che un uomo possa dire ad una donna. Riformulo: credo che questo sia uno dei concetti più romantici che un uomo possa esprimere ad una donna...non impuntiamoci sulla danza..). E' l'assunto mentale che ho messo in pratica oggi con V. e C. quando, in un'Università completamente deserta, abbiamo fatto le corse per i corridoi con le sedie dell'aula tutor. A volte si fanno cose che non hanno senso ma che vale la pena sperimentare per il solo fatto di poterle ricordare. E poi, come ha detto V.: "Chi altro può dire di averlo fatto?".
Iscriviti a:
Post (Atom)