mercoledì 16 marzo 2011

Una buia mattina di primavera

Un medico cura il malato, non il sano. Assunto di pura logica.
C'è qualcosa di malato in un sano che pretende l'intervento di un medico. E c'è qualcosa di malato anche in uno che nasconde i sintomi per apparire sano.
C'è qualcosa di malato nell'università italiana. E se c'è qualcosa di malato nell'università italiana in generale, allora l'Insubria è terminale.
Una grande, malandata, decrepita, orgogliosa, patetica bambina che fa i capricci per non andare dal dottore.
Data la premessa in diritto, passo all'esposizione del fatto.
Sala tutor. Ne parlo spesso, ora la descrivo: è una stanza al quarto piano, piccolina, ci stanno a stento due scrivanie e tre sedie (a volte quattro, quando abbiamo ospiti..); c'è un attaccapanni appeso al muro con quattro ganci di plastica, una finestra grande con la tapparella elettrica e la veneziana; su ogni scrivania c'è un computer e una stampante, un portapenne e cancelleria varia; infine c'è un armadio un pò scassato e, elemento imprescindibile, la nostra ormai famosa stufetta elettrica. Io e gli altri abbiamo cercato di personalizzare l'ambiente:  ho appeso una meravigliosa targa della scorsa Winter Marathon, C. ha appeso la bandiera italiana e un poster (molto spassoso), R. una foto della Sardegna. Abbiamo appeso anche la bandiera svizzera perchè ci piaceva.
Oggi questa stanzetta delle dimensioni di uno sgabuzzino un pò obeso è stata il centro del mondo,  luogo da cui promanava luce.
Oggi è saltata la corrente in tutto l'edificio. Risultato: niente computer, niente telefoni, niente ascensore, niente riscaldamento (!!), ma soprattutto niente luce, visto che la tecnologia ha sentito il bisogno di invadere anche il semplice mondo delle tapparelle (solo la nostra era aperta...).
Morale della favola: la segreteria è rimasta senza energia per tutta la mattina (e probabilmente lo è ancora) e R., nel suo ufficio, nella penombra, faceva tanto il Padrino (ho riso un sacco!).
In compenso l'edificio straripava di persone con pettorine rosse che vagavano tipo formichine operose (nessuna delle quali dava l'impressione di essersi accorta del buio...) indicando crepe nei muri e macchie di muffa, bacheche sgangherate e tane di topi, insomma, tutti quei problemi che sarebbe opportuno nascondere in vista della visita del Presidente della Repubblica. Sì, perchè l'aula magna l'abbiamo già ritinteggiata, la siepe è stata tagliata, il rettorato tirato a lucido. La malata ha nascosto ad arte tutti i suoi sintomi, pronta per apparire sana e rosea alla visita del dottore. Mancano giusto quelle due o tre cose tracurabili (ormai è diventato noioso elencarle..), ma tanto l'itinerario presidenziale è prestabilito e non c'è pericolo che veda cose compromettenti. Come la muffa. O l'ascensore. O la povera stufetta elettrica. O gli studenti. E certo perchè se il Presidente della Repubblica fa visita all'Università dell'Insubria, questa fa di tutto per nascondere gli studenti, come untori di peste bubbonica, riottosi contestatori, orripilanti mutanti da fogna, e anzi cerca di tenere nascosto l'evento, sospende le lezioni e chiede che i ragazzi usino la gentilezza, se proprio dovessero trovarsi lì lunedì pomeriggio, di defilarsi nelle retrovie, e di non passare davanti all'edificio vicino all'aula magna, non sia mai che spargano il loro germe di morte sull'Autorità.
Vorrei lanciare un appello da questo piccolo blog ignorato da tutti (anzi, mi sovviene una battuta del fumetto Mafalda:"lancio un appello dalla mia seggiolina...tanto sembra che oggi come oggi l'Onu, il Vaticano e la mia seggiolina abbiano lo stesso potere di persuasione..."):
Egregio Presidente,
forse abbiamo perso di vista l'obiettivo.
Se è lecito chiedersi "che mondo sarebbe senza Nutella?", lo è ancra di più chiedersi "che università sarebbe senza studenti?". Cosa sarebbe?
Un dedalo di corridoi vuoti con pagliuzze secche spinte dalla corrente in pieno stile western. Un'accozzaglia di volumi ingialliti e muffosi le cui pagine vuote nessuno sfoglierà mai.
Un muro di cemento armato, un posto di blocco culturale, una diga che trattiene il sapere, senza nessuno a cui trasmetterlo.
Che posto triste sarebbe, Presidente, questa università senza anima, senza vivacità.
E che posto triste sarebbe il Futuro (leggi fututo indicativo: sarà) se l'universtà si ostinerà a nascondere la sua risorsa più importante, la sua benzina, i suoi studenti.
Grazie per l'ascolto.

lunedì 14 marzo 2011

In missione per conto di Dio

Bilancio della giornata: tesoro trovato, anca slogata, missione compiuta.
Le "Women on a Mission" sono sbarcate a Milano.
Ma andiamo con ordine.
La giornata comincia alle 7.30. Tapis roullant, doccia, bar, caffè, sala tutor. L'adrenalina comincia a salire quando io, V. e C. otteniamo l'indizio per trovare una copia del nuovo libro di Duchesne (abbiamo gli pseudonimi? E usiamoli!). Dobbiamo andare a Milano a cercarlo! Asslutamente! No, cioè, non c'è appuntamento con L. che tenga!
C. abbandona la nave per più amene attività con cui occupare il pomeriggio (C, non sgridarlo! <3). Io e V. ci sistemiamo sul puzzolente treno delle Nord delle 13.51 e passiamo il viaggio a discutere della natura contrattuale o meno delle concessioni amministrative (ovviamente il dibattito dottrinale "versione base" è molto avvincente ma non abbiamo potuto trattenere la fatidica domanda: "cosa avrebbe detto Sacco?").
Arrivate a Milano, la grande metropoli travolge noi provinciali e la prima sfiga mi tocca sottoforma di biglietto della metro smagnetizzato (commento della addetta ATM point:"Se hai tempo di aspettare due ore te lo sostituiscono...").
Da Cadorna meta Duomo, più precisamente Galleria. Si, perchè l'indizio portava dritto lì. Abbiamo imparato che il Signor Giuseppe Mengoni, architetto che progettò la galleria, nel 1887 morì precipitando dalla cupola della sua stessa creazione (tra l'altro...che morte orribile...brrrrr). Tentativo n.1: una libreria artistica con una bella porta. Tentativo n.2: Ricordi, Feltrinelli.
Tentativo n.3: Rizzoli. Nisba. Allora ci siamo messe in mezzo alla Galleria a cercare angeli dipinti e nomi scolpiti su targhe in autentico stile Dan Brown (mangiati la polvere Tom Hanks...tu non hai l'ipad!), salvo scoprire che il signor Rizzoli, fondatore della casa editrice, si chiamava Angelo...
Ok. Milanese. Caro il mio milanese medio. Io sarò provinciale e tutto. Sarò una persona semplice e non superfashon...ma voglio dire a cosa serve questo clima subtropicale nei negozi?! Io pensavo che i 38 gradi fossero riservati al dipartimento di diritto privato della Statale, il luogo più caldo del globo dopo l'interno dell'Etna. Invece da Rizzoli ci saranno 50 gradi e un tasso di umidità del 90%! Cioè, mi viene da sospettare che il difficile del gioco fosse non tanto trovare la copia del libro, quanto cercarla senza liquefarsi! E lo stesso da Bershka e negli altri negozi del corso! Ora capisco perchè la moda milanese costa così tanto...se devi pagare i miliardi di riscaldamento, caro Milanese...(sarà che sono abituata alla stufetta scassata dell'aula tutor...).
Tornando a noi...la commessa ci guarda male quando scatta l'urlo liberatorio da tesoro trovato (sotto l'indispensabile testo "L'inglese in 30 giorni") dopo un notevole spremimento di meningi, una consultazione assidua dell' ipad e una sauna completamente vestite.
Dopo aver prelevato le nostre copie abbiamo optato per un giro in centro dove è stato inevitabile uno scambio di gentilezze con due turisti russi in viaggio di nozze (cioè io ho immaginato che fossero russi e in viaggio di nozze...). Foto davanti al Duomo a turno: prima loro a noi poi noi a loro, da veri turisti!
Inevitabile anche il calo adrenalinico. Ho iniziato ad accusare tutte le conseguenze delle mie carenze fisiche, a cominciare da uno strappo all'altezza dell'anca che devo aver preso durante uno scatto in un momento di emozione da Feltrinelli (scatto inutile, visto che era la libreria sbagliata...).
Poi abbiamo perpetuato la lunga tradizione del panzerotto di Spizzico in stazione (niente di più malsano, niente di più soddisfacente) e abbiamo preso il treno, dove la conversazione si è spostata dal tema "Concessioni: contratti o atti amministrativi?" al tema "Concessioni: risarcimento secondo lo schema contrattuale o nessun risarcimento?". E son problemi.
Arrivate a Varese (senza accorgercene nemmeno...visto che noi due e un povero ragazzo dall'accento inglese ci siamo accorti di essere in stazione solo quando le luci del treno si sono spente...) ho messo ulteriormente alla prova le mie capacità di pilota-con-cambio-manuale guidando fino alla Valganna per ritirare la macchina di V. Dieci minuti dopo eravamo di nuovo insieme a bere crodino e mangiare tartine in un bar, tirando le somme di una giornata emozionante (e la stanchezza ha fatto abbassare il livello dei nostri aforismi che, abbiamo deciso, verranno raccolti in un libro: "Ti taggo, ovvero aforismi di due universitarie alla ventura").
Rientro a casa ore 19.45, con gamba sinistra devastata e piede gonfio ma, in saccoccia la mia copia fantastica e scintillante di "La gente che sta bene", e nella memoria una avventura metropolitana da trenta e lode!
Non ce l'ho fatta ad andare al Club stasera...avrei dovuto raccontare per l'ennesima volta del mio nuovo 300 (dovrei fare la collezione dei 300...la mia sarebbe la più vasta del mondo della regolarità...).
E quindi. Bilancio della giornata: tesoro trovato, anca slogata, missione compiuta.

venerdì 4 marzo 2011

la sfera di cristallo

La vorrei, lo confesso.
Una bolla trasparente in cui guadare il mio futuro. Perchè questa sensazione di incertezza mi uccide. O comunque favorisce l'ulcera. Perchè sento una specie di tarlo all'altezza dello stomaco, che giorno e notte scava, scava.
Questo periodo, in cui non ho altro da fare oltre la tesi, favorisce le più disparate riflessioni sul mio futuro.
C'è una pubblicità (abbastanza razzista per i miei gusti) in cui si dice che per le donne africane la parola "futuro" è la più difficile da scrivere (e a questo punto compare la rassicurante guida di una mano bianca...). Ecco, con le debite distanze, credo che la parola "futuro" sia difficile da scrivere un pò per tutti.
Perchè un giovane laureando si sente abbastanza smarrito, può permettersi di costruirsi delle speranze, delle aspettative. E poi?
Cioè, certe aspettative come si realizzano? Chi ci spiega come si fa?
Posso anche immaginare dove sarò l'anno prossimo (perchè proprio non riesco ad immaginare dove sarò tra 10 anni...), ma dato il TRM (tasso di realizzazione medio) delle mie aspettative, forse dovrei studiare un piano B di riserva...
Che poi mi sento sempre in imbarazzo quando mi chiedono "cosa farai dopo la laurea?" (nota bene: "cosa farai" non "cosa vorresti fare", come se il futuro prossimo fosse una certezza...) perchè ci sono sostanzialmente due cose che vorrei fare dopo la laurea, ma sono entrambe speranze sfocate, deboli fiammelle che bruciano solo nel mio stomaco, e che figura da presuntuosa ci faccio se non si realizzano?
Tra qualche mese posterò su questo blog la risposta a tutte queste domande. Farò come un prestigiatore che indovina la carta scelta dal volontario. Metto le previsioni in una busta che aprirò intorno a dicembre prossimo. E allora saprò se una sfera di cristallo mi serve veramente o se sono in grado di realizzare il mio futuro senza averlo visto prima (perchè realizzare una cosa già vista è troppo facile...).
Nel frattempo cerco sempre qualcuno che creda in me. Perchè sono sempre più convinta che quella fiammella che brucia la bocca del mio stomaco (più o meno all'altezza del cardias- alla faccia tua, test di medicina) sia alimentata da potenzialità inespresse.

domenica 27 febbraio 2011

Ancora neve

Oggi, 27febbraio, dopo una fugace apparizione della primavera nei giorni scorsi, nevicava.
Mentre percorrevo l'autostrada verso Pavia su una stanca e infreddolita A 112 intorno alle 7.30 del mattino, guardavo dal finestrino i campi vuoti, i filari di alberi spogli, gli sparuti cespugli coperti di brina, la nebbia...e pensavo una cosa: se un siciliano percorresse questa strada oggi troverebbe realizati in pieno tuuuuutti gli stereotipi della Pianura Padana: freddo, neve, grigio...Un pò come se io andassi a Napoli e trovassi un pizzaiolo alle pendici del Vesuvio che suona "O Sole Mio" col mandolino masticando di tanto in tanto un boccone di mozzarela di bufala...
Comunque. Dopo un paio di soste causate da quegli iniettori sempre sporchi, siamo arrivati a S. Maria della Versa. Verifiche sportive e partenza. 15 prove X 6 ore X quelli che sono sembrati 120000km.
Cioè...15 prove in 6 ore sono un pò pochine...dopo un po' è inevitabile perdere la concentrazione. Si.
Peccato che noi l'abbiamo persa alla seconda prova.
Risultato?
360 netti. 60 buoni e 300...beh 300. Peccato perchè avremmo vinto dando 5 punti al secondo e quasi 20 al terzo.
Vorrà dire che vinceremo il campionato! :P

giovedì 10 febbraio 2011

sfoglio il mio libretto

Sfoglio il mio libretto.
Sì, oggi sfoglio il mio libretto.
E' verde, brutto e rovinato. La mia foto si è quasi cancellata (e per fortuna...), le pagine si stanno staccando una ad una.
Ma non importa. Non importa perchè non avrò più bisogno di aprire questo libretto. Almeno non davanti ad un professore. Non davanti a qualcuno che mi giudicherà in base a quello che c'è scritto.
Nelle pagine centrali ci sono i voti. Il fulcro della mia esistenza negli ultimi 4 anni e mezzo. Negli ultimi 4 anni e mezzo queste due pagine hanno registrato le mie ansie e i miei traguardi. Leggendole, voto per voto, ripercorro 4 anni e mezzo di vita. 4 anni e mezzo di evoluzione, almeno per quanto mi riguarda.
Volto lo sguardo indietro e vedo una ragazza diplomata e delusa.
Guardo avanti e vedo...vedo sostanzialmente nebbia.
Ma oggi...oggi provo una sensazione mista di euforia e  onnipotenza. Oggi posso fare tutto. Oggi il mondo è mio. Oggi sono la prima. Sì, sono arrivata prima.
Non è un vero merito, perchè chiunque con un cervello direbbe che bisogna vedere come uno ci arriva...Beh, tirando le somme potrei dire che sono arrivata al traguardo in maniera dignitosa, tutto sommato. Non un'eccellenza ma nemmeno una schifezza (che detto così sembra che mi accontenti della mediocrità...in realtà, per citare "qualcuno", so che farò grandi cose nella mia vita).
Filosofia del diritto. Eravamo in 2.01 nella penombra. Il prof Z.: "Sotto a chi tocca". Mi sono alzata e sono andata per prima. 30. All'uscita C. mi ha fermata per chiedermi gli appunti (che tra l'altro non ho più rivisto, ora che ci penso...). Forse mi aveva inquadrata come potenziale secchiona...si era sbagliata...
Storia e istituzioni di diritto romano. L. ho imparato ad apprezzarlo col tempo. Un grande. Davvero. L'uomo con la pazienza più elastica del mondo! Può raggiungere estensioni inimmaginabili. Grazie, P.
Istituzioni di diritto privato. Mannaggia a chi dice "dato privato mezzo avvocato". Col cavolo! Il diritto privato lo capisci dopo, secondo me. Anche se prendi 30 in diritto privato, non puoi dire di averlo capito. Cioè, ti viene dopo. All'inizio è solo una materia.
Economia politica. Mi ricordo quando B. mi ha chiesto se accettavo il 19 e io ho quasi avuto un moto di gioia pensando di averlo anche solo passato. Volevo abbracciarlo.
Diritto penale. Un esame che ancora non mi capacito di aver passato. Cioè, non avevo idea di cosa stavo studiando. Però C ha avuto un moto di simpatia nei miei confronti, si vede. Abbiamo anche riso  un pò insieme delle mie risposte!
Diritto commerciale. Era il 24 di giugno. Un caldo boia. La C. indossava un vestito leggero a fiori. Me lo ricordo ancora.
Medicina legale. Lo ridarei altre 100 volte. La mia fantastica tesina sul Dr House...il mio primo 30 e lode.
Diritto sindacale. La mia prima bocciatura. La mia bestia nera. Ridato 3 volte. Più che gli istituti el diritto sindacale ho imparato il valore del linguaggio giuridico appropriato e della pignoleria (perchè in queste cose la pignoleria è un valore). E qui ho cominciato a studiare con C. e A. E a capire i benefici del principio secondo cui 3 cervelli sono meglio di 1.
Diritto tributario. Il 30 è uno stato mentale. L'ho imparato qui. Puoi aver studiato come un pazzo, sapere tutto meglio del professore, ma se non hai lo stato mentale 30 non lo prendi. Io avevo lo stato mentale. Studiato in 2 giorni.
Diritto del lavoro. (v. sindacale)
Diritto processuale civile. Ho capito che mi piace la procedura. Sarà che era spiegata bene, sarà...sarà...ma ho imparato l'importanza dello studio analitico.
Diritto internazionale. Ho imparato l'incidenza della fortuna sull'esito degli esami. Incide circa al 60% (che è un botto!).
Diritto amministrativo. Mi ricordo di averlo studiato bene. Ma bene davvero. E che lo capivo. Lo capivo bene, contro ogni logica... Ma quello che mi ricordo davvero è il sagrato di una chiesa a Mustonate, con V. a ripetere amministrativo sotto il sole, accompagnate dal passaggio della Varese Campo dei Fiori.
Giustizia amministrativa. Sapevo TUTTO.
E qui ho deciso che volevo un argomento procedurale per la mia tesi.
Diritto commerciale progredito. Ho fatto di tutto per capirlo. Davvero. Anche frequentare lezioni supplementari a economia. Ma la cosa che mi è piaciuta di più è stato il seminario competitivo. La gita in tribunale con V., le ricerche, scrivere gli atti (finti), il dibattimento (disastroso), perdere la competizione e andare a bere l'aperitivo con i ragazzi di Como (a proposito...ma che fine avete fatto!?).
Diritto del lavoro progredito. Una ENORME soddisfazione. Un mezzo sorriso. un 27 che vale 35.
Diritto civile. Il giro di boa. Ho capito che, in fondo, il diritto mi piace. Studiando il Sacco e il Trimarchi ho pensato per la prima volta in 4 anni che forse potevo farlo questo lavoro. Che forse, un pò di passione potevo mettercela. Ho pensato che non volevo fare altro. E che ero esattamente dove volevo essere a fare quello che volevo fare. Ho capito. Davvero. Da C. ho imparato la passione.
Diritto processuale penale progredito. L'ultimo. Studiato in una settimana con pochissssssima convinzione. Ma quel "E' l'ultimo? ma daiii?!" della R. non aveva prezzo.
E quando sono uscita e S. mi ha chiesto cosa si prova ad aver finito gli esami le ho risposto con la sincerità del momento: "mi gira la testa e mi sento un pò vuota". Era vero.
Ora, dopo un giro in macchina con la musica giusta, dopo aver portato via dalla cucina un mucchio di libri ammassati lì da mesi, e dopo 3 bicchieri di Ferrari, posso risponderle così: "Ci si sente sul tetto del mondo".

martedì 1 febbraio 2011

Ok. Ora basta.
E basta!
Non se ne può più! E che palle! Siamo ridicoli! Siamo ri-di-co-li!
Voglio dire: accendo la tv alle 19.00, mi guardo il Milionario mentre cucino il risotto e tra una mescolata e l'altra leggo qalche pagina di Fabio Volo...Così...
Alle 20.00 comincia il Tg5. Tragedia. Guerra civile in Egitto. Nei servizi del Tg 5 gli egiziani doc parlano italiano. Ma ci sta, nel senso... Ok. In Italia una pizza non è pizza se il pizzaiolo non è egiziano, quindi va bene.
Poi,  caso Ruby. Testimone chiave, una igienista dentale diventata consigliere regionale probabilmente con gli stessi meriti del Trota. Berlusconi va con le minorenni, fa i festini ad Arcore...e da che pulpito viene la predica? Senti senti, da una che si è fatta trovare da un carabiniere in atteggiamenti quanto meno equivoci sul banco del giudice in aula (superfluo ogni commento).
E poi? E poi Di Pietro che dice no, Bersani che dice no, Bossi che dice no. Fini che dice no. E ripetono tutti i santi giorni le stesse cose.
Una giornalista ha subito persequisizioni personali in cerca di documenti segreti rilasciati dal CSM. -Hanno rovistato nella mia biancheria intima- afferma. Eh si...quale posto migliore del cassetto delle mutande per nascondere i documenti del CSM? Un classico.
Segue la solita teoria di omicidi e morti da incidenti stradali. Una domma è morta a Milano perchè, ferma sul marciapiede ad aspettare che il semaforo diventasse verde, ha assistito allo scontro tra due macchine: una delle due slittando ha urtato il semaforo, che si è piegato e le è caduto in testa. Ma la cosa che sconvolge è che non era la prima volta! Cioè allo stesso incrocio, stesso semaforo (posseduto, credo) qualche anno fa, era morto un uomo esattamente nello stesso modo. Diciamo che ormai la morte non sa più come prenderci in giro...
Finito il Tg 5 (in chiusura, è d'obbligo un servizio a scelta tra: "prezzo del radicchio in aumento", "amici animali" oppure "amene mete turistiche e curiosità idiote sfuse", che di solito rivelano tristissimi primati detenuti dal nostro Paese, come: l'Italia detiene il record europeo di importazione abusiva di tartarughe- non ridete... è vero...) comincia Striscia.
I Nuovi Mostri, rubrica emblematica, mostra Corona che urla contro l'avvocato di Nina Morich in diretta, Giletti che rivela la gravidanza di Belen in diretta, Sgarbi che urla "CAPRA!" in diretta, un grottesco imitatore di Grillo sbraita in diretta (come se non bastasse il Grillo vero...), concorrenti anoressiche del Grande Fratello che se le danno di santa ragione in diretta...
Ovvio che poi uno non regge più il ragionamento quando Raz Degan comincia a vaneggiare su fantasmi azzurri e intervista il "primo cyborg al mondo"...Non ce la fai più, ora delle 21.00 hai solo voglia di mollare tutto e aprire un bar su una spiaggia tropicale. Ma non un bar normale...uno col distributore automatico. Così non devi sbatterti. Altro che Mistero.

lunedì 17 gennaio 2011

Wild Striker

Visto.
Rivisto in realtà.
E checchè ne dicano D. F. e R. beh...a me continua a piacere tantissimo!
Roy è un grande. Davvero! cioè non mi spiego il perchè dello scarso successo. Tanto più che il Milan e l'Ajax avevano dato il consenso all'uso del loro nome! Forse perchè tutte le cose che passano sulla televisione italiana vengono svalutate in maniera incredibile... Ma in un paese in cui la violenza negli stadi è all'ordine del giorno, vale davvero la pena di svalutare un programma diretto ad un pubblico giovane che parla di calcio, sportività e fair play? Mai in 52  puntate si vede un'azione scorretta, sia in campo che sugli spalti. La correttezza dei giocatori arriva a limiti che non potremmo nemmeno immaginare. Le tifoserie, dopo una bella partita inneggiano alla squadra avversaria... cioè...che bello vivere lo sport così. Vedere una partita e riuscire ad ammettere che gli avversari sono stati più bravi. Assistere ad esempi di civiltà così lontani da noi da sembrarci debolezza e patetismo.
Per non parlare del continuo inseguimento del sogno. Cioè mi piace proprio che nemmeno al protagonista riesce tutto facile. Dimostra che il talento non basta, ci vuole impegno e perseveranza.
Mooooolti più giovani dovrebbero dedicare un pò di tempo alle avventure di Roy... Intanto siete tutti invitati a festeggiare il Roy day che, come è noto, cade il 19 di ogni mese!!
Ricordate: ROY DAY, giorno di gioia e giubilo per tutti!!