La conoscete la storia "Gli occhi delle stelle"?
Quando ero piccolina mia mamma mi ha regalato un libricino che io adoravo. Me lo facevo leggere decine di volte di seguito, e io guardavo i disegni. Volevo rendervi partecipi del fatto che credo di aver capito solo ora il significato di quel libro. Dopo una sbronza epocale, una lunga dormita, un caffè e un vano tentativo di studiare amministrativo per mercoledì.
Era la storia di una Talpina che viveva tranquilla sotto terra. Ogni tanto, la notte, usciva per fare una passeggiata e guardava il cielo, e vedeva le stelle bellissime, luminose e brillanti, che trapuntavano il cielo a migliaia, rendendolo un immenso prato diamantato. Immaginava che anche tutto il resto del mondo dovesse essere all'altezza di tali bellezze: i fiori (di cui sentiva solo il profumo), gli animali, il bosco etc, ma di giorno non usciva mai, perchè era molto miope e i suoi occhi, abituati al buio delle viscere della terra, vedevano male. Un giorno, presa dalla voglia di vedere finalmente tutte queste meraviglie, decise di andare dal Signor Gufo, di professione ottico, per farsi fare un paio di occhiali. Dopo una accurata visita ocuistica il Gufo preparò gli occhiali per la Talpina ma, prima di consegnarglieli, le disse: -Ma Talpina, tu sei fortunata, vedi le cose con gli occhi delle stelle, perchè vuoi gli occhiali per vedere tutte le brutte cose che ci sono in giro? La Talpina, emozionatissima, si infischiò dei consigli del saggio Gufo e inforcò gli occhiali.
Le si aprì davanti una distesa desolata di alberi inframezzati a rifiuti abbandonati dagli uomini, la strada in cemento che attraversava il bosco, cimitero di ricci e ranocchi, il torrente che scorreva schiumoso e torbido. -Signor Gufo, ma perchè tutto quello che io mi immaginavo bellissimo in realtà è così orribile? E il Gufo rispose qualcosa come: - Talpina cara, cosa vuoi che ti dica... Quello che uno si immagina è sempre meraviglioso ma la realtà fa i conti con le persone e la loro inciviltà.
La Talpina, dopo un giro nel bosco con gli occhiali, prese una decisione: -Signor Gufo, guardi, grazie mille per avermi costruito gli occhiali. Io la pago lo stesso, per amore del Cielo, ma se li riprenda che non li voglio più. Preferisco guardare il mondo con gli occhi delle stelle.
Ora. Questa è chiaramente una storiella per sensibilizzare i bambini al problema dell'inquinamento. E' un libretto "verde" teso a instillare il senso di colpa nell'ignara creatura che pensa "povera Talpina...io non getterò mai per terra i rifiuti, così lei vedrà un mondo bello anche con gli occhiali".
Io infatti piangevo per la povera Talpina ma credo, più che per i sensi di colpa sul fatto che il detersivo dei piatti contribuisse ad aumentare i livelli di schiuma dell'Arnetta, per il romanticismo intrinseco della frase "preferisco guardare il mondo con gli occhi delle stelle" (che, guarda caso, è l'unica che riesco a citare testualmente, per quanto i miei ricordi mi consentono).
Oggi, dopo la sbronza, appunto, e con la sensazione di aver completamente resettato il cervello, come se avessi avuto bisogno di arrestare il sistema per poter installare gli aggiornamenti, penso che il motivo per cui questa frase mi suonava tanto triste mi sia finalmente chiaro. La Talpina è fondamentalmente una rinunciataria consapevole e non meritevole di biasimo.
Perchè stamattina mi sono svegliata e mi sono chiesta: ok, ma io cosa voglio? La verità è che non lo so. E che vorrei smettere di arrovellarmi il gulliver per cercare di capirlo. Vorrei avere il coraggio della Talpina. Un coraggio che va oltre il semplice chiudere gli occhi davanti alle cose brutte. E' più un istinto di autoconservazione. Ferita dalle crudeltà del mondo, preferisce togliere gli occhiali, rimettersi le celeberrime fette di salame sugli occhi, se vogliamo allargare la metafora, fuggire (chiaramente leggendo queste parole, vi prego di contestualizzare le parole "crudeltà del mondo"...).
L'avevo già fatto questo discorso, tempo fa, parlando dei Testimoni di Geova e dei loro opuscoli pieni di felicità, forse avevo anche citato la favoletta degli occhi delle stelle. Ma è vero, cavolo!
Perchè devo farmi del male passando le giornate a farmi venire l'ulcera, quando potrei tranquillamente ignorare tutto e accontentarmi di quello che capita? Perchè devo lasciarmi influenzare dal fatto che quello che mi capita non è quello che voglio (e qui andrebbe aperto un dibattito sul tema "perchè per ottenere di più, a volte, basta desiderare di meno")? C'è anche gente che crede che la vita e il destino sappiano scegliere per loro, come una specie di istinto esterno che sa sempre qual'è la cosa giusta per ognuno, un karma deformato e piatto. Alla fine, con gli occhi delle stelle si affrontano con innocente e beata inconsapevolezza le cose brutte e con altrettanto innocente beatitudine le cose belle, che a pensarci è molto positivo, no? Lasciarsi scorrere addosso le cose brutte e invece vivere con la gioia di bambini quelle belle, invece di somatizzare le une e dubitare delle seconde, diffidando addirittura della loro genuinità e comunque percependo in anticipo sui tempi la loro fugacità. Perchè rendersi impossibile concepire l'idea del "per sempre", insopportabile l'idea di "amore", lontana l'idea di "sincerità", quando si potrebbe vivere con la leggerezza di un inquilino della casa del Grande Fratello e piangere finte lacrime per finti casi umani, e baciare ed abbracciare finti amici fraterni (ovviamente credendo che sia tutto vero, tipo "The Truman show").
E, credete, non sono l'unica a pensarla così! Consiglio di autorevole dottrina: vuoi trovare un uomo? Fingiti scema. Agli uomini non piacciono le ragazze troppo impegnative. Tu sei troppo impegnativa.
Bene. Sono pure impegnativa. Questa è la dimostrazione che cercare dentro sè stessi la consapevolezza del mondo circostante, cercare di capire le cose, inquadrare l'amore nelle infallibili leggi di wom, fare ore di pollaio in treno per decriptare quanto ci circonda, studiare nuove frontiere della genetica (tra cui che l'incapacità di parcheggiare è sicuramente contenuta un gene posizionato sul cromosoma x, e non per un assunto scontato come quello che sicuramente è venuto in mente agli egregi lettori uomini di questo blog...) è una fatica inutile che fa male a me e agli altri! Dovrei semplicemente smettere di preoccuparmi (oltre che di farmi aspettative, ma questo è un altro discorso, che affronteremo in un altro post), rinchiudermi nel guscio del mio clichè, invece di abbandonarlo per cercare una concreta identità di donna. Accettare il dato di fatto che Armando è uscito dalla Casa e il fatto che io faccia di questo un patema non cambierà le cose.
E' come rinunciare a capire per studiare a memoria. Conosco gente che lo fa e che a scuola è sempre andata molto meglio di me, che invece di studiare a memoria non ne ho mai voluto sapere. Visto? Mettersi in gioco non paga, quindi la soluzione è: mettere gli occhiali, vedere che è troppo difficile, togliere gli occhiali e continuare a vedere il mondo con gli occhi delle stelle.
domenica 1 aprile 2012
mercoledì 28 marzo 2012
AAA cercasi supereroe, basso profilo
Scassinare serrature? Pedinare la gente? Molestare una donna? Indossare una tuta di latex nera e tagliuzzare le persone con un rasoio (ogni riferimento a Sqweegle è puramente casuale)? No! Oggi io, A. e V. abbiamo sperimentato le nuove frontiere della criminalità!
Fatti da parte C! Sappi che tutto ciò che ci insegni sul diritto penale è sbagliato e, forse, questa volta è il caso che una lezione te la diamo noi.
Sappiate che a Milano, isola felice e città magica, è illegale contattare le forze dell'ordine per ricevere assistenza. Che se siete impossibilitati a fare qualcosa a causa dell'inciviltà della gente, lo sguardo smarrito di un vigile, che vi fissa con i lucciconi tipo cucciolo della Scottex, come se la vostra richiesta di rimuovere il maledetto motorino per l'ennesima volta in mezzo alla strada provenisse da un tubo catodico interspaziale direttamente da Marte, vi riempirà la giornata di domande quali: "ma fanno dei test per selezionarli?".
Ecco, sappiate che innanzitutto che se vi sentite male, o vi stanno seguendo tipi sospetti, o vi state dissanguando in mezzo alla strada, o vi stanno puntando una pistola alla tempia e provate a chiamare il numero unico per le emergenze.... non vi risponderà nessuno. Non prima di 10-15 minuti almeno. E se anche vi dovessero rispondere, mentre state cercando di convincere il rapinatore ad aspettare, in fermo immagine, che la polizia risponda, così da poter avere almeno un breve confronto a fuoco o un breve inseguimento degno dei migliori film, avrete a che fare con un operatore che cercherà di convincervi che le vostre esigenze sono secondarie rispetto alle varie emergenze che nel frattempo si stanno consumendo intorno a voi e nelle quali tutte le autorità, dai pompieri ai gohstbusters, sono impegnate tanto da non potervi soccorrere. Mi riferieco ovviamente a Godzilla che sta attentando al Pirellone o a Magneto che sta forgiando nuove armi modellando la Madonnina, o all'immancabile Sqweegle che sta sgusciando in giro affettando persone. Ecco sappiate che coloro che rispondono al numero unico per le emergenze (che, giusto a livello di informazione, è una linea unica che serve circa 2 milioni di persone e che è intasabile da....beh da me) sono impegnati in tali attività di debellamento dei mostri. Quindi se avete bisogno di tirar giù il vostro gattino dall'albero, di tutelare i vostri diritti, o più banalmente di far rimuovere un motorino parcheggiato da uno zuccone in mezzo al marciapiede, beh vi lascio qualche sito utile: www.prontointerventospiderman.com; www.batmanreturns.it; oppure mandate una mail all'indirizzo profxavier@xmenschool.com con oggetto "richiesta intervento Wolverine", magari lui non sposterà il motorino, ma almeno lo righerà per bene.
Scherzi a parte...ho sempre pensato che i nostri uomini in divisa fossero i moderni supereroi, o meglio, che fossero i nostri veri supereroi. Ma a volte ho come l'impressione che loro non si sentano così. Cioè, che si sentano vocati veramente a sgominare la malvagità dal mondo, senza soffermarsi a pensare che proteggere i cittadini e offrire loro un normale servizio di protezione e assistenza è più che sufficiente. Non pensano che quello che a loro sembra un intoppo nella giornata non meritevole di attenzione o di "occupare la linea del numero di emergenza", per un cittadino è invece un disagio per cui hanno ritenuto valesse la pena chiamare aiuto.
Grazie al cielo non tutti i giorni ci sono catastrofi da gestire e rapine in banca da sventare, nella normalità rientrano quei piccoli disturbi che, con un pò di cortesia e di disponibilità (che a dirla tutta dovrebbero essere, come dire, comprese nel prezzo) potrebbero essere risolti con poco. Certo è che le minacce e le lamentele, la scortesia e la supponenza, non fanno altro che alimentare l'inciviltà delle persone, l'intolleranza e l'inefficienza. D'altronde è anche vero che se alle WOM è richiesto di tirare fuori le unghie...beh non si faranno bagnare il naso da Wolverine!
Fatti da parte C! Sappi che tutto ciò che ci insegni sul diritto penale è sbagliato e, forse, questa volta è il caso che una lezione te la diamo noi.
Sappiate che a Milano, isola felice e città magica, è illegale contattare le forze dell'ordine per ricevere assistenza. Che se siete impossibilitati a fare qualcosa a causa dell'inciviltà della gente, lo sguardo smarrito di un vigile, che vi fissa con i lucciconi tipo cucciolo della Scottex, come se la vostra richiesta di rimuovere il maledetto motorino per l'ennesima volta in mezzo alla strada provenisse da un tubo catodico interspaziale direttamente da Marte, vi riempirà la giornata di domande quali: "ma fanno dei test per selezionarli?".
Ecco, sappiate che innanzitutto che se vi sentite male, o vi stanno seguendo tipi sospetti, o vi state dissanguando in mezzo alla strada, o vi stanno puntando una pistola alla tempia e provate a chiamare il numero unico per le emergenze.... non vi risponderà nessuno. Non prima di 10-15 minuti almeno. E se anche vi dovessero rispondere, mentre state cercando di convincere il rapinatore ad aspettare, in fermo immagine, che la polizia risponda, così da poter avere almeno un breve confronto a fuoco o un breve inseguimento degno dei migliori film, avrete a che fare con un operatore che cercherà di convincervi che le vostre esigenze sono secondarie rispetto alle varie emergenze che nel frattempo si stanno consumendo intorno a voi e nelle quali tutte le autorità, dai pompieri ai gohstbusters, sono impegnate tanto da non potervi soccorrere. Mi riferieco ovviamente a Godzilla che sta attentando al Pirellone o a Magneto che sta forgiando nuove armi modellando la Madonnina, o all'immancabile Sqweegle che sta sgusciando in giro affettando persone. Ecco sappiate che coloro che rispondono al numero unico per le emergenze (che, giusto a livello di informazione, è una linea unica che serve circa 2 milioni di persone e che è intasabile da....beh da me) sono impegnati in tali attività di debellamento dei mostri. Quindi se avete bisogno di tirar giù il vostro gattino dall'albero, di tutelare i vostri diritti, o più banalmente di far rimuovere un motorino parcheggiato da uno zuccone in mezzo al marciapiede, beh vi lascio qualche sito utile: www.prontointerventospiderman.com; www.batmanreturns.it; oppure mandate una mail all'indirizzo profxavier@xmenschool.com con oggetto "richiesta intervento Wolverine", magari lui non sposterà il motorino, ma almeno lo righerà per bene.
Scherzi a parte...ho sempre pensato che i nostri uomini in divisa fossero i moderni supereroi, o meglio, che fossero i nostri veri supereroi. Ma a volte ho come l'impressione che loro non si sentano così. Cioè, che si sentano vocati veramente a sgominare la malvagità dal mondo, senza soffermarsi a pensare che proteggere i cittadini e offrire loro un normale servizio di protezione e assistenza è più che sufficiente. Non pensano che quello che a loro sembra un intoppo nella giornata non meritevole di attenzione o di "occupare la linea del numero di emergenza", per un cittadino è invece un disagio per cui hanno ritenuto valesse la pena chiamare aiuto.
Grazie al cielo non tutti i giorni ci sono catastrofi da gestire e rapine in banca da sventare, nella normalità rientrano quei piccoli disturbi che, con un pò di cortesia e di disponibilità (che a dirla tutta dovrebbero essere, come dire, comprese nel prezzo) potrebbero essere risolti con poco. Certo è che le minacce e le lamentele, la scortesia e la supponenza, non fanno altro che alimentare l'inciviltà delle persone, l'intolleranza e l'inefficienza. D'altronde è anche vero che se alle WOM è richiesto di tirare fuori le unghie...beh non si faranno bagnare il naso da Wolverine!
martedì 6 marzo 2012
L'incertezza della potenza
"Potenza". E' la parola do oggi. Che bella parola. Esprime tutto il senso di forza e di...ma si, chiamiamola aggressività, in senso un pò traslato, ma ci siamo capiti. Cioè, "potenza" è una parola forte, una parola che esprime perfettamente il suo significato in maniera quasi onomatopeica! Ma io intendo "potenza" in un senso diverso. Posizionerei questa parola esattamente dove deve stare, in bilico. E' una parola che esprime una situazione in bilico, in potenza appunto, tra l'essere e il non essere. Mi spiego. Una situazione in potenza è qualcosa che ha tutti i presupposti per esistere ma ancora non esiste. Esisterà? Boh. In potenza si. Ma questo bilico crea decisamente una incertezza. Ed ecco che il fantastico senso di forza che ci dava la parola "potenza" si trasforma inesorabilmente in un baratro nero di insicurezza e paura. No beh non esageriamo...Però un lieve ronzio all'altezza dello stomaco si. Un piccolo tarlo che rosicchia, una mosca che ronza insinuando il dubbio atavico intrinseco alla bilanciata situazione fifty-fifty. Cioè, quando ho il 50% di probabilità che una situazione si verifichi nella realtà ontologica è come se fossi su una bilancia in perfetto equilibrio. Ma a chi piacciono le situazioni in perfetto equilibrio? Sono noiose o, meno banalmente, sono statiche, indecise, incerte, nè carne nè pesce. Personalmente preferisco una situazione sbilanciata ma decisa, da una parte o dall'altra, al di qua o al di là del 50%. D'altra parte la situazione in potenza ha i suoi indubbi vantaggi: non rientra ancora nella parte fallimentare del 50%. E' ancora presente un buon 50% di possibilità di riuscita, che è un'ottima percentuale!
E quindi mi chiedo: vale la pena sbilanciare il contrappeso di un rapporto in potenza? V. che ha suggerito il titolo di questo post mi dice: "valuta i pro e i contro e agisci di conseguenza". Ma nel caso peculiare del rapporto in potenza i pro e i contro sono sfalsati! Non si può certo dire che il titolare di un rapporto in potenza non abbia nulla da perdere. Ha da perdere la potenza stessa, cioè quel 50% di probabilità di riuscita che, illusoriamente, potrebbero concretizzarsi in momenti più propizi. Un pò come una perdita di chance, ma senza la possibilità del risarcimento del danno, perchè una volta persa la potenza è perso tutto. E' un tipo di relazione "tutto o niente" come le contrazioni di certe fibre muscolari: l'intensità della contrazione del muscolo non è data dal numero di fibre che si contraggono ma dall'intensità con cui lo fanno, tutte insieme. Tutto o miente. Visto? E' la dimostrazione che questa teoria del rapporto in potenza ha tanto a che fare con il cuore. E, per citare qualcun altro, "non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi" (e nota bene "l'essenziale" non le cose importanti o le cose necessarie o altro...le cose essenziali!). E dato questo presupposto forse sarebbe più consigliabile chiudere gli occhi ordinari e agire secondo quello che vedono gli occhi del cuore. Come dice A., capire ciò che ci renderebbe felici e andare a prenderselo. Perchè alla fine, la riuscita dipende sì dal destino ma anche dalle spintarelle che decidiamo di dargli. E' un equilibrio precario tra azione e silenzio, con l'incognita della reazione. D'altro canto, come insegna l'esperienza: alcuni sogni sono desideri...altri si avverano.
E quindi mi chiedo: vale la pena sbilanciare il contrappeso di un rapporto in potenza? V. che ha suggerito il titolo di questo post mi dice: "valuta i pro e i contro e agisci di conseguenza". Ma nel caso peculiare del rapporto in potenza i pro e i contro sono sfalsati! Non si può certo dire che il titolare di un rapporto in potenza non abbia nulla da perdere. Ha da perdere la potenza stessa, cioè quel 50% di probabilità di riuscita che, illusoriamente, potrebbero concretizzarsi in momenti più propizi. Un pò come una perdita di chance, ma senza la possibilità del risarcimento del danno, perchè una volta persa la potenza è perso tutto. E' un tipo di relazione "tutto o niente" come le contrazioni di certe fibre muscolari: l'intensità della contrazione del muscolo non è data dal numero di fibre che si contraggono ma dall'intensità con cui lo fanno, tutte insieme. Tutto o miente. Visto? E' la dimostrazione che questa teoria del rapporto in potenza ha tanto a che fare con il cuore. E, per citare qualcun altro, "non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi" (e nota bene "l'essenziale" non le cose importanti o le cose necessarie o altro...le cose essenziali!). E dato questo presupposto forse sarebbe più consigliabile chiudere gli occhi ordinari e agire secondo quello che vedono gli occhi del cuore. Come dice A., capire ciò che ci renderebbe felici e andare a prenderselo. Perchè alla fine, la riuscita dipende sì dal destino ma anche dalle spintarelle che decidiamo di dargli. E' un equilibrio precario tra azione e silenzio, con l'incognita della reazione. D'altro canto, come insegna l'esperienza: alcuni sogni sono desideri...altri si avverano.
venerdì 24 febbraio 2012
Un pomeriggio con le ombre di Franci
Sarà la primavera. Anche se non è ancora primavera. Però ci sono 16 gradi fuori, un bel sole che scalda e scioglie i rimasugli di neve. E quella voglia di non fare nulla che è un pò diversa dalla mancanza di voglia in generale. E' quella sensazione di sapere esattamente cosa si vuole fare: nulla. Stare seduti sui gradini davanti casa a vedere come cambia il colore del cielo man mano che il sole si sposta, vedere se l'ombra degli alberi gira davvero intorno al tronco, sentire l'aria sulla faccia e aspettare con calma di essere investiti dalle fiamme del tramonto. Ultimamente ho imparato come gira l'ombra degli oggetti sulla mia scrivania o di che colore diventa la piazza del Tribunale durante la giornata e quante persone passano sotto la mia finestra. Ma oggi sono a casa. Niente atti da scrivere. Solo io e i movimenti delle ombre. E questi sono i momenti in cui mi piace davvero stare da sola. Quando mi siedo qui in cucina e scrivo quanto è bello guardare le ombre, magari ascoltando una bella canzone (a proposito, se volete fare come me, leggendo questo post ascoltate "The other side of the world" KT Tunstall, ma una colonna sonora alternativa potrebbe essere "Hallelujah", quella di Jeff Buckley) e lasciando che le mie parole seguano la melodia, come se scrivessi le lettere sul pentagramma di quello che sto ascoltando.
E appunto stavo dicendo che sarà la primavera, ma oggi ho proprio voglia di fare nulla. Per peggiorare la situazione ho deciso di andare in aula tutor, dove regna il solito clima da pollaio, nemmeno i giri delle ombre sono cambiati lì, nemmeno gli odori. E dire che si trova in un edificio completamente diverso! E anche le persone sono sempre le stesse. C'è C che si laurea e c'è R che impartisce ordini. Ovviamente c'è Marmotta (che oggi era in ferie, ma di solito non perde occasione di fare commenti lusinghieri sulle mie gonne..) e una nuova custode, I, che prima è venuta a sgridarci per il pollaio, poi si è unita a noi per mangiare la Nutella. Poi c'è M, che insieme a V, mi offre sempre ottimi spunti per tediarvi da questa piccola finestrella che è il mio blog. Oggi, mentre parlavamo ingollando Coca Cola, ho immaginato cosa succederebbe se M veramente scappasse in Brasile come ogni tanto minaccia di fare (e io non ci credo nemmeno per un attimo). Mi sono costruita un trailer (ormai sono più i trailer che mi faccio di quelli che vivo). Io e V. l'avremmo seguito a ruota. Come dicono gli Ex-Otago in "Costa Rica": sole, mare, pollici alzati, pappagalli che ripetono il mio nome. V. dice sempre che è troppo facile fare come fa Fabio Volo e trovare se stessi in un altro Paese, durante un viaggio, lontano da tutto e da tutti, pervasi da quel senso di libertà che solo un cielo stellato sconosciuto sopra la testa e una borsa vuota, tutta da riempire, sanno dare. Il difficile è trovarsi qui. Andando tutti i giorni in ufficio, facendo la stessa strada e parlando con le persone con cui si parla ogni giorno. Io sono sempre stata d'accordo, però mi chiedo anche cosa ci sia di male nel trovarsi in un posto con i pappagalli che sanno dire "Franci" e dove il mare potrebbe non farmi venire l'orticaria. Certo, è un pò difficile immaginarmi prendere il primo aereo per il Brasile proprio ora che il giro della mia ombra è proiettato verso obiettivi condivisibili. E questi sono i momenti in cui stare sola mi pesa. Perchè quando mi prende questa malinconia e la voglia di pappagalli, vorrei avere qualcuno da chiamare. Meglio, qualcuno che percepisca telepaticamente la mia malinconia e mi chiami, oppure venga da me con un pasticcino. Voi non lo sapete, perchè questo post lo leggerete in pochi minuti, ma io ci ho messo circa due ore per arrivare fin qui, quindi la posizione delle ombre è cambiata, ora sta entrando il rosso dalla finestra e ancora mi immagino su una spiaggia con uno spritz dentro un mezzo ananas, con un pareo fuxia e un cappello con i fiori. La canzone che sto ascoltando dice: "she's waiting like an iceberg, waiting to change. But she's cold inside, she wants to be like the water". Ecco. Forse ho bisogno di un sole abbastanza caldo da sciogliere l'iceberg, a Varese non si può certo dire che il sole sia caldo a sufficienza. Magari in un posto dove i pappagalli dicono "Franci" si. Che poi ci chiedevamo a vicenda (sempre bevendo la Coca che, essendo il nettare degli Dei, poteva benissimo falsare la risposta) se fossimo felici. Abbiamo appurato anche che la felicità non è duratura ma gira e cambia come le ombre intorno agli alberi. E allora quando raggiungiamo un momento di felicità vera, poi dobbiamo ricominciare daccapo a cercarne un altro. E ci si può sentire un pò bene anche nella ricerca? Beh si, finchè si vede un pò di sole. Perchè finchè c'è il sole possono esserci anche le ombre che girano.
Ecco, l'aria ora è viola e rosa. Il crepuscolo è il mio momento preferito della giornata, trovo che abbia un'atmosfera bellissima e ora si, chiamerei qualcuno per sapere se sta guardando quanto somiglia il colore del cielo a quello della carrozzeria della mia macchina. E gli racconterei di quel balcone minuscolo a Barcellona, dove mi sedevo rannicchiata per terra a guardare come giravano le ombre lì e a sentire il profumo che usciva dalla pasticceria di sotto e ad ascoltare il rumore dei passi in una lingua diversa che passavano in strada. E la risposta sarebbe: "Andiamo a Barcellona". "Si". Anche se sappiamo che non è vero.
E appunto stavo dicendo che sarà la primavera, ma oggi ho proprio voglia di fare nulla. Per peggiorare la situazione ho deciso di andare in aula tutor, dove regna il solito clima da pollaio, nemmeno i giri delle ombre sono cambiati lì, nemmeno gli odori. E dire che si trova in un edificio completamente diverso! E anche le persone sono sempre le stesse. C'è C che si laurea e c'è R che impartisce ordini. Ovviamente c'è Marmotta (che oggi era in ferie, ma di solito non perde occasione di fare commenti lusinghieri sulle mie gonne..) e una nuova custode, I, che prima è venuta a sgridarci per il pollaio, poi si è unita a noi per mangiare la Nutella. Poi c'è M, che insieme a V, mi offre sempre ottimi spunti per tediarvi da questa piccola finestrella che è il mio blog. Oggi, mentre parlavamo ingollando Coca Cola, ho immaginato cosa succederebbe se M veramente scappasse in Brasile come ogni tanto minaccia di fare (e io non ci credo nemmeno per un attimo). Mi sono costruita un trailer (ormai sono più i trailer che mi faccio di quelli che vivo). Io e V. l'avremmo seguito a ruota. Come dicono gli Ex-Otago in "Costa Rica": sole, mare, pollici alzati, pappagalli che ripetono il mio nome. V. dice sempre che è troppo facile fare come fa Fabio Volo e trovare se stessi in un altro Paese, durante un viaggio, lontano da tutto e da tutti, pervasi da quel senso di libertà che solo un cielo stellato sconosciuto sopra la testa e una borsa vuota, tutta da riempire, sanno dare. Il difficile è trovarsi qui. Andando tutti i giorni in ufficio, facendo la stessa strada e parlando con le persone con cui si parla ogni giorno. Io sono sempre stata d'accordo, però mi chiedo anche cosa ci sia di male nel trovarsi in un posto con i pappagalli che sanno dire "Franci" e dove il mare potrebbe non farmi venire l'orticaria. Certo, è un pò difficile immaginarmi prendere il primo aereo per il Brasile proprio ora che il giro della mia ombra è proiettato verso obiettivi condivisibili. E questi sono i momenti in cui stare sola mi pesa. Perchè quando mi prende questa malinconia e la voglia di pappagalli, vorrei avere qualcuno da chiamare. Meglio, qualcuno che percepisca telepaticamente la mia malinconia e mi chiami, oppure venga da me con un pasticcino. Voi non lo sapete, perchè questo post lo leggerete in pochi minuti, ma io ci ho messo circa due ore per arrivare fin qui, quindi la posizione delle ombre è cambiata, ora sta entrando il rosso dalla finestra e ancora mi immagino su una spiaggia con uno spritz dentro un mezzo ananas, con un pareo fuxia e un cappello con i fiori. La canzone che sto ascoltando dice: "she's waiting like an iceberg, waiting to change. But she's cold inside, she wants to be like the water". Ecco. Forse ho bisogno di un sole abbastanza caldo da sciogliere l'iceberg, a Varese non si può certo dire che il sole sia caldo a sufficienza. Magari in un posto dove i pappagalli dicono "Franci" si. Che poi ci chiedevamo a vicenda (sempre bevendo la Coca che, essendo il nettare degli Dei, poteva benissimo falsare la risposta) se fossimo felici. Abbiamo appurato anche che la felicità non è duratura ma gira e cambia come le ombre intorno agli alberi. E allora quando raggiungiamo un momento di felicità vera, poi dobbiamo ricominciare daccapo a cercarne un altro. E ci si può sentire un pò bene anche nella ricerca? Beh si, finchè si vede un pò di sole. Perchè finchè c'è il sole possono esserci anche le ombre che girano.
Ecco, l'aria ora è viola e rosa. Il crepuscolo è il mio momento preferito della giornata, trovo che abbia un'atmosfera bellissima e ora si, chiamerei qualcuno per sapere se sta guardando quanto somiglia il colore del cielo a quello della carrozzeria della mia macchina. E gli racconterei di quel balcone minuscolo a Barcellona, dove mi sedevo rannicchiata per terra a guardare come giravano le ombre lì e a sentire il profumo che usciva dalla pasticceria di sotto e ad ascoltare il rumore dei passi in una lingua diversa che passavano in strada. E la risposta sarebbe: "Andiamo a Barcellona". "Si". Anche se sappiamo che non è vero.
giovedì 23 febbraio 2012
La vita breve delle farfalle
Quanto siete ipocriti. Siete di una ipocrisia spaventosa. Patetici.
Ho appena visto un servizio al TG5 (scrivo praticamente in diretta) in cui si parlava di una bella bresciana, barista, un pò svestita, che faceva il pienone nel bar del paese, il classico Bar dello Sport. Il giornalista, che evidentemente non ha trovato nuovi stimoli per il servizio della giornata, povero, credo fosse molto stanco dopo aver curato la pagina culturale di Studio Aperto, intervistava le grasse e struccate mogli dei sessantenni del paesino in provincia di Brescia su quanto fossero gelose dell'avvenente barista. Dall'altra parte lei, due metri di gambe, scollatura ombelicale, labbra rosse, occhi dipinti, calza a rete (l'emblema della finezza). E il sessantenne, appunto, il protagonista, il colpevole del reato di affollare il bar a tutte le ore, di bloccare la circolazione stradale davanti al locale perchè all'improvviso tutti gli uomini della Provincia di Brescia hanno voglia di un caffè proprio lì.
Come si usa dire nel mio gergo: ADR (a domanda risponde, per i profani) il sessantenne: "no, ma io vengo qui perchè lei è cordiale e gentile, è mia moglie che è maliziosa".
No dico, ma ti rendi conto di quello che dici?
Se dietro al bancone c'era una gentilissima e cordialissima ragazza in carne, con un paio di jeans e un dolcevita, COL CAVOLO che il locale aveva bisogno del buttafuori all'ora dell'aperitivo! Perchè, va bene, lo sappiamo tutti che gli uomini non hanno pensieri molto articolati, specialmente quando si tratta di ragazze (anche a sessant'anni), ma almeno ammettetelo! Che senso ha dire "vado lì perchè la barista è gentile"?! Non è vero! Ci vai perchè la barista è gnocca e ha fatto un calendario che probabilmente è appeso in tutte le officine di Brescia! E che male c'è?! Avete la coda di paglia?
Servizio successivo: la celeberrima farfallina di Belen. Ormai nemmeno le modelle ne possono più. Anche Claudia Shiffer, a momenti, non può più vedere Belen. E il TG5 ci informa sul suo cachet per qualunque cosa, dalla comparsata alla sfilata. Il suo listino. Come le massaggiatrici cinesi.
50.000 euro per una sfilata. Cioè più o meno una Audi TT full optional per ogni volta che Belen attua la sua massima prestazione professionale camminando in linea retta in un corridoio abbagliata dai flash. E vuoi mettere la difficoltà? E' pari quasi solo al prendere a calci una palla di cuoio (e a volte in testa, ciò che spiega moltissime cose...).
Ma basta con le polemiche. Se no sembra che, come si dice, sto a rosicà.
Ecco, non sto a rosicà, anzi. Per quanto mi riguarda ognuno ha le sue priorità. Le mie, per ora non avranno le ali colorate, non saranno tatuate sull'inguine di Belen, ma sono molto più longeve delle farfalle.
Ho appena visto un servizio al TG5 (scrivo praticamente in diretta) in cui si parlava di una bella bresciana, barista, un pò svestita, che faceva il pienone nel bar del paese, il classico Bar dello Sport. Il giornalista, che evidentemente non ha trovato nuovi stimoli per il servizio della giornata, povero, credo fosse molto stanco dopo aver curato la pagina culturale di Studio Aperto, intervistava le grasse e struccate mogli dei sessantenni del paesino in provincia di Brescia su quanto fossero gelose dell'avvenente barista. Dall'altra parte lei, due metri di gambe, scollatura ombelicale, labbra rosse, occhi dipinti, calza a rete (l'emblema della finezza). E il sessantenne, appunto, il protagonista, il colpevole del reato di affollare il bar a tutte le ore, di bloccare la circolazione stradale davanti al locale perchè all'improvviso tutti gli uomini della Provincia di Brescia hanno voglia di un caffè proprio lì.
Come si usa dire nel mio gergo: ADR (a domanda risponde, per i profani) il sessantenne: "no, ma io vengo qui perchè lei è cordiale e gentile, è mia moglie che è maliziosa".
No dico, ma ti rendi conto di quello che dici?
Se dietro al bancone c'era una gentilissima e cordialissima ragazza in carne, con un paio di jeans e un dolcevita, COL CAVOLO che il locale aveva bisogno del buttafuori all'ora dell'aperitivo! Perchè, va bene, lo sappiamo tutti che gli uomini non hanno pensieri molto articolati, specialmente quando si tratta di ragazze (anche a sessant'anni), ma almeno ammettetelo! Che senso ha dire "vado lì perchè la barista è gentile"?! Non è vero! Ci vai perchè la barista è gnocca e ha fatto un calendario che probabilmente è appeso in tutte le officine di Brescia! E che male c'è?! Avete la coda di paglia?
Servizio successivo: la celeberrima farfallina di Belen. Ormai nemmeno le modelle ne possono più. Anche Claudia Shiffer, a momenti, non può più vedere Belen. E il TG5 ci informa sul suo cachet per qualunque cosa, dalla comparsata alla sfilata. Il suo listino. Come le massaggiatrici cinesi.
50.000 euro per una sfilata. Cioè più o meno una Audi TT full optional per ogni volta che Belen attua la sua massima prestazione professionale camminando in linea retta in un corridoio abbagliata dai flash. E vuoi mettere la difficoltà? E' pari quasi solo al prendere a calci una palla di cuoio (e a volte in testa, ciò che spiega moltissime cose...).
Ma basta con le polemiche. Se no sembra che, come si dice, sto a rosicà.
Ecco, non sto a rosicà, anzi. Per quanto mi riguarda ognuno ha le sue priorità. Le mie, per ora non avranno le ali colorate, non saranno tatuate sull'inguine di Belen, ma sono molto più longeve delle farfalle.
martedì 14 febbraio 2012
Buon S. Valentino trottoloso
La parola che ha vinto la top ten di quelle da me pronunciate oggi? No, non "causalità", non "risoluzione" non "patto compromissorio"..."trottolino".
Si oggi ho auggurato buon S. Valentino a tutti gli innamorati chiamandoli Trottolino...seguito dall'immancabile DUDUDADADA.
Trottolini amorosi, coniglietti tenerosi, orsacchiotti abbracciosi morbidosi, mazzi di rose-rosse-per-te-ho-portato-stasera, cioccolatini, cuoricini, bacini, dolcini, coccole, sbuffole, gocciole, rime baciate, pelouches, messaggini tenerini...ma dico, non vi vergognate?
Cioè non vi fa sentire un pò meno uomini colorarvi di rosa per un giorno e parlare come se davanti a voi ci fosse un barboncino frisée?
E voi, donne, non vi fa un pò impressione questa festa?
Stasera, dopo essere scesa dal treno, sono passata a ritirare il sushi take away e il ristorante era pieno. Ma pienissimo, una cosa imbarazzante! Poi ho realizzato che, per la gioia di fioristi e pasticceri (e, a quanto pare, anche dei ristoratori cinesi..) oggi è S. Valentino, ciccino, carino.
Credo che S. Valentino sia il patrono dei produttori di cuori di plastica, o dei venditori di bigliettini musicali pacchiani, o dei pasticceri che per l'occasione sfoderano gli stampini cuoriciosi nuovi.
Come a Natale sono tutti più buoni (clichè), a S. Valentino diventano tutti degli appiccicosissimi barattoli di miele (altro clichè. E, come tutti sapete, se c'è una cosa che mi da sui nervi sono i clichè).
E non si dica che questo è il post di una rossa morbidosa furbacchiosa volpe che non arriva all'uva. Questa rossa morbidosa furbacchiosa volpe non ha bisogno di un giorno prescritto dal dottor consumismo per dimostrare affetto. Ha un pò di miele ogni giorno, e anche un pò di olio di ricino (spesso :P). Quindi auguro un buon S. Valentino trottoloso a tutti gli innamorati della vita, come me.
Si oggi ho auggurato buon S. Valentino a tutti gli innamorati chiamandoli Trottolino...seguito dall'immancabile DUDUDADADA.
Trottolini amorosi, coniglietti tenerosi, orsacchiotti abbracciosi morbidosi, mazzi di rose-rosse-per-te-ho-portato-stasera, cioccolatini, cuoricini, bacini, dolcini, coccole, sbuffole, gocciole, rime baciate, pelouches, messaggini tenerini...ma dico, non vi vergognate?
Cioè non vi fa sentire un pò meno uomini colorarvi di rosa per un giorno e parlare come se davanti a voi ci fosse un barboncino frisée?
E voi, donne, non vi fa un pò impressione questa festa?
Stasera, dopo essere scesa dal treno, sono passata a ritirare il sushi take away e il ristorante era pieno. Ma pienissimo, una cosa imbarazzante! Poi ho realizzato che, per la gioia di fioristi e pasticceri (e, a quanto pare, anche dei ristoratori cinesi..) oggi è S. Valentino, ciccino, carino.
Credo che S. Valentino sia il patrono dei produttori di cuori di plastica, o dei venditori di bigliettini musicali pacchiani, o dei pasticceri che per l'occasione sfoderano gli stampini cuoriciosi nuovi.
Come a Natale sono tutti più buoni (clichè), a S. Valentino diventano tutti degli appiccicosissimi barattoli di miele (altro clichè. E, come tutti sapete, se c'è una cosa che mi da sui nervi sono i clichè).
E non si dica che questo è il post di una rossa morbidosa furbacchiosa volpe che non arriva all'uva. Questa rossa morbidosa furbacchiosa volpe non ha bisogno di un giorno prescritto dal dottor consumismo per dimostrare affetto. Ha un pò di miele ogni giorno, e anche un pò di olio di ricino (spesso :P). Quindi auguro un buon S. Valentino trottoloso a tutti gli innamorati della vita, come me.
venerdì 10 febbraio 2012
The pink theory
La tattica dello gnorri, quella del silenzio (con il corollario del messaggio vuoto), la strategia del giorno alternato, dell'orario sbagliato, del cellulare agitato, dell'astensione il venerdì e il sabato, della fissazione assidua dello schermo, della connettività intercerebrale, della rima baciata, la regola dell'amico, della prevalenza del fatto rispetto al non fatto...
Sono solo un esempio delle decine di migliaia di tattiche inventate dalle donne per sopravvivere in questo pazzo pazzo mondo. E non crediate che queste cose le inventi solo io che sono un pò matta. No no sono universalmente conosciute e, più o meno consciamente, tutte noi le mettiamo in atto ogni giorno, fondamentalmente perchè si tratta di comportamenti basati sul mero buon senso, come la tattica del silenzio, di cui ho già ampiamente parlato in passato. Poi però capita che funzionino anche quelle cose su cui mai e poi mai avresti scommesso, come la strategia del cellulare agitato. E allora sono soddisfazioni.
Ci pensavo proprio oggi in treno, al fatto che dovremmo scrivere un libro per erudire le nuove generazioni (che in realtà sono molto più sgamate di noi, come dimostrano i saggi consigli della sorellina minore..). Ma mi chiedevo anche fino a che punto queste elucubrazioni che, diciamoci la verità, possono nascere solo dopo una intensa giornata di diritto dell'unione europea, funzionino davvero. Cioè, lo dice anche Maccio che il cervello dell'italiano medio è infinitamente più semplice della più semplice delle succitate tattiche. E allora a cosa servono le tattiche? A cosa mi serve sapere che la probabilità media di ricevere un messaggio aumenta proporzionalmente alle scosse applicate al mezzo di ricezione del messaggio stesso? Non dovrebbe essere tutto molto più semplice di così?
Il fatto è che ad un certo punto passa la voglia di giocare. E basta, via la maschera, scopriamo le carte, bando all'incertezza, anche se è bello cullarsi nell'incertezza...ma solo fino ad un certo punto, solo a partire da un certo punto. Dal punto della sicurezza. Ovvero nel momento esatto in cui l'incertezza non ha più ragione di esistere. Perchè per scoprirsi prima del tempo ci vuole coraggio, ma soprattutto deve valerne la pena, e queste sono valutazioni che vanno fatte, tenendo anche conto dell'ormai celeberrima teoria delle tre fasi! E così ecco l'enunciato della legge della valutazione temporale: la sicurezza acquisita con il passaggio fruttuoso del tempo (durante il quale si attuano tutte le suddette tattiche prodromiche) è direttamente proporzionale alla forza di sfondamento del successivo approccio. Grazie per l'ascolto.
Sono solo un esempio delle decine di migliaia di tattiche inventate dalle donne per sopravvivere in questo pazzo pazzo mondo. E non crediate che queste cose le inventi solo io che sono un pò matta. No no sono universalmente conosciute e, più o meno consciamente, tutte noi le mettiamo in atto ogni giorno, fondamentalmente perchè si tratta di comportamenti basati sul mero buon senso, come la tattica del silenzio, di cui ho già ampiamente parlato in passato. Poi però capita che funzionino anche quelle cose su cui mai e poi mai avresti scommesso, come la strategia del cellulare agitato. E allora sono soddisfazioni.
Ci pensavo proprio oggi in treno, al fatto che dovremmo scrivere un libro per erudire le nuove generazioni (che in realtà sono molto più sgamate di noi, come dimostrano i saggi consigli della sorellina minore..). Ma mi chiedevo anche fino a che punto queste elucubrazioni che, diciamoci la verità, possono nascere solo dopo una intensa giornata di diritto dell'unione europea, funzionino davvero. Cioè, lo dice anche Maccio che il cervello dell'italiano medio è infinitamente più semplice della più semplice delle succitate tattiche. E allora a cosa servono le tattiche? A cosa mi serve sapere che la probabilità media di ricevere un messaggio aumenta proporzionalmente alle scosse applicate al mezzo di ricezione del messaggio stesso? Non dovrebbe essere tutto molto più semplice di così?
Il fatto è che ad un certo punto passa la voglia di giocare. E basta, via la maschera, scopriamo le carte, bando all'incertezza, anche se è bello cullarsi nell'incertezza...ma solo fino ad un certo punto, solo a partire da un certo punto. Dal punto della sicurezza. Ovvero nel momento esatto in cui l'incertezza non ha più ragione di esistere. Perchè per scoprirsi prima del tempo ci vuole coraggio, ma soprattutto deve valerne la pena, e queste sono valutazioni che vanno fatte, tenendo anche conto dell'ormai celeberrima teoria delle tre fasi! E così ecco l'enunciato della legge della valutazione temporale: la sicurezza acquisita con il passaggio fruttuoso del tempo (durante il quale si attuano tutte le suddette tattiche prodromiche) è direttamente proporzionale alla forza di sfondamento del successivo approccio. Grazie per l'ascolto.
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