L'abbiamo preso in giro, l'abbiamo deriso senza pietà, senza considerare alcuna attenuante. Ci siamo presi gioco di lui, è diventato l'oggetto più gettonato delle nostre barzellette, peggio dei carabinieri.
Ma non abbiamo considerato la situazione: spostare una nave enoooorme ed ingombrante come la crocera Costa, non è uno scherzo. Cioè, è ingombrante, pesante, occupa gran parte dello spazio disponibile, non si vede bene dagli specchietti retrovisori, cioè non è mica come la Panda che la parcheggi dove ti pare. E' più come la Mini, che ha il cruscotto talmente piccolo che non si vede nulla. Però più maxi, non so se mi spiego.
Ok, la smetto, chiaro, sto scherzando.
E' che volevo fare una metafora partendo da lontano (come mio solito, se no che ci scrivo su questo blog?).
Il fatto è che oggi mentre pranzavo da Claudiano pensavo alla classica metafora della strada: cercare la propria strada, mantenersi sulla strada maestra e cose del genere. Ecco, secondo me non è adatta. Perchè, alla fine, scegliere tra una strada e l'altra, da una determinata percentuale di errore. Se le strade sono 3, una sola è quella giusta, avrò il 33% circa di possibilità di imbroccarla. Come dire, il danno è prevedibile nel quantum. Ma pensavo al mare e al fatto che è una estesa, sterminata tavola ondosa che gli esperti impiegano anni per conoscere ed interpretare bene e di cui, anche i migliori, non si fidano mai completamente. Ecco, secondo me la ricerca del proprio posto nel mondo somiglia più alla ricerca di una rotta. Nel mare sconfinato. Per questo ho pensato che non è poi tanto giusto biasimare il povero Schettino. E' difficile cercare la propria rotta, è difficile, senza vedere la terra rimanere a galla, magari con la chiglia sfondata. Soprattutto è difficile perchè la rotta non si vede, solo chi sa leggere bussole, sestanti e Johnny Depp, sanno trovarla senza difficoltà. E poi onde, tzunami, correnti del Golfo, scogli sommersi... molto meno agevole che trovarsi ad un bivio e scegliere. D'altronde in questo periodo penso che sia anche normale sentirsi un pò sballottata dalle onde. Di qua, di là...incertezza. E' anche vero che mi sono recentemente accorta di soffrire di una particolare insofferenza alla stabilità. In tutti i sensi. V. dice che ho un talento particolare per i salti nel vuoto, mi riescono bene. Sarà. Il fatto è che sento la necessità di molti salti nel vuoto. Per avere un brivido. L'ignoto fa paura, è vero. Ma saltare dall'alto è notoriamente uno sport estremo, da vuoto allo stomaco. Non lo farei mai da un ponte o da una scogliera, ma dai trampolini della vita si. Perchè stare sul ponte della nave a fissare l'orizzonte mi fa venire la nausea, la barca beccheggia, su e giù, e io divento verde. E poi fa caldo, sudo, c'è il sole e mi viene l'eritema. No, ogni tanto devo fare un tuffo, un salto nel mare (perdonate l'incoerenza della metafora, ma preferisco immaginare di saltare in una piscina, non per i limiti dei bordi, ma per la rassicurante e igienica presenza del cloro), sguazzare un pò nella frescura e salire su un'altra barca prima che le braccia diventino troppo pesanti per tenermi a galla. Non voglio dire che l'equilibrio mi faccia schifo, che non vorrei che l'altalena si fermasse. Verrà un giorno (come diceva Fra Cristoforo) in cui il mio istinto mi chiederà di fermare l'altalena, di piantare radici, di accettare di percorrere la rotta costeggiando la riva. Non ora, ma verrà un giorno. Lo so.
mercoledì 30 maggio 2012
martedì 22 maggio 2012
Chi si fa poche domande avrà tutte le risposte
Il titolo di questo post è una citazione, direttamente da "Figli degli hamburger" degli Ex otago. Breve ritratto della generazione dei trentenni allo sbaraglio: quelli che si fanno troppe domande e non ottengono alcuna risposta e quelli che se ne fanno poche (e spesso sono quelle sbagliate) che ottengono almeno la risposta a quelle più scontate. Comunque il pretesto per cominciare lo prendo da un'altra canzone che vi consiglio di ascoltare: "Non siamo gli alberi" Dimartino, Picicca records, 22/05/2012.
Avete mai pensato al duplice significato della parola "abbandonarsi"? Non parlo del verbo abbandonare, quello di significato ne ha uno soltanto e non è neanche tanto bello. Ma abbandonarsi ha due significati (almeno, due che io sappia, magari ne ha di più..): uno direttamente derivato dal suddetto verbo, ovvero (usato nel significato corrente dell'avverbio, non in quello giuridico) lasciarsi, distaccarsi, abbandonarsi appunto, reciprocamente. L'altro è sì derivato dal significato tradizionale, ma traslato su un piano più, come dire, introspettivo, interiore, interinale, intestinale: abbandonare qualcosa di se stessi, tipo le proprie ancore emozionali, lasciarsi andare, mollare le zavorre della razionalità per evadere verso una realtà interna più leggera. E in questo senso allora sì, "sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile", come dice Dimartino (tra parentesi, lunedì 11, in apertura del MIAMI serata di musica e boesia presso il circolo arci Bellezza di Milano con, tra gli altri, Dimartino che leggerà alcuni brani dal libro "cosa volete sentire", non bisogna mancare!). A. dice che è utile abbandonarsi ogni tanto anche nel primo senso, e forse un pochino ha ragione (ma solo un pochino). Abbandonarsi ogni tanto da la possibilità di mancarsi. Ma non andrei oltre, nell'abbandonarsi, se no è troppo. Che poi, sinceramente nutro anche dei dubbi sull'utilità di abbandonarsi nel secondo senso, oltre un certo limite. Ne parlavamo oggi in treno. Tra gli zombie e i fantasmi che aprivano la porta del bagno, con la luce di un tramonto dorato, dicevamo, con somma gioia dei nostri compagni di viaggio, che non è facendo la cosa giusta che ci si salva (da noi stessi, claro). No, è il nostro istinto che ci dice cosa dobbiamo fare, perchè lancia dei segnali, che di solito vengono recepiti direttamente dal nostro personalissimo karma, che ci fanno capire ciò di cui abbiamo bisogno. Tranquillità, amore, tenerezza, emozione, brivido, stabilità, equilibrio...
Nella mia testa c'è una grande confusione. Più o meno come in camera mia, come sulla panca della cucina, dove ho ammassato tutti i libri e gli appunti, come nella stanza delle necessità di Harry Potter. E' una stanza segreta dove finiscono le cose dimenticate, dove c'è sempre quello che si cerca, dove si trova sempre ciò di cui si ha bisogno. Nella mia testa c'è quello di cui ho bisogno. C'è, lo so. E lo sa anche il mio istinto, lo sa il mio karma. Ma la mia dimensione conscia vive meno serenamente questa pseudoconsapevolezza. Una volta C. mi ha detto che quando il nostro fisico è molto sotto pressione, si può tirare la corda fino ad un certo punto. Poi si ferma. Da solo e senza preavviso. Se non ti fermi da solo, ti ferma lui. Ecco, io credo di trovarmi in una fase simile. Il mio cervello è saturo. E allora si ferma. Il problema è che è saturo di scemenze e di cose sconclusionate, come mucchi di libri polverosi che uno si ostina a tenere nella consapevolezza che non li leggerà mai. E questa saturazione di scemenze lo porta a rallentarsi anche con riguardo alle cose serie, per esempio il mio futuro. Parlavmo anche di questo in treno, tra gli zombie, del nostro futuro, del fatto che nella vita c'è un tempo per formarsi ed un tempo per contribuire. Noi siamo in mezzo. Divisi tra la necessità di formarci ancora e il desiderio di cominciare a contribuire. D'altronde lo sapevamo che questa scuola è una gara di resistenza. Non si può mollare ora, bisogna andare avanti, bisogna tenere duro, bisogna mordere più forte. Facile dirlo, difficile farlo (soprattutto con il cervello spento). Forse dovrei prendermi una vacanza, lunga, da sola e con il cellulare spento, senza facebook, senza internet, in un posto tranquillo, possibilmente frequentato solo da persone anziane. Leggere, dormire, non parlare, mangiare, dormire ancora, scoprire piacere nelle cose estremamente semplici, le venature del petalo di un fiore, l'odore di un asciugamani pulito, il profumo del cappuccino che entra dalla porta della camera la mattina, un raggio di sole che filtra dalle nuvole dopo la pioggia e il suono cristallino della chitarra. E forse il mio cervello si riaccenderà. Una mattina mi sveglierò e ci troverò dentro le risposte a tutte le domande che mi premono alla bocca dello stomaco. Perchè non posso avere un lavoro normale, perchè non riesco meglio in quello che faccio, perchè non trovo il coraggio di prendermi quello che voglio, perchè cerco ancora qualcuno che mi salvi invece di salvarmi da sola, perchè rimpiango ancora i fili rossi spezzati senza darmi pace, perchè ogni tanto torna al mio cuore il rigurgito di un ricordo doloroso, perchè sento spesso l'odore dell'umido e dei ragni della soffitta, perchè Delfini è così noioso e non ci fa lezione la Tagliaferri, perchè il tempo è così troppo spesso troppo poco, perchè faccio sempre quello che dicono gli altri invece di capire cosa è meglio per me, perchè per prendere l'iniziativa è necessario aspettare ancora un altro sogno?
Avete mai pensato al duplice significato della parola "abbandonarsi"? Non parlo del verbo abbandonare, quello di significato ne ha uno soltanto e non è neanche tanto bello. Ma abbandonarsi ha due significati (almeno, due che io sappia, magari ne ha di più..): uno direttamente derivato dal suddetto verbo, ovvero (usato nel significato corrente dell'avverbio, non in quello giuridico) lasciarsi, distaccarsi, abbandonarsi appunto, reciprocamente. L'altro è sì derivato dal significato tradizionale, ma traslato su un piano più, come dire, introspettivo, interiore, interinale, intestinale: abbandonare qualcosa di se stessi, tipo le proprie ancore emozionali, lasciarsi andare, mollare le zavorre della razionalità per evadere verso una realtà interna più leggera. E in questo senso allora sì, "sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile", come dice Dimartino (tra parentesi, lunedì 11, in apertura del MIAMI serata di musica e boesia presso il circolo arci Bellezza di Milano con, tra gli altri, Dimartino che leggerà alcuni brani dal libro "cosa volete sentire", non bisogna mancare!). A. dice che è utile abbandonarsi ogni tanto anche nel primo senso, e forse un pochino ha ragione (ma solo un pochino). Abbandonarsi ogni tanto da la possibilità di mancarsi. Ma non andrei oltre, nell'abbandonarsi, se no è troppo. Che poi, sinceramente nutro anche dei dubbi sull'utilità di abbandonarsi nel secondo senso, oltre un certo limite. Ne parlavamo oggi in treno. Tra gli zombie e i fantasmi che aprivano la porta del bagno, con la luce di un tramonto dorato, dicevamo, con somma gioia dei nostri compagni di viaggio, che non è facendo la cosa giusta che ci si salva (da noi stessi, claro). No, è il nostro istinto che ci dice cosa dobbiamo fare, perchè lancia dei segnali, che di solito vengono recepiti direttamente dal nostro personalissimo karma, che ci fanno capire ciò di cui abbiamo bisogno. Tranquillità, amore, tenerezza, emozione, brivido, stabilità, equilibrio...
Nella mia testa c'è una grande confusione. Più o meno come in camera mia, come sulla panca della cucina, dove ho ammassato tutti i libri e gli appunti, come nella stanza delle necessità di Harry Potter. E' una stanza segreta dove finiscono le cose dimenticate, dove c'è sempre quello che si cerca, dove si trova sempre ciò di cui si ha bisogno. Nella mia testa c'è quello di cui ho bisogno. C'è, lo so. E lo sa anche il mio istinto, lo sa il mio karma. Ma la mia dimensione conscia vive meno serenamente questa pseudoconsapevolezza. Una volta C. mi ha detto che quando il nostro fisico è molto sotto pressione, si può tirare la corda fino ad un certo punto. Poi si ferma. Da solo e senza preavviso. Se non ti fermi da solo, ti ferma lui. Ecco, io credo di trovarmi in una fase simile. Il mio cervello è saturo. E allora si ferma. Il problema è che è saturo di scemenze e di cose sconclusionate, come mucchi di libri polverosi che uno si ostina a tenere nella consapevolezza che non li leggerà mai. E questa saturazione di scemenze lo porta a rallentarsi anche con riguardo alle cose serie, per esempio il mio futuro. Parlavmo anche di questo in treno, tra gli zombie, del nostro futuro, del fatto che nella vita c'è un tempo per formarsi ed un tempo per contribuire. Noi siamo in mezzo. Divisi tra la necessità di formarci ancora e il desiderio di cominciare a contribuire. D'altronde lo sapevamo che questa scuola è una gara di resistenza. Non si può mollare ora, bisogna andare avanti, bisogna tenere duro, bisogna mordere più forte. Facile dirlo, difficile farlo (soprattutto con il cervello spento). Forse dovrei prendermi una vacanza, lunga, da sola e con il cellulare spento, senza facebook, senza internet, in un posto tranquillo, possibilmente frequentato solo da persone anziane. Leggere, dormire, non parlare, mangiare, dormire ancora, scoprire piacere nelle cose estremamente semplici, le venature del petalo di un fiore, l'odore di un asciugamani pulito, il profumo del cappuccino che entra dalla porta della camera la mattina, un raggio di sole che filtra dalle nuvole dopo la pioggia e il suono cristallino della chitarra. E forse il mio cervello si riaccenderà. Una mattina mi sveglierò e ci troverò dentro le risposte a tutte le domande che mi premono alla bocca dello stomaco. Perchè non posso avere un lavoro normale, perchè non riesco meglio in quello che faccio, perchè non trovo il coraggio di prendermi quello che voglio, perchè cerco ancora qualcuno che mi salvi invece di salvarmi da sola, perchè rimpiango ancora i fili rossi spezzati senza darmi pace, perchè ogni tanto torna al mio cuore il rigurgito di un ricordo doloroso, perchè sento spesso l'odore dell'umido e dei ragni della soffitta, perchè Delfini è così noioso e non ci fa lezione la Tagliaferri, perchè il tempo è così troppo spesso troppo poco, perchè faccio sempre quello che dicono gli altri invece di capire cosa è meglio per me, perchè per prendere l'iniziativa è necessario aspettare ancora un altro sogno?
lunedì 7 maggio 2012
un momento di tranquillità
Eccomi di nuovo su questi schermi. Dunque, novità dell'ultima ora? Si, sono andata a vedere il concerto di Brunori SAS. Bellissimo. No, sul serio, voto: O (per i profani: oltre ogni aspettativa).
Cioè, immaginavo che mi sarebbe piaciuto molto, ma devo dire che ha superato davvero la mia immaginazione (e meno male che ogni tanto capita..). Dario è un vero showman, simpatico, sarcastico e un pò cinico, molto molto divertente. E i dipendenti della Brunori Sas sono davvero fantastici: due elementi che valgono un'orchestra: uno che suonava tutti i fiati possibili e immaginabili, nonchè batteria e xilofono (molto spesso contemporaneamente) e l'altro addetto agli archi in generale, dal violoncello al mandolino americano, passando per...beh per le maracas. Poi c'era la stagista, lucia, violinista. E la musica, chiaramente era....beh era la musica di Brunori. Ma con quel quid pluris che dovrebbe esserci in ogni esibizione dal vivo, una cosa che non si sentirà mai registrata...V. dice che è come le vetrate di una chiesa a Parigi di cui non ricordo il nome..i disegni si vedono bene solo quando c'è il sole, ma quando c'è il sole non si possono fotografare, è una cosa che va solo vissuta ma non catturata. E così anche il concerto di Brunori, che la mia macchina fotografica si è rifiutata di registrare.
Piccola nota: la band "scaldapubblico"...ho sentito un piccolo brivido. Ottimo arrangiamento, pessimo cantato. chi di dovere prenda appunti: biascicare non attacca.
E che altro? Sono andata allo Shed, l'altra sera. Carino, devo dire che mi sono divertita parecchio. Sarà stata la compagnia! Ne ho approfittato per operare uno studio antropologico sulle evoluzioni sociologiche dai tempi di Jovanotti e "Gente della notte". La gente della notte del 2012 indossa la camicia bianca. O azzurro chiaro. Tutta la gente della notte. Impressionante. Orde di pocopiùcheventenni maschi tutti con lo stesso look. Vige la regola delle cheerleader di stinsoniana memoria, anche per le ragazze: il gruppo rende più fighi.
Oggi invece, e con questo vorrei chiudere questo post assolutamente inutile, sono stata a fare il mio turno di sorveglianza alla mostra benefica del Rac, nel convento dei frati Cappuccini. C'erano un volontario dell'associazione, una signora anche lei volontaria e il mio enorme Gazzoni. Ho trovato un clima sereno, silenzioso e pacifico, quasi irreale rispetto agli ambienti in cui vivo normalmente (compreso l'interno del mio cervello). I vecchietti sorridevano e parlavano delle loro eroiche gesta di volontariato. Sinceramente positivi. Per la prima volta dopo diverso tempo ho ritrovato persone che provavano sincero piacere nel fare qualcosa di buono, nel fare del bene. Del tutto disinteressati, semplici. Ho ripensato al discorso che ho fatto con R. l'altro giorno a scuola. Il fatto che lei ritenesse che lo stato di tranquillità si possa raggiungere solo con la morte mi aveva messo un pò di angoscia. In realtà, io credo di essere stata tranquilla per un paio d'ore stasera. Non felice. Non serena. Tranquilla. Pacifica. Insieme a persone cordiali, ho studiato tranquillamente, senza sentire la tensione per il compitino, ho ritrovato un pò di piacere nel fare cose che possano portare del bene anche agli altri, senza farmi venire l'angoscia. Ho vissuto un momento bello, vorrei viverne di più. Qualche mese fa ho sognato di essere in mezzo al mare in tempesta, su una barca, con uno sconosciuto. Tra le sue braccia mi sentivo assolutamente tranquilla, della tranquillità irreale che prova chi si affida totalmente a qualcuno, senza dubbi e senza riserve. Ecco, tralasciando il fatto che C. ha riso di me quando gliel'ho raccontato, dicendo (come al solito) che i miei sogni sono elementari, e che google da le più svariate interpretazioni alla faccenda, arrivando persino ad individuare il nocchiero dell'Aldilà (-.-), oggi ho provato una sensazione di tranquillità simile. Poi, ovviamente, è scemato nel giro di tre secondi. Durante il tragitto dalla sala dell'esposizione alla macchina. Però, non so perchè, ma uscita da lì il cielo sembrava più alto e più azzurro.
Cioè, immaginavo che mi sarebbe piaciuto molto, ma devo dire che ha superato davvero la mia immaginazione (e meno male che ogni tanto capita..). Dario è un vero showman, simpatico, sarcastico e un pò cinico, molto molto divertente. E i dipendenti della Brunori Sas sono davvero fantastici: due elementi che valgono un'orchestra: uno che suonava tutti i fiati possibili e immaginabili, nonchè batteria e xilofono (molto spesso contemporaneamente) e l'altro addetto agli archi in generale, dal violoncello al mandolino americano, passando per...beh per le maracas. Poi c'era la stagista, lucia, violinista. E la musica, chiaramente era....beh era la musica di Brunori. Ma con quel quid pluris che dovrebbe esserci in ogni esibizione dal vivo, una cosa che non si sentirà mai registrata...V. dice che è come le vetrate di una chiesa a Parigi di cui non ricordo il nome..i disegni si vedono bene solo quando c'è il sole, ma quando c'è il sole non si possono fotografare, è una cosa che va solo vissuta ma non catturata. E così anche il concerto di Brunori, che la mia macchina fotografica si è rifiutata di registrare.
Piccola nota: la band "scaldapubblico"...ho sentito un piccolo brivido. Ottimo arrangiamento, pessimo cantato. chi di dovere prenda appunti: biascicare non attacca.
E che altro? Sono andata allo Shed, l'altra sera. Carino, devo dire che mi sono divertita parecchio. Sarà stata la compagnia! Ne ho approfittato per operare uno studio antropologico sulle evoluzioni sociologiche dai tempi di Jovanotti e "Gente della notte". La gente della notte del 2012 indossa la camicia bianca. O azzurro chiaro. Tutta la gente della notte. Impressionante. Orde di pocopiùcheventenni maschi tutti con lo stesso look. Vige la regola delle cheerleader di stinsoniana memoria, anche per le ragazze: il gruppo rende più fighi.
Oggi invece, e con questo vorrei chiudere questo post assolutamente inutile, sono stata a fare il mio turno di sorveglianza alla mostra benefica del Rac, nel convento dei frati Cappuccini. C'erano un volontario dell'associazione, una signora anche lei volontaria e il mio enorme Gazzoni. Ho trovato un clima sereno, silenzioso e pacifico, quasi irreale rispetto agli ambienti in cui vivo normalmente (compreso l'interno del mio cervello). I vecchietti sorridevano e parlavano delle loro eroiche gesta di volontariato. Sinceramente positivi. Per la prima volta dopo diverso tempo ho ritrovato persone che provavano sincero piacere nel fare qualcosa di buono, nel fare del bene. Del tutto disinteressati, semplici. Ho ripensato al discorso che ho fatto con R. l'altro giorno a scuola. Il fatto che lei ritenesse che lo stato di tranquillità si possa raggiungere solo con la morte mi aveva messo un pò di angoscia. In realtà, io credo di essere stata tranquilla per un paio d'ore stasera. Non felice. Non serena. Tranquilla. Pacifica. Insieme a persone cordiali, ho studiato tranquillamente, senza sentire la tensione per il compitino, ho ritrovato un pò di piacere nel fare cose che possano portare del bene anche agli altri, senza farmi venire l'angoscia. Ho vissuto un momento bello, vorrei viverne di più. Qualche mese fa ho sognato di essere in mezzo al mare in tempesta, su una barca, con uno sconosciuto. Tra le sue braccia mi sentivo assolutamente tranquilla, della tranquillità irreale che prova chi si affida totalmente a qualcuno, senza dubbi e senza riserve. Ecco, tralasciando il fatto che C. ha riso di me quando gliel'ho raccontato, dicendo (come al solito) che i miei sogni sono elementari, e che google da le più svariate interpretazioni alla faccenda, arrivando persino ad individuare il nocchiero dell'Aldilà (-.-), oggi ho provato una sensazione di tranquillità simile. Poi, ovviamente, è scemato nel giro di tre secondi. Durante il tragitto dalla sala dell'esposizione alla macchina. Però, non so perchè, ma uscita da lì il cielo sembrava più alto e più azzurro.
martedì 24 aprile 2012
Il registro delle aspettative
Riproviamo. Sperando che stavolta Blogger non impazzisca come settimana scorsa. Ultimamente sembra che la tecnologia si stia animando di vita propria: il mio telefono manda messaggi vuoti alle persone, Blogger decide autonomamente di far sparire dal web i miei post... Bene...
Ma dimentichiamo i problemi tecnologici e dedichiamoci all'argomento di oggi.
Cosa impedisce che un gesto carino sia considerato un semplice gesto rientrante nell'insieme della tanto odiata "mera cortesia"? Cosa impedisce che un saluto, un sorriso, una parola, vengano interpretati come semplici parole parole parole soltanto parole? Cosa impedisce che un silenzio non venga riempito di ansia e illusione? Cosa impedisce che un comportamento normale rimanga solo un comportamento normale?
Le aspettative.
Le aspettative sono una gran brutta cosa. Sono quelle sensazioni positive, apparentemente favorevoli, che ci spingono ad autoconvincerci che certe situazioni volgano a nostro favore. Praticamente le aspettative sono dei trailer, che guardiamo per sapere comesarebbe bello se..... E, si sa, spesso i trailer generano notevoli aspettative, solitamente tradite da film mediocri e incerti. Ma allora, vi chiederete voi (e io con voi) perchè continuiamo a farci delle aspettative che vengono puntualmente disattese? Mah..Forse per masochismo. Forse per quell'irresistibile senso di ottimismo che non riusciamo ad abbandonare nonostante tutte le delusioni e le scottature, un pò come il costante bisogno inconscio di innamorarci, nonostante tutto. V. dice che le aspettative fanno progredire un rapporto: se io ho un'aspettativa che trova riscontro, il rapporto progredisce, fa un salto in avanti. Se invece la mia aspettativa viene disattesa poco male, si creerà una situazione di stasi non migliore nè peggiore di quella che c'era prima. Io invece sostengo che le aspettative siano una cosa stupida. Si rimane costantemente delusi, anche nelle situazioni più promettenti. Il fatto è che la maggior parte delle aspettative, chiamiamole così, pericolose, non rientrano nella nostra sfera di controllo. Posso aspettarmi che un giorno diventerò avvocato, ma quello dipende da me, da quanto studierò (certo, dipende anche da chi leggerà il mio compito d'esame, ma diciamo che questa cosa è nella mia sfera di controllo almeno al 60%). Ma se dico "mi aspetto che Tizio faccia una determinata cosa", non si può dire che questo tipo di aspettativa non abbia un grado di aleatorietà notevolmente diverso! Posso ripetere fino all'esaurimento di senso che se voglio una cosa me la vado a prendere, ma il comportamento di Tizio esula completamente dalla mia sfera di controllo. E allora cosa succede? che rientra in gioco parte del post sulla potenza: quando ho una aspettativa si crea una situazione di potenza. E allora solo una cosa può rompere l'equilibrio della potenza: il coraggio. Fatta una valutazione di convenienza sui pro e contro di un determinato comportamento Tizio prenderà la decisione più idonea per lui, indipendentemente da ogni mia aspettativa. Poi, certo, ci sono anche quelle situazioni in cui la potenza va letteralmente a farsi benedire, perchè non fare una cosa è più doloroso di tutte le possibili conseguenze dannose che deriverebbero dal farla, e allora, con buona pace della potenza, della razionalità e dei calcoli di matematica del sentimento, ci si butta. E sono i casi più belli. Purtroppo sono anche più unici che rari.
Il normale livello di coraggio richiesto per superare la barriera delle aspettative è preceduto da odiose ma necessarie valutazioni prodromiche di opportunità.
Vi racconto una mia esperienza. Nel 2006 ho frequentato un corso preliminare al test per entrare alla facoltà di medicina. Era una specie di scuola estiva. Una volta, al ritorno, avevo perso il treno ed ero andata a mangiare al Burger King di Cadorna. In coda avevo incontrato un mio compagno che mi aveva salutata, credendo che io fossi un'altra persona. Io avevo chiarito l'equivoco, due battute, due risate, ciao, ciao, ognuno nella sua coda. Poi ci ho pensato. Ma se invece avessi continuato a parlare e avessi detto: no, io non sono Caia, sono Tizia, piacere blablabla....? Se avessi dato una spinta all'equilibrio di quella potenza? Mah chissà. Però ogni tanto ci penso. E mi faccio un trailer.
Anche perchè secondo me l'affermazione di J Axiana memoria "la vita non è un film" non è vera. E allora che male c'è a farsi un trailer? Probabilmente lo stesso male che c'è a farsi aspettative. Non è inevitabile non farsi aspettative, solo bisgna chiedersi se si è disposti ad assumersi il rischio di mettere in mani altrui una propria aspettativa. Quanto sarebbe più comodo (e quanto spazio di blog risparmierei!!) se ognuno facesse un catalogo delle proprie aspettative e lo pubblicasse (tipo registri immobiliari) e gli altri potessero segnarsi quali aspettative soddisfare e quali invece lasciare disattese? Così mi regolo, no? Io mi aspetto questo, questo e questo. Tu ti aspetti quello quello e quello. Magari, una volta su dieci, questo e quello corrispondono e si incastrano come aspettativa perfettamente reciproca. E allora che senso ha aspettare, studiare tattiche, friggersi il cervello e farsi venire l'ulcera? Dovremmo avere delle finestrelle sulla fronte, così, quando pensiamo qualcosa, chi ci sta di fronte può leggerla (salvo poi chiudere le tendine a nostro arbitrio...). Non sarebbe tutto più facile?
Ma dimentichiamo i problemi tecnologici e dedichiamoci all'argomento di oggi.
Cosa impedisce che un gesto carino sia considerato un semplice gesto rientrante nell'insieme della tanto odiata "mera cortesia"? Cosa impedisce che un saluto, un sorriso, una parola, vengano interpretati come semplici parole parole parole soltanto parole? Cosa impedisce che un silenzio non venga riempito di ansia e illusione? Cosa impedisce che un comportamento normale rimanga solo un comportamento normale?
Le aspettative.
Le aspettative sono una gran brutta cosa. Sono quelle sensazioni positive, apparentemente favorevoli, che ci spingono ad autoconvincerci che certe situazioni volgano a nostro favore. Praticamente le aspettative sono dei trailer, che guardiamo per sapere comesarebbe bello se..... E, si sa, spesso i trailer generano notevoli aspettative, solitamente tradite da film mediocri e incerti. Ma allora, vi chiederete voi (e io con voi) perchè continuiamo a farci delle aspettative che vengono puntualmente disattese? Mah..Forse per masochismo. Forse per quell'irresistibile senso di ottimismo che non riusciamo ad abbandonare nonostante tutte le delusioni e le scottature, un pò come il costante bisogno inconscio di innamorarci, nonostante tutto. V. dice che le aspettative fanno progredire un rapporto: se io ho un'aspettativa che trova riscontro, il rapporto progredisce, fa un salto in avanti. Se invece la mia aspettativa viene disattesa poco male, si creerà una situazione di stasi non migliore nè peggiore di quella che c'era prima. Io invece sostengo che le aspettative siano una cosa stupida. Si rimane costantemente delusi, anche nelle situazioni più promettenti. Il fatto è che la maggior parte delle aspettative, chiamiamole così, pericolose, non rientrano nella nostra sfera di controllo. Posso aspettarmi che un giorno diventerò avvocato, ma quello dipende da me, da quanto studierò (certo, dipende anche da chi leggerà il mio compito d'esame, ma diciamo che questa cosa è nella mia sfera di controllo almeno al 60%). Ma se dico "mi aspetto che Tizio faccia una determinata cosa", non si può dire che questo tipo di aspettativa non abbia un grado di aleatorietà notevolmente diverso! Posso ripetere fino all'esaurimento di senso che se voglio una cosa me la vado a prendere, ma il comportamento di Tizio esula completamente dalla mia sfera di controllo. E allora cosa succede? che rientra in gioco parte del post sulla potenza: quando ho una aspettativa si crea una situazione di potenza. E allora solo una cosa può rompere l'equilibrio della potenza: il coraggio. Fatta una valutazione di convenienza sui pro e contro di un determinato comportamento Tizio prenderà la decisione più idonea per lui, indipendentemente da ogni mia aspettativa. Poi, certo, ci sono anche quelle situazioni in cui la potenza va letteralmente a farsi benedire, perchè non fare una cosa è più doloroso di tutte le possibili conseguenze dannose che deriverebbero dal farla, e allora, con buona pace della potenza, della razionalità e dei calcoli di matematica del sentimento, ci si butta. E sono i casi più belli. Purtroppo sono anche più unici che rari.
Il normale livello di coraggio richiesto per superare la barriera delle aspettative è preceduto da odiose ma necessarie valutazioni prodromiche di opportunità.
Vi racconto una mia esperienza. Nel 2006 ho frequentato un corso preliminare al test per entrare alla facoltà di medicina. Era una specie di scuola estiva. Una volta, al ritorno, avevo perso il treno ed ero andata a mangiare al Burger King di Cadorna. In coda avevo incontrato un mio compagno che mi aveva salutata, credendo che io fossi un'altra persona. Io avevo chiarito l'equivoco, due battute, due risate, ciao, ciao, ognuno nella sua coda. Poi ci ho pensato. Ma se invece avessi continuato a parlare e avessi detto: no, io non sono Caia, sono Tizia, piacere blablabla....? Se avessi dato una spinta all'equilibrio di quella potenza? Mah chissà. Però ogni tanto ci penso. E mi faccio un trailer.
Anche perchè secondo me l'affermazione di J Axiana memoria "la vita non è un film" non è vera. E allora che male c'è a farsi un trailer? Probabilmente lo stesso male che c'è a farsi aspettative. Non è inevitabile non farsi aspettative, solo bisgna chiedersi se si è disposti ad assumersi il rischio di mettere in mani altrui una propria aspettativa. Quanto sarebbe più comodo (e quanto spazio di blog risparmierei!!) se ognuno facesse un catalogo delle proprie aspettative e lo pubblicasse (tipo registri immobiliari) e gli altri potessero segnarsi quali aspettative soddisfare e quali invece lasciare disattese? Così mi regolo, no? Io mi aspetto questo, questo e questo. Tu ti aspetti quello quello e quello. Magari, una volta su dieci, questo e quello corrispondono e si incastrano come aspettativa perfettamente reciproca. E allora che senso ha aspettare, studiare tattiche, friggersi il cervello e farsi venire l'ulcera? Dovremmo avere delle finestrelle sulla fronte, così, quando pensiamo qualcosa, chi ci sta di fronte può leggerla (salvo poi chiudere le tendine a nostro arbitrio...). Non sarebbe tutto più facile?
mercoledì 18 aprile 2012
Fogli bianchi
E' un pò che guardo questa pagina bianca. Non so cosa scriverci sopra. Sembra una mia giornata...comincia bianca e io devo riempirla di contenuti. Ultimamente poi sembra che qualcuno abbia deciso di farmi del male tirandomi fogli bianchi da riempire. Risme intere. Così fanno più male.
Alla fine mi dico che devo cogliere queste occasioni, prenderle come trampolini di lancio, scrivere qualcosa di positivo su questi fogli, individuare quello che voglio e andare a prendermelo. Saggio. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Perchè a farsi fa male. Fa davvero male. Più di una risma in testa, più di un foglio di carta che taglia in mezzo alle dita.
Oggi D. mi ha detto che gli italiani sono assuefatti a questa mentalità aggrappata con le unghie alla stabilità, per questo i giovani non sono malleabili, non apprezzano le occasioni di cambiamento. Io le apprezzo le occasioni di cambiamento, ma in questo momento speravo di mantenere, non dico una certa stabilità, ma almeno un minimo equilibrio. Invece no. Va beh. Bisognerà prendere provvedimenti, riempire questi fogli bianchi con la mia storia. Alla fine, forse, potrei anche scrivere una storia interessante, tipo: "Praticante in studio legale parte per il brasile e diventa addestratrice di pappagalli", oppure: "Oggi studiamo sul suo manuale di diritto amministrativo, da ragazza voleva fare il medico" o ancora "Huston! Huston! Abbiamo un problema! Scimmie nere tirano ossi contro un monolite nero!" (forse l'ultima è già stata scritta...).
La verità è che non si può scendere dalla giostra, continua a girare e non serve a nulla mettersi sul cavallino e aspettare che la cassiera faccia cadere la coda pelosa sulla nostra spalla. Per acchiappare la coda bisogna essere sleali e cattivi, salire in piedi sul cavallino, saltare, sbracciarsi..e se qualche bambino si intromette tra noi e il posticcio obiettivo, fargli male, graffiarlo e morsicarlo.
Quando ero piccola (bimba ingenua) salivo sulla giostra e aspettavo il mio turno. Si, ero convinta che la cassiera, per accontentare tutti i bambini, facesse in modo che ognuno a turno potesse prendere la coda. Invece la cassiera era di una cattiveria rara e faceva saltare l'elastico con evoluzioni assurde. E io mi arrabbiavo se gli altri bambini si impegnavano in tuffi carpiati e salti Fosbury per giungere alla meta. La giostra scuola di vita (dalla quale a quanto sembra non ho imparato nulla...).
Se il giorno della mia laurea mi sentivo così potente da dire "Franci, se vuoi qualcosa vai a prendertelo, puoi farlo!", ora ho tanto l'impressione di ricevere una grande pedata nel sedere da qualcuno che mi urla "Svegliati Franci! La vità è cominciata!" E se io volessi prendermi una proroga? In fondo è anche per questo che ho deciso di iscrivermi a scuola, no? Prendermi una proroga dall'inizio della vita vera. Ma ho come l'impressione che non ci sia più spazio per le proroghe. Da domani si cambia. Sul serio.
Alla fine mi dico che devo cogliere queste occasioni, prenderle come trampolini di lancio, scrivere qualcosa di positivo su questi fogli, individuare quello che voglio e andare a prendermelo. Saggio. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Perchè a farsi fa male. Fa davvero male. Più di una risma in testa, più di un foglio di carta che taglia in mezzo alle dita.
Oggi D. mi ha detto che gli italiani sono assuefatti a questa mentalità aggrappata con le unghie alla stabilità, per questo i giovani non sono malleabili, non apprezzano le occasioni di cambiamento. Io le apprezzo le occasioni di cambiamento, ma in questo momento speravo di mantenere, non dico una certa stabilità, ma almeno un minimo equilibrio. Invece no. Va beh. Bisognerà prendere provvedimenti, riempire questi fogli bianchi con la mia storia. Alla fine, forse, potrei anche scrivere una storia interessante, tipo: "Praticante in studio legale parte per il brasile e diventa addestratrice di pappagalli", oppure: "Oggi studiamo sul suo manuale di diritto amministrativo, da ragazza voleva fare il medico" o ancora "Huston! Huston! Abbiamo un problema! Scimmie nere tirano ossi contro un monolite nero!" (forse l'ultima è già stata scritta...).
La verità è che non si può scendere dalla giostra, continua a girare e non serve a nulla mettersi sul cavallino e aspettare che la cassiera faccia cadere la coda pelosa sulla nostra spalla. Per acchiappare la coda bisogna essere sleali e cattivi, salire in piedi sul cavallino, saltare, sbracciarsi..e se qualche bambino si intromette tra noi e il posticcio obiettivo, fargli male, graffiarlo e morsicarlo.
Quando ero piccola (bimba ingenua) salivo sulla giostra e aspettavo il mio turno. Si, ero convinta che la cassiera, per accontentare tutti i bambini, facesse in modo che ognuno a turno potesse prendere la coda. Invece la cassiera era di una cattiveria rara e faceva saltare l'elastico con evoluzioni assurde. E io mi arrabbiavo se gli altri bambini si impegnavano in tuffi carpiati e salti Fosbury per giungere alla meta. La giostra scuola di vita (dalla quale a quanto sembra non ho imparato nulla...).
Se il giorno della mia laurea mi sentivo così potente da dire "Franci, se vuoi qualcosa vai a prendertelo, puoi farlo!", ora ho tanto l'impressione di ricevere una grande pedata nel sedere da qualcuno che mi urla "Svegliati Franci! La vità è cominciata!" E se io volessi prendermi una proroga? In fondo è anche per questo che ho deciso di iscrivermi a scuola, no? Prendermi una proroga dall'inizio della vita vera. Ma ho come l'impressione che non ci sia più spazio per le proroghe. Da domani si cambia. Sul serio.
giovedì 5 aprile 2012
Profili di illegittimità
Mah...a volte ho la sensazione che le persone non si rendano conto di quello che dicono. Ciò comporterebbe che alcuni (molti, per la verità) o non pensano prima di parlare o non pensano affatto e sono come il Maccio Capatonda che tanto prende in giro l'Italiano Medio (ipotesi che ritengo più verosimile...). Invero, la cosa è preoccupante non poco, perchè il livello di scemenze che ho sentito nei tre telegiornali che ho visto stasera, sono tali da offuscare ogni preoccupazione inerente le ultime vicende delle nomination di Kevin del Grande Fratello.
Diciamocelo, la notizia del giorno la conosciamo tutti: Bossi ha lasciato il partito. Perchè? Perchè ha rubato un sacco di soldi. Per farci che? Per pagare la scuola del Trota.
Ora. Va bene tutto. Va davvero bene tutto. Passi che abbia pagato con i soldi dei rimborsi al partito la ristrutturazione di casa, passi la scuola Bosina, passi davvero tutto, ma l'istruzione del Trota mi rifiuto di credere che sia stata pagata dai contribuenti. Mi rifiuto di credere che sia stata pagata affatto!
E in tre telegiornali i servizi ripercorrevano la carriera del Bossi, dal Paleolitico ad oggi, tutte le sue battaglie, l'ampollina del Po, il dito medio, la canottiera e chi ha più fantasia più ne metta...E i militanti, i verdevestiti (tipo sanculotti), che chiamavano Radio Padania e piangevano...Povera stella...
Ma stiamo scherzando?! Voi lo sapete, io non mi addentro mai negli alvei della politica, ci si incasina, ci si compromette e si finisce sempre per indispettire qualcuno, ma questo è ridicolo!
Ma non c'è qualcuno che si indigna e si arrabbia per aver pagato la scuola al Trota? Per tre anni più del necessario, per di più! No, cioè, non ci sono parole! Altro che "dimissioni gesto dovuto degno di rispetto". Il rispetto ce lo si gioca consapevolmente mentre si prendono per i fondelli milioni di persone. Non lo si guadagna dimettendosi dopo aver pagato la ristrutturazione di casa con i soldi degli altri. Quello mi sembra il minimo, una cosa che uno fa perchè si vergogna, per mettere la testa sotto la sabbia, senza affrontare le persone chiedendo scusa, non una dimostrazione di dignità e rispetto.
La verità è che mi sembra che l'italica mentalità non abbia colore politico o un nome specifico, è pervasa, iniettata nelle nostre vene, chi più chi meno, chi per certi versi, chi per altri. E' banale dirlo ma è estremamente vero. Tutti uguali.
Ma basta con le dissertazioni politiche (anche se credo che il mio sdegno non sia sufficientemente espresso in questo post, un pochino troppo tenero) e passiamo ad altro. Ho riservato per voi, miei affezionatissimi, una vera chicca.
Siete stati al Libraccio recentemente? Hanno messo in piedi una iniziativa molto carina: "Assicura il tuo libro di scuola". In cosa consiste? Praticamente viene concesso ai gentili clienti (di seguito "Polli") di poter sostituire i libri di scuola che, per un catalogo limitato e tassativo di casi della vita, non sono più utili ai fini didattici. Mi spiego meglio. I prof vi fanno comprare determinati libri, ma poi cambia il prof e il prof sostituto vi fa comprare altri libri. Che fate, pagate due volte? No, restituite quelli vecchi, che Libraccio ritira (solo se: 1) sono in ottime condizioni, non pasticciati, non rilegati, non spiegazzati e non sottolineati, 2) date idonea prova della realizzazione della condizione), e prendete quelli nuovi, pagando solo l'eventuale differenza. Se la differenza è a vostro favore, vi verrà consegnato un buono da spendere in libri. Punto non trascurabile, questa possibilità vi costa 50 cent a libro.
Ok, detto così, sebbene non mi convinca più di tanto, l'idea è passabile. Possiamo vederla come una miniassicurazione sul rischio, invero decisamente remoto, che la classe venga smembrata, che il prof cambi, che si cambi scuola, che esca una nuova edizione o addirittura che veniate bocciati. Stipulate una polizza che vi permette di assorbire parzialmente i costi della sostituzione dei libri, a patto ovviamente che non li abbiate nemmeno sfogliati, senza specificare limiti di tempo (quando finisce questo rischio? alla fine dell'anno? Dopo sei mesi? Una volta cominciata la scuola? Boh). Va beh. Ma la cosa oltrepassa il limite del mero sospetto se la commessa vi avverte che Libraccio, per nuova politica aziendale, non cambia più i libri. Cioè? Si, insomma, se comprate il libro di matematica e a casa vi accorgete che l'isbn è diverso da quello indicato dal prof, non lo potete più sostituire. La suddetta commessa, prospettatovi il paurosissimo rischio, vi invita dunque a contrarre la suddetta polizza per 50 cent, così potrete sicuramente restituire il libro.
Ma non stiamo negoziando il diritto di recesso? Beh si. Se perfino da Zara posso restituire un vestito dopo un mese (quindi probabilmente anche dopo averlo usato per bene), senza se e senza ma, perchè per restituire un libro devo assicurarmi? La legge mi assicura un diritto di recesso determinato, perchè devo pagare per poterlo esercitare? Passi conferire un compenso per avere in cambio la possibilità di restituire il libro a distanza di mesi, ma che mi dicano che non posso cambiare il libro affatto se non pago mi sembra una cosa a metà tra la minaccia e la truffa, con sbilanciamenti di qua e di là a seconda del momento contrattuale!
Facciamo anche due conti, se volete. Immaginate, fine agosto, inizio settembre. Mamme impazzite riempiono il Libraccio per comprare i libri di scuola (una media di venti libri a studente). 20 X 0,50= 10X il numero di persone che ipotizzabilmente comprerà i libri al Libraccio, per esempio, di Varese (ma l'offerta è attiva in tutta la catena) 500= 5000 euro in più sul'incasso, ai quali andrebbero sottratti i soldi che Libraccio ci rimetterebbe sui libri eventualmente sostituiti, che ammontano praticamente a zero, perchè la differenza sui libri nuovi è comunque a carico del cliente e la combinazione tra realizzazione del rischio tassativo prospettato e del perfetto stato del bene richiesto è una condizione pressochè impossibile.
Voi quanti profili di illegittimità vedete?
Diciamocelo, la notizia del giorno la conosciamo tutti: Bossi ha lasciato il partito. Perchè? Perchè ha rubato un sacco di soldi. Per farci che? Per pagare la scuola del Trota.
Ora. Va bene tutto. Va davvero bene tutto. Passi che abbia pagato con i soldi dei rimborsi al partito la ristrutturazione di casa, passi la scuola Bosina, passi davvero tutto, ma l'istruzione del Trota mi rifiuto di credere che sia stata pagata dai contribuenti. Mi rifiuto di credere che sia stata pagata affatto!
E in tre telegiornali i servizi ripercorrevano la carriera del Bossi, dal Paleolitico ad oggi, tutte le sue battaglie, l'ampollina del Po, il dito medio, la canottiera e chi ha più fantasia più ne metta...E i militanti, i verdevestiti (tipo sanculotti), che chiamavano Radio Padania e piangevano...Povera stella...
Ma stiamo scherzando?! Voi lo sapete, io non mi addentro mai negli alvei della politica, ci si incasina, ci si compromette e si finisce sempre per indispettire qualcuno, ma questo è ridicolo!
Ma non c'è qualcuno che si indigna e si arrabbia per aver pagato la scuola al Trota? Per tre anni più del necessario, per di più! No, cioè, non ci sono parole! Altro che "dimissioni gesto dovuto degno di rispetto". Il rispetto ce lo si gioca consapevolmente mentre si prendono per i fondelli milioni di persone. Non lo si guadagna dimettendosi dopo aver pagato la ristrutturazione di casa con i soldi degli altri. Quello mi sembra il minimo, una cosa che uno fa perchè si vergogna, per mettere la testa sotto la sabbia, senza affrontare le persone chiedendo scusa, non una dimostrazione di dignità e rispetto.
La verità è che mi sembra che l'italica mentalità non abbia colore politico o un nome specifico, è pervasa, iniettata nelle nostre vene, chi più chi meno, chi per certi versi, chi per altri. E' banale dirlo ma è estremamente vero. Tutti uguali.
Ma basta con le dissertazioni politiche (anche se credo che il mio sdegno non sia sufficientemente espresso in questo post, un pochino troppo tenero) e passiamo ad altro. Ho riservato per voi, miei affezionatissimi, una vera chicca.
Siete stati al Libraccio recentemente? Hanno messo in piedi una iniziativa molto carina: "Assicura il tuo libro di scuola". In cosa consiste? Praticamente viene concesso ai gentili clienti (di seguito "Polli") di poter sostituire i libri di scuola che, per un catalogo limitato e tassativo di casi della vita, non sono più utili ai fini didattici. Mi spiego meglio. I prof vi fanno comprare determinati libri, ma poi cambia il prof e il prof sostituto vi fa comprare altri libri. Che fate, pagate due volte? No, restituite quelli vecchi, che Libraccio ritira (solo se: 1) sono in ottime condizioni, non pasticciati, non rilegati, non spiegazzati e non sottolineati, 2) date idonea prova della realizzazione della condizione), e prendete quelli nuovi, pagando solo l'eventuale differenza. Se la differenza è a vostro favore, vi verrà consegnato un buono da spendere in libri. Punto non trascurabile, questa possibilità vi costa 50 cent a libro.
Ok, detto così, sebbene non mi convinca più di tanto, l'idea è passabile. Possiamo vederla come una miniassicurazione sul rischio, invero decisamente remoto, che la classe venga smembrata, che il prof cambi, che si cambi scuola, che esca una nuova edizione o addirittura che veniate bocciati. Stipulate una polizza che vi permette di assorbire parzialmente i costi della sostituzione dei libri, a patto ovviamente che non li abbiate nemmeno sfogliati, senza specificare limiti di tempo (quando finisce questo rischio? alla fine dell'anno? Dopo sei mesi? Una volta cominciata la scuola? Boh). Va beh. Ma la cosa oltrepassa il limite del mero sospetto se la commessa vi avverte che Libraccio, per nuova politica aziendale, non cambia più i libri. Cioè? Si, insomma, se comprate il libro di matematica e a casa vi accorgete che l'isbn è diverso da quello indicato dal prof, non lo potete più sostituire. La suddetta commessa, prospettatovi il paurosissimo rischio, vi invita dunque a contrarre la suddetta polizza per 50 cent, così potrete sicuramente restituire il libro.
Ma non stiamo negoziando il diritto di recesso? Beh si. Se perfino da Zara posso restituire un vestito dopo un mese (quindi probabilmente anche dopo averlo usato per bene), senza se e senza ma, perchè per restituire un libro devo assicurarmi? La legge mi assicura un diritto di recesso determinato, perchè devo pagare per poterlo esercitare? Passi conferire un compenso per avere in cambio la possibilità di restituire il libro a distanza di mesi, ma che mi dicano che non posso cambiare il libro affatto se non pago mi sembra una cosa a metà tra la minaccia e la truffa, con sbilanciamenti di qua e di là a seconda del momento contrattuale!
Facciamo anche due conti, se volete. Immaginate, fine agosto, inizio settembre. Mamme impazzite riempiono il Libraccio per comprare i libri di scuola (una media di venti libri a studente). 20 X 0,50= 10X il numero di persone che ipotizzabilmente comprerà i libri al Libraccio, per esempio, di Varese (ma l'offerta è attiva in tutta la catena) 500= 5000 euro in più sul'incasso, ai quali andrebbero sottratti i soldi che Libraccio ci rimetterebbe sui libri eventualmente sostituiti, che ammontano praticamente a zero, perchè la differenza sui libri nuovi è comunque a carico del cliente e la combinazione tra realizzazione del rischio tassativo prospettato e del perfetto stato del bene richiesto è una condizione pressochè impossibile.
Voi quanti profili di illegittimità vedete?
martedì 3 aprile 2012
International Blog
Parliamo di statistica. Anche perchè non ho voglia di analizzare sentimenti e stati d'animo, di legiferare sulle relazioni umane, di pontificare su quanto mi ha delusa la nuova edizione di Scherzi a Parte (arriverà un post anche su questo...), ormai mi sento come chi ha mangiato chili di caramelle molto zuccherose: groppo allo stomaco e sensazione di nausea pervasa.
Allora ho deciso di parlare di statistica. Sapevate che Blogger mette a disposizione un fantastico servizio statistico? Mi permette di vedere come il mio blog viene visitato, da quali fonti proviene il traffico, quante volte vengono letti i post, in quali momenti della giornata, da quali paesi...
Non è una cosa molto utile, e sicuramente ai miei avventori non può fregare di meno, però è abbastanza divertente controllare, ogni tanto.
Per esempio è curioso che il post più letto di sempre sia "La gente che sta bene vive a Monza" con ben 145 visualizzazioni, seguito da "sfoglio il mio libretto" con 101 e da "Il cervello di Biancaneve" al terzo posto con 91 visualizzazioni. Devo dire che i post, come dire, da podio, sono sempre in voga e vengono letti con regolarità quasi tutte le settimane.
Altro dato interessante è che, dalla nascita di questo blog, i periodi di maggior traffico sono stati giugno 2011 (668 visualizzaizoni) e novembre 2011 (750), mentre gli altri periodi si attestano abbastanza regolarmente intorno alle 300/400 visualizzazioni più o meno, con una fossa depressiva ad aprile 2010 (270 visualizzazioni).
Altro dato divertente è la provenienza del traffico: chiaramente la stragrande maggioranza degli accessi proviene da Facebook, qualcun'altro da Google, ma la cosa che veramente mi ha sorpresa è scoprire di avere dei lettori sparsi tra Svizzera, Francia, Germania, Russia e USA Lussemburgo, Lettonia, Singapore, Ucraina Regno Unito e Malesia. Ogni settimana e comunque ogni post, il traffico proveniente dal motore di ricerca Russo è puntualmente uno dei primi ad accedere! E dagli USA conto 550 accessi dalla nascita del blog, contro i 5.503 dall'Italia. Ma nell'ultimo mese la differenza si riduce perchè abbiamo 138 accessi dagli USA contro i 198 dall'Italia! Quindi vorrei chiedere a chi legge da questi Paesi (e credo che tutti sappiano leggere l'italiano, vista la loro assiduità...) di palesarsi! Cioè che bello! Sono lusingata, grazie!
Ho tenuto comunque il dato più divertente alla fine. Sapete quali sono le parole chiave che vengono inserite sul motore di ricerca e che portano direttamente al mio blog? Al terzo posto abbiamo "sinusite psichica"! E mi sento davvero onorata che il mio blog compaia su Google prima dei siti cinematografici, su queste parole chiave! Al primo posto abbiamo chiaramente "il mondo secondo Franci", e mi sembra scontato, ma rilevo anche che qualcuno inserisce su google il titolo del blog con l'esatto intento di cercarlo e ciò mi lusinga molto! Ma la vera sorpresa sta al secondo posto, con le parole "come si vive a Monza"... Ebbene si, se inserite su Google l'amletica domanda "come si vive a Monza", al secondo o terzo posto esce questo blog. Non so se questo sia dovuto alla attendibilità della descrizione o ad altro, sta di fatto che la cosa mi fa ridere non poco! Attesto anche un accesso nell'ultima settimana avvenuto inserendo le parole "evoluzione Nina Morich"...non chiedetemi perchè.
Nell'ultimo mese siamo stati particolarmente fantasiosi e annoveriamo accessi con le parole: "diritto privato mezzo avvocato", "Alex di Arancia Meccanica come il fanciullino di Pascoli" (?!) ma, al top abbiamo "clichè dello scambismo". Ecco, ci tengo a precisare che ho verificato la circostanza e devo dire che è vero...inserendo su Google "clichè dello scambismo", al decimo posto circa, compare questo blog con il post "Film d'atmosfera", dove in effetti compaiono tutte queste parole, in contesti ovviamente diversi. Incuriosita dalla parola chiave su Alex, ho verificato anche in questo caso e il blog compare al secondo posto con il post "Seconda stella a destra, al semaforo dritto, alla rotonda prendi la terza uscita a sinistra e poi...chiedi".
Per esempio mi risulta che in questo momento ci sia del traffico attivo dagli Stati Uniti e che la parola chiave utilizzata riguardi Monza...Signor Sindaco, vorrei una percentuale sull'IMU versata dai neocittadini trasferiti dall'estero a partire dall'autunno 2011, grazie...
Beh diciamo che, data la giornatina di oggi, che mi ha vista protagonista di crisi maniacodepressive di rabbia repressa, di proposte di prescrizione di benzodiazepine, di attacchi di panico e di una lentra transizione dalla tristezza profonda alla stizza più antipatica di cui sono capace, questo fantastico post in pieno stile "La criminalità in Italia" (chi l'ha letto mi capisce) è il massimo che potevo dare. Buona notte a voi (o buongiorno, se vivete in una parte del mondo con fuso orario diverso...ormai mi sa che dovrò tenerne conto!).
Allora ho deciso di parlare di statistica. Sapevate che Blogger mette a disposizione un fantastico servizio statistico? Mi permette di vedere come il mio blog viene visitato, da quali fonti proviene il traffico, quante volte vengono letti i post, in quali momenti della giornata, da quali paesi...
Non è una cosa molto utile, e sicuramente ai miei avventori non può fregare di meno, però è abbastanza divertente controllare, ogni tanto.
Per esempio è curioso che il post più letto di sempre sia "La gente che sta bene vive a Monza" con ben 145 visualizzazioni, seguito da "sfoglio il mio libretto" con 101 e da "Il cervello di Biancaneve" al terzo posto con 91 visualizzazioni. Devo dire che i post, come dire, da podio, sono sempre in voga e vengono letti con regolarità quasi tutte le settimane.
Altro dato interessante è che, dalla nascita di questo blog, i periodi di maggior traffico sono stati giugno 2011 (668 visualizzaizoni) e novembre 2011 (750), mentre gli altri periodi si attestano abbastanza regolarmente intorno alle 300/400 visualizzazioni più o meno, con una fossa depressiva ad aprile 2010 (270 visualizzazioni).
Altro dato divertente è la provenienza del traffico: chiaramente la stragrande maggioranza degli accessi proviene da Facebook, qualcun'altro da Google, ma la cosa che veramente mi ha sorpresa è scoprire di avere dei lettori sparsi tra Svizzera, Francia, Germania, Russia e USA Lussemburgo, Lettonia, Singapore, Ucraina Regno Unito e Malesia. Ogni settimana e comunque ogni post, il traffico proveniente dal motore di ricerca Russo è puntualmente uno dei primi ad accedere! E dagli USA conto 550 accessi dalla nascita del blog, contro i 5.503 dall'Italia. Ma nell'ultimo mese la differenza si riduce perchè abbiamo 138 accessi dagli USA contro i 198 dall'Italia! Quindi vorrei chiedere a chi legge da questi Paesi (e credo che tutti sappiano leggere l'italiano, vista la loro assiduità...) di palesarsi! Cioè che bello! Sono lusingata, grazie!
Ho tenuto comunque il dato più divertente alla fine. Sapete quali sono le parole chiave che vengono inserite sul motore di ricerca e che portano direttamente al mio blog? Al terzo posto abbiamo "sinusite psichica"! E mi sento davvero onorata che il mio blog compaia su Google prima dei siti cinematografici, su queste parole chiave! Al primo posto abbiamo chiaramente "il mondo secondo Franci", e mi sembra scontato, ma rilevo anche che qualcuno inserisce su google il titolo del blog con l'esatto intento di cercarlo e ciò mi lusinga molto! Ma la vera sorpresa sta al secondo posto, con le parole "come si vive a Monza"... Ebbene si, se inserite su Google l'amletica domanda "come si vive a Monza", al secondo o terzo posto esce questo blog. Non so se questo sia dovuto alla attendibilità della descrizione o ad altro, sta di fatto che la cosa mi fa ridere non poco! Attesto anche un accesso nell'ultima settimana avvenuto inserendo le parole "evoluzione Nina Morich"...non chiedetemi perchè.
Nell'ultimo mese siamo stati particolarmente fantasiosi e annoveriamo accessi con le parole: "diritto privato mezzo avvocato", "Alex di Arancia Meccanica come il fanciullino di Pascoli" (?!) ma, al top abbiamo "clichè dello scambismo". Ecco, ci tengo a precisare che ho verificato la circostanza e devo dire che è vero...inserendo su Google "clichè dello scambismo", al decimo posto circa, compare questo blog con il post "Film d'atmosfera", dove in effetti compaiono tutte queste parole, in contesti ovviamente diversi. Incuriosita dalla parola chiave su Alex, ho verificato anche in questo caso e il blog compare al secondo posto con il post "Seconda stella a destra, al semaforo dritto, alla rotonda prendi la terza uscita a sinistra e poi...chiedi".
Per esempio mi risulta che in questo momento ci sia del traffico attivo dagli Stati Uniti e che la parola chiave utilizzata riguardi Monza...Signor Sindaco, vorrei una percentuale sull'IMU versata dai neocittadini trasferiti dall'estero a partire dall'autunno 2011, grazie...
Beh diciamo che, data la giornatina di oggi, che mi ha vista protagonista di crisi maniacodepressive di rabbia repressa, di proposte di prescrizione di benzodiazepine, di attacchi di panico e di una lentra transizione dalla tristezza profonda alla stizza più antipatica di cui sono capace, questo fantastico post in pieno stile "La criminalità in Italia" (chi l'ha letto mi capisce) è il massimo che potevo dare. Buona notte a voi (o buongiorno, se vivete in una parte del mondo con fuso orario diverso...ormai mi sa che dovrò tenerne conto!).
Iscriviti a:
Post (Atom)