mercoledì 18 aprile 2012

Fogli bianchi

E' un pò che guardo questa pagina bianca. Non so cosa scriverci sopra. Sembra una mia giornata...comincia bianca e io devo riempirla di contenuti. Ultimamente poi sembra che qualcuno abbia deciso di farmi del male tirandomi fogli bianchi da riempire. Risme intere. Così fanno più male.
Alla fine mi dico che devo cogliere queste occasioni, prenderle come trampolini di lancio, scrivere qualcosa di positivo su questi fogli, individuare quello che voglio e andare a prendermelo. Saggio. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Perchè a farsi fa male. Fa davvero male. Più di una risma in testa, più di un foglio di carta che taglia in mezzo alle dita.
Oggi D. mi ha detto che gli italiani sono assuefatti a questa mentalità aggrappata con le unghie alla stabilità, per questo i giovani non sono malleabili, non apprezzano le occasioni di cambiamento. Io le apprezzo le occasioni di cambiamento, ma in questo momento speravo di mantenere, non dico una certa stabilità, ma almeno un minimo equilibrio. Invece no. Va beh. Bisognerà prendere provvedimenti, riempire questi fogli bianchi con la mia storia. Alla fine, forse, potrei anche scrivere una storia interessante, tipo: "Praticante in studio legale parte per il brasile e diventa addestratrice di pappagalli", oppure: "Oggi studiamo sul suo manuale di diritto amministrativo, da ragazza voleva fare il medico" o ancora "Huston! Huston! Abbiamo un problema! Scimmie nere tirano ossi contro un monolite nero!" (forse l'ultima è già stata scritta...).
La verità è che non si può scendere dalla giostra, continua a girare e non serve a nulla mettersi sul cavallino e aspettare che la cassiera faccia cadere la coda pelosa sulla nostra spalla. Per acchiappare la coda bisogna essere sleali e cattivi, salire in piedi sul cavallino, saltare, sbracciarsi..e se qualche bambino si intromette tra noi e il posticcio obiettivo, fargli male, graffiarlo e morsicarlo.
Quando ero piccola (bimba ingenua) salivo sulla giostra e aspettavo il mio turno. Si, ero convinta che la cassiera, per accontentare tutti i bambini, facesse in modo che ognuno a turno potesse prendere la coda. Invece la cassiera era di una cattiveria rara e faceva saltare l'elastico con evoluzioni assurde. E io mi arrabbiavo se gli altri bambini si impegnavano in tuffi carpiati e salti Fosbury per giungere alla meta. La giostra scuola di vita (dalla quale a quanto sembra non ho imparato nulla...).
Se il giorno della mia laurea mi sentivo così potente da dire "Franci, se vuoi qualcosa vai a prendertelo, puoi farlo!", ora ho tanto l'impressione di ricevere una grande pedata nel sedere da qualcuno che mi urla "Svegliati Franci! La vità è cominciata!" E se io volessi prendermi una proroga? In fondo è anche per questo che ho deciso di iscrivermi a scuola, no? Prendermi una proroga dall'inizio della vita vera. Ma ho come l'impressione che non ci sia più spazio per le proroghe. Da domani si cambia. Sul serio.

giovedì 5 aprile 2012

Profili di illegittimità

Mah...a volte ho la sensazione che le persone non si rendano conto di quello che dicono. Ciò comporterebbe che alcuni (molti, per la verità) o non pensano prima di parlare o non pensano affatto e sono come il Maccio Capatonda che tanto prende in giro l'Italiano Medio (ipotesi che ritengo più verosimile...). Invero, la cosa è preoccupante non poco, perchè il livello di scemenze che ho sentito nei tre telegiornali che ho visto stasera, sono tali da offuscare ogni preoccupazione inerente le ultime vicende delle nomination di Kevin del Grande Fratello.
Diciamocelo, la notizia del giorno la conosciamo tutti: Bossi ha lasciato il partito. Perchè? Perchè ha rubato un sacco di soldi. Per farci che? Per pagare la scuola del Trota.
Ora. Va bene tutto. Va davvero bene tutto. Passi che abbia pagato con i soldi dei rimborsi al partito la ristrutturazione di casa, passi la scuola Bosina, passi davvero tutto, ma l'istruzione del Trota mi rifiuto di credere che sia stata pagata dai contribuenti. Mi rifiuto di credere che sia stata pagata affatto!
E in tre telegiornali i servizi ripercorrevano la carriera del Bossi, dal Paleolitico ad oggi, tutte le sue battaglie, l'ampollina del Po, il dito medio, la canottiera e chi ha più fantasia più ne metta...E i militanti, i verdevestiti (tipo sanculotti), che chiamavano Radio Padania e piangevano...Povera stella...
Ma stiamo scherzando?! Voi lo sapete, io non mi addentro mai negli alvei della politica, ci si incasina, ci si compromette e si finisce sempre per indispettire qualcuno, ma questo è ridicolo!
Ma non c'è qualcuno che si indigna e si arrabbia per aver pagato la scuola al Trota? Per tre anni più del necessario, per di più! No, cioè, non ci sono parole! Altro che "dimissioni gesto dovuto degno di rispetto". Il rispetto ce lo si gioca consapevolmente mentre si prendono per i fondelli milioni di persone. Non lo si guadagna dimettendosi dopo aver pagato la ristrutturazione di casa con i soldi degli altri. Quello mi sembra il minimo, una cosa che uno fa perchè si vergogna, per mettere la testa sotto la sabbia, senza affrontare le persone chiedendo scusa, non una dimostrazione di dignità e rispetto.
La verità è che mi sembra che l'italica mentalità non abbia colore politico o un nome specifico, è pervasa, iniettata nelle nostre vene, chi più chi meno, chi per certi versi, chi per altri.  E' banale dirlo ma è estremamente vero. Tutti uguali.

Ma basta con le dissertazioni politiche (anche se credo che il mio sdegno non sia sufficientemente espresso in questo post, un pochino troppo tenero) e passiamo ad altro. Ho riservato per voi, miei affezionatissimi, una vera chicca.
Siete stati al Libraccio recentemente? Hanno messo in piedi una iniziativa molto carina: "Assicura il tuo libro di scuola". In cosa consiste? Praticamente viene concesso ai gentili clienti (di seguito "Polli") di poter sostituire i libri di scuola che, per un catalogo limitato e tassativo di casi della vita, non sono più utili ai fini didattici. Mi spiego meglio. I prof vi fanno comprare determinati libri, ma poi cambia il prof e il prof sostituto vi fa comprare altri libri. Che fate, pagate due volte? No, restituite quelli vecchi, che Libraccio ritira (solo se: 1) sono in ottime condizioni, non pasticciati, non rilegati, non spiegazzati e non sottolineati, 2) date idonea prova della realizzazione della condizione), e prendete quelli nuovi, pagando solo l'eventuale differenza. Se la differenza è a vostro favore, vi verrà consegnato un buono da spendere in libri. Punto non trascurabile, questa possibilità vi costa 50 cent a libro.
Ok, detto così, sebbene non mi convinca più di tanto, l'idea è passabile. Possiamo vederla come una miniassicurazione sul rischio, invero decisamente remoto, che la classe venga smembrata, che il prof cambi, che si cambi scuola, che esca una nuova edizione o addirittura che veniate bocciati. Stipulate una polizza che vi permette di assorbire parzialmente i costi della sostituzione dei libri, a patto ovviamente che non li abbiate nemmeno sfogliati, senza specificare limiti di tempo (quando finisce questo rischio? alla fine dell'anno? Dopo sei mesi? Una volta cominciata la scuola? Boh). Va beh. Ma la cosa oltrepassa il limite del mero sospetto se la commessa vi avverte che Libraccio, per nuova politica aziendale, non cambia più i libri. Cioè? Si, insomma, se comprate il libro di matematica e a casa vi accorgete che l'isbn è diverso da quello indicato dal prof, non lo potete più sostituire. La suddetta commessa, prospettatovi il paurosissimo rischio, vi invita dunque a contrarre la suddetta polizza per 50 cent, così potrete sicuramente restituire il libro.
Ma non stiamo negoziando il diritto di recesso? Beh si. Se perfino da Zara posso restituire un vestito dopo un mese (quindi probabilmente anche dopo averlo usato per bene), senza se e senza ma, perchè per restituire un libro devo assicurarmi? La legge mi assicura un diritto di recesso determinato, perchè devo pagare per poterlo esercitare? Passi conferire un compenso per avere in cambio la possibilità di restituire il libro a distanza di mesi, ma che mi dicano che non posso cambiare il libro affatto se non pago mi sembra una cosa a metà tra la minaccia e la truffa, con sbilanciamenti di qua e di là a seconda del momento contrattuale!
Facciamo anche due conti, se volete. Immaginate, fine agosto, inizio settembre. Mamme impazzite riempiono il Libraccio per comprare i libri di scuola (una media di venti libri a studente). 20 X 0,50= 10X il numero di persone che ipotizzabilmente comprerà i libri al Libraccio, per esempio, di Varese (ma l'offerta è attiva in tutta la catena) 500= 5000 euro in più sul'incasso, ai quali andrebbero sottratti i soldi che Libraccio ci rimetterebbe sui libri eventualmente sostituiti, che ammontano praticamente a zero, perchè la differenza sui libri nuovi è comunque a carico del cliente e la combinazione tra realizzazione del rischio tassativo prospettato e del perfetto stato del bene richiesto è una condizione pressochè impossibile.
Voi quanti profili di illegittimità vedete?

martedì 3 aprile 2012

International Blog

Parliamo di statistica. Anche perchè non ho voglia di analizzare sentimenti e stati d'animo, di legiferare sulle relazioni umane, di pontificare su quanto mi ha delusa la nuova edizione di Scherzi a Parte (arriverà un post anche su questo...), ormai mi sento come chi ha mangiato chili di caramelle molto zuccherose: groppo allo stomaco e sensazione di nausea pervasa.
Allora ho deciso di parlare di statistica. Sapevate che Blogger mette a disposizione un fantastico servizio statistico? Mi permette di vedere come il mio blog viene visitato, da quali fonti proviene il traffico, quante volte vengono letti i post, in quali momenti della giornata, da quali paesi...
Non è una cosa molto utile, e sicuramente ai miei avventori non può fregare di meno, però è abbastanza divertente controllare, ogni tanto.
Per esempio è curioso che il post più letto di sempre sia "La gente che sta bene vive a Monza" con ben 145 visualizzazioni, seguito da "sfoglio il mio libretto" con 101 e da "Il cervello di Biancaneve" al terzo posto con 91 visualizzazioni. Devo dire che i post, come dire, da podio, sono sempre in voga e vengono letti con regolarità quasi tutte le settimane.
Altro dato interessante è che, dalla nascita di questo blog, i periodi di maggior traffico sono stati giugno 2011 (668 visualizzaizoni) e novembre 2011 (750), mentre gli altri periodi si attestano abbastanza regolarmente intorno alle 300/400 visualizzazioni più o meno, con una fossa depressiva ad aprile 2010 (270 visualizzazioni).
Altro dato divertente è la provenienza del traffico: chiaramente la stragrande maggioranza degli accessi proviene da Facebook, qualcun'altro da Google, ma la cosa che veramente mi ha sorpresa è scoprire di avere dei lettori sparsi tra Svizzera, Francia, Germania, Russia e USA Lussemburgo, Lettonia, Singapore, Ucraina Regno Unito e Malesia. Ogni settimana e comunque ogni post, il traffico proveniente dal motore di ricerca Russo è puntualmente uno dei primi ad accedere! E dagli USA conto 550 accessi dalla nascita del blog, contro i 5.503 dall'Italia. Ma nell'ultimo mese la differenza si riduce perchè abbiamo 138 accessi dagli USA contro i 198 dall'Italia! Quindi vorrei chiedere a chi legge da questi Paesi (e credo che tutti sappiano leggere l'italiano, vista la loro assiduità...) di palesarsi! Cioè che bello! Sono lusingata, grazie!
Ho tenuto comunque il dato più divertente alla fine. Sapete quali sono le parole chiave che vengono inserite sul motore di ricerca e che portano direttamente al mio blog? Al terzo posto abbiamo "sinusite psichica"! E mi sento davvero onorata che il mio blog compaia su Google prima dei siti cinematografici, su queste parole chiave! Al primo posto abbiamo chiaramente "il mondo secondo Franci", e mi sembra scontato, ma rilevo anche che qualcuno inserisce su google il titolo del blog con l'esatto intento di cercarlo e ciò mi lusinga molto! Ma la vera sorpresa sta al secondo posto, con le parole "come si vive a Monza"... Ebbene si, se inserite su Google l'amletica domanda "come si vive a Monza", al secondo o terzo posto esce questo blog. Non so se questo sia dovuto alla attendibilità della descrizione o ad altro, sta di fatto che la cosa mi fa ridere non poco! Attesto anche un accesso nell'ultima settimana avvenuto inserendo le parole "evoluzione Nina Morich"...non chiedetemi perchè.
Nell'ultimo mese siamo stati particolarmente fantasiosi e annoveriamo accessi con le parole: "diritto privato mezzo avvocato", "Alex di Arancia Meccanica come il fanciullino di Pascoli" (?!) ma, al top abbiamo "clichè dello scambismo". Ecco, ci tengo a precisare che ho verificato la circostanza e devo dire che è vero...inserendo su Google "clichè dello scambismo",  al decimo posto circa, compare questo blog con il post "Film d'atmosfera", dove in effetti compaiono tutte queste parole, in contesti ovviamente diversi. Incuriosita dalla parola chiave su Alex, ho verificato anche in questo caso e il blog compare al secondo posto con il post "Seconda stella a destra, al semaforo dritto, alla rotonda prendi la terza uscita a sinistra e poi...chiedi".
Per esempio mi risulta che in questo momento ci sia del traffico attivo dagli Stati Uniti e che la parola chiave utilizzata riguardi Monza...Signor Sindaco, vorrei una percentuale sull'IMU versata dai neocittadini trasferiti dall'estero a partire dall'autunno 2011, grazie...
Beh diciamo che, data la giornatina di oggi, che mi ha vista protagonista di crisi maniacodepressive di rabbia repressa, di proposte di prescrizione di benzodiazepine, di attacchi di panico e di una lentra transizione dalla tristezza profonda alla stizza più antipatica di cui sono capace, questo fantastico post in pieno stile "La criminalità in Italia" (chi l'ha letto mi capisce) è il massimo che potevo dare. Buona notte a voi (o buongiorno, se vivete in una parte del mondo con fuso orario diverso...ormai mi sa che dovrò tenerne conto!).


domenica 1 aprile 2012

Gli occhi delle stelle

La conoscete la storia "Gli occhi delle stelle"?
Quando ero piccolina mia mamma mi ha regalato un libricino che io adoravo. Me lo facevo leggere decine di volte di seguito, e io guardavo i disegni. Volevo rendervi partecipi del fatto che credo di aver capito solo ora il significato di quel libro. Dopo una sbronza epocale, una lunga dormita, un caffè e un vano tentativo di studiare amministrativo per mercoledì.
Era la storia di una Talpina che viveva tranquilla sotto terra. Ogni tanto, la notte, usciva per fare una passeggiata e guardava il cielo, e vedeva le stelle bellissime, luminose e brillanti, che trapuntavano il cielo a migliaia, rendendolo un immenso prato diamantato. Immaginava che anche tutto il resto del mondo dovesse essere all'altezza di tali bellezze: i fiori (di cui sentiva solo il profumo), gli animali, il bosco etc, ma di giorno non usciva mai, perchè era molto miope e i suoi occhi, abituati al buio delle viscere della terra, vedevano male. Un giorno, presa dalla voglia di vedere finalmente tutte queste meraviglie, decise di andare dal Signor Gufo, di professione ottico, per farsi fare un paio di occhiali. Dopo una accurata visita ocuistica il Gufo preparò gli occhiali per la Talpina ma, prima di consegnarglieli, le disse: -Ma Talpina, tu sei fortunata, vedi le cose con gli occhi delle stelle, perchè vuoi gli occhiali per vedere tutte le brutte cose che ci sono in giro? La Talpina, emozionatissima, si infischiò dei consigli del saggio Gufo e inforcò gli occhiali.
Le si aprì davanti una distesa desolata di alberi inframezzati a rifiuti abbandonati dagli uomini, la strada in cemento che attraversava il bosco, cimitero di ricci e ranocchi, il torrente che scorreva schiumoso e torbido. -Signor Gufo, ma perchè tutto quello che io mi immaginavo bellissimo in realtà è così orribile? E il Gufo rispose qualcosa come: - Talpina cara, cosa vuoi che ti dica... Quello che uno si immagina è sempre meraviglioso ma la realtà fa i conti con le persone e la loro inciviltà.
La Talpina, dopo un giro nel bosco con gli occhiali, prese una decisione: -Signor Gufo, guardi, grazie mille per avermi costruito gli occhiali. Io la pago lo stesso, per amore del Cielo, ma se li riprenda che non li voglio più. Preferisco guardare il mondo con gli occhi delle stelle.
Ora. Questa è chiaramente una storiella per sensibilizzare i bambini al problema dell'inquinamento. E' un libretto "verde" teso a instillare il senso di colpa nell'ignara creatura che pensa "povera Talpina...io non getterò mai per terra i rifiuti, così lei vedrà un mondo bello anche con gli occhiali".
Io infatti piangevo per la povera Talpina ma credo, più che per i sensi di colpa sul fatto che il detersivo dei piatti contribuisse ad aumentare i livelli di schiuma dell'Arnetta, per il romanticismo intrinseco della frase "preferisco guardare il mondo con gli occhi delle stelle" (che, guarda caso, è l'unica che riesco a citare testualmente, per quanto i miei ricordi mi consentono).
Oggi, dopo la sbronza, appunto, e con la sensazione di aver completamente resettato il cervello, come se avessi avuto bisogno di arrestare il sistema per poter installare gli aggiornamenti, penso che il motivo per cui questa frase mi suonava tanto triste mi sia finalmente chiaro. La Talpina è fondamentalmente una rinunciataria consapevole e non meritevole di biasimo.
Perchè stamattina mi sono svegliata e mi sono chiesta: ok, ma io cosa voglio? La verità è che non lo so. E che vorrei smettere di arrovellarmi il gulliver per cercare di capirlo. Vorrei avere il coraggio della Talpina. Un coraggio che va oltre il semplice chiudere gli occhi davanti alle cose brutte. E' più un istinto di autoconservazione. Ferita dalle crudeltà del mondo, preferisce togliere gli occhiali, rimettersi le celeberrime fette di salame sugli occhi, se vogliamo allargare la metafora, fuggire (chiaramente leggendo queste parole, vi prego di contestualizzare le parole "crudeltà del mondo"...).
L'avevo già fatto questo discorso, tempo fa, parlando dei Testimoni di Geova e dei loro opuscoli pieni di felicità, forse avevo anche citato la favoletta degli occhi delle stelle. Ma è vero, cavolo!
Perchè devo farmi del male passando le giornate a farmi venire l'ulcera, quando potrei tranquillamente ignorare tutto e accontentarmi di quello che capita? Perchè devo lasciarmi influenzare dal fatto che quello che mi capita non è quello che voglio (e qui andrebbe aperto un dibattito sul tema "perchè per ottenere di più, a volte, basta desiderare di meno")? C'è anche gente che crede che la vita e il destino sappiano scegliere per loro, come una specie di istinto esterno che sa sempre qual'è la cosa giusta per ognuno, un karma deformato e piatto. Alla fine, con gli occhi delle stelle si affrontano con innocente e beata inconsapevolezza le cose brutte e con altrettanto innocente beatitudine le cose belle, che a pensarci è molto positivo, no? Lasciarsi scorrere addosso le cose brutte e invece vivere con la gioia di bambini quelle belle, invece di somatizzare le une e dubitare delle seconde, diffidando addirittura della loro genuinità e comunque percependo in anticipo sui tempi la loro fugacità. Perchè rendersi impossibile concepire l'idea del "per sempre", insopportabile l'idea di "amore", lontana l'idea di "sincerità", quando si potrebbe vivere con la leggerezza di un inquilino della casa del Grande Fratello e piangere finte lacrime per finti casi umani, e baciare ed abbracciare finti amici fraterni (ovviamente credendo che sia tutto vero, tipo "The Truman show").
E, credete, non sono l'unica a pensarla così! Consiglio di autorevole dottrina: vuoi trovare un uomo? Fingiti scema. Agli uomini non piacciono le ragazze troppo impegnative. Tu sei troppo impegnativa.
Bene. Sono pure impegnativa. Questa è la dimostrazione che cercare dentro sè stessi la consapevolezza del mondo circostante, cercare di capire le cose, inquadrare l'amore nelle infallibili leggi di wom, fare ore di pollaio in treno per decriptare quanto ci circonda, studiare nuove frontiere della genetica (tra cui che l'incapacità di parcheggiare è sicuramente contenuta un gene posizionato sul cromosoma x, e non per un assunto scontato come quello che sicuramente è venuto in mente agli egregi lettori uomini di questo blog...) è una fatica inutile che fa male a me e agli altri! Dovrei semplicemente smettere di preoccuparmi (oltre che di farmi aspettative, ma questo è un altro discorso, che affronteremo in un altro post), rinchiudermi nel guscio del mio clichè, invece di abbandonarlo per cercare una concreta identità di donna. Accettare il dato di fatto che Armando è uscito dalla Casa e il fatto che io faccia di questo un patema non cambierà le cose.
E' come rinunciare a capire per studiare a memoria. Conosco gente che lo fa e che a scuola è sempre andata molto meglio di me, che invece di studiare a memoria non ne ho mai voluto sapere. Visto? Mettersi in gioco non paga, quindi la soluzione è: mettere gli occhiali, vedere che è troppo difficile, togliere gli occhiali e continuare a vedere il mondo con gli occhi delle stelle.

mercoledì 28 marzo 2012

AAA cercasi supereroe, basso profilo

Scassinare serrature? Pedinare la gente? Molestare una donna? Indossare una tuta di latex nera e tagliuzzare le persone con un rasoio (ogni riferimento a Sqweegle è puramente casuale)? No! Oggi io, A. e V. abbiamo sperimentato le nuove frontiere della criminalità!
Fatti da parte C! Sappi che tutto ciò che ci insegni sul diritto penale è sbagliato e, forse, questa volta è il caso che una lezione te la diamo noi.
Sappiate che a Milano, isola felice e città magica, è illegale contattare le forze dell'ordine per ricevere assistenza. Che se siete impossibilitati a fare qualcosa a causa dell'inciviltà della gente, lo sguardo smarrito di un vigile, che vi fissa con i lucciconi tipo cucciolo della Scottex, come se la vostra richiesta di rimuovere il maledetto motorino per l'ennesima volta in mezzo alla strada provenisse da un tubo catodico interspaziale direttamente da Marte, vi riempirà la giornata di domande quali: "ma fanno dei test per selezionarli?".
Ecco, sappiate che innanzitutto che se vi sentite male, o vi stanno seguendo tipi sospetti, o vi state dissanguando in mezzo alla strada, o vi stanno puntando una pistola alla tempia e provate a chiamare il numero unico per le emergenze.... non vi risponderà nessuno. Non prima di 10-15 minuti almeno. E se anche vi dovessero rispondere, mentre state cercando di convincere il rapinatore ad aspettare, in fermo immagine, che la polizia risponda, così da poter avere almeno un breve confronto a fuoco o un breve inseguimento degno dei migliori film, avrete a che fare con un operatore che cercherà di convincervi che le vostre esigenze sono secondarie rispetto alle varie emergenze che nel frattempo si stanno consumendo intorno a voi e nelle quali tutte le autorità, dai pompieri ai gohstbusters, sono impegnate tanto da non potervi soccorrere. Mi riferieco ovviamente a Godzilla che sta attentando al Pirellone o a Magneto che sta forgiando nuove armi modellando la Madonnina, o all'immancabile Sqweegle che sta sgusciando in giro affettando persone. Ecco sappiate che coloro che rispondono al numero unico per le emergenze (che, giusto a livello di informazione, è una linea unica che serve circa 2 milioni di persone e che è intasabile da....beh da me) sono impegnati in tali attività di debellamento dei mostri. Quindi se avete bisogno di tirar giù il vostro gattino dall'albero, di tutelare i vostri diritti, o più banalmente di far rimuovere un motorino parcheggiato da uno zuccone in mezzo al marciapiede, beh vi lascio qualche sito utile: www.prontointerventospiderman.com; www.batmanreturns.it; oppure mandate una mail all'indirizzo profxavier@xmenschool.com con oggetto "richiesta intervento Wolverine", magari lui non sposterà il motorino, ma almeno lo righerà per bene.
Scherzi a parte...ho sempre pensato che i nostri uomini in divisa fossero i moderni supereroi, o meglio, che fossero i nostri veri supereroi. Ma a volte ho come l'impressione che loro non si sentano così. Cioè, che si sentano vocati veramente a sgominare la malvagità dal mondo, senza soffermarsi a pensare che proteggere i cittadini e offrire loro un normale servizio di protezione e assistenza è più che sufficiente. Non pensano che quello che a loro sembra un intoppo nella giornata non meritevole di attenzione o di "occupare la linea del numero di emergenza", per un cittadino è invece un disagio per cui hanno ritenuto valesse la pena chiamare aiuto.
Grazie al cielo non tutti i giorni ci sono catastrofi da gestire e rapine in banca da sventare, nella normalità rientrano quei piccoli disturbi che, con un pò di cortesia e di disponibilità (che a dirla tutta dovrebbero essere, come dire, comprese nel prezzo) potrebbero essere risolti con poco. Certo è che le minacce e le lamentele, la scortesia e la supponenza, non fanno altro che alimentare l'inciviltà delle persone, l'intolleranza e l'inefficienza.  D'altronde è anche vero che se alle WOM è richiesto di tirare fuori le unghie...beh non si faranno bagnare il naso da Wolverine!

martedì 6 marzo 2012

L'incertezza della potenza

"Potenza". E' la parola do oggi. Che bella parola. Esprime tutto il senso di forza e di...ma si, chiamiamola aggressività, in senso un pò traslato, ma ci siamo capiti. Cioè, "potenza" è una parola forte, una parola che esprime perfettamente il suo significato in maniera quasi onomatopeica! Ma io intendo "potenza" in un senso diverso. Posizionerei questa parola esattamente dove deve stare, in bilico. E' una parola che esprime una situazione in bilico, in potenza appunto, tra l'essere e il non essere. Mi spiego. Una situazione in potenza è qualcosa che ha tutti i presupposti per esistere ma ancora non esiste. Esisterà? Boh. In potenza si. Ma questo bilico crea decisamente una incertezza. Ed ecco che il fantastico senso di forza che ci dava la parola "potenza" si trasforma inesorabilmente in un baratro nero di insicurezza e paura. No beh non esageriamo...Però un lieve ronzio all'altezza dello stomaco si. Un piccolo tarlo che rosicchia, una mosca che ronza insinuando il dubbio atavico intrinseco alla bilanciata situazione fifty-fifty. Cioè, quando ho il 50% di probabilità che una situazione si verifichi nella realtà ontologica è come se fossi su una bilancia in perfetto equilibrio. Ma a chi piacciono le situazioni in perfetto equilibrio? Sono noiose o, meno banalmente, sono statiche, indecise, incerte, nè carne nè pesce. Personalmente preferisco una situazione sbilanciata ma decisa, da una parte o dall'altra, al di qua o al di là del 50%. D'altra parte la situazione in potenza ha i suoi indubbi vantaggi: non rientra ancora nella parte fallimentare del 50%. E' ancora presente un buon 50% di possibilità di riuscita, che è un'ottima percentuale!
E quindi mi chiedo: vale la pena sbilanciare il contrappeso di un rapporto in potenza? V. che ha suggerito il titolo di questo post mi dice: "valuta i pro e i contro e agisci di conseguenza". Ma nel caso peculiare del rapporto in potenza i pro e i contro sono sfalsati! Non si può certo dire che il titolare di un rapporto in potenza non abbia nulla da perdere. Ha da perdere la potenza stessa, cioè quel 50% di probabilità di riuscita che, illusoriamente, potrebbero concretizzarsi in momenti più propizi. Un pò come una perdita di chance, ma senza la possibilità del risarcimento del danno, perchè una volta persa la potenza è perso tutto. E' un tipo di relazione "tutto o niente" come le contrazioni di certe fibre muscolari: l'intensità della contrazione del muscolo non è data dal numero di fibre che si contraggono ma dall'intensità con cui lo fanno, tutte insieme. Tutto o miente. Visto? E' la dimostrazione che questa teoria del rapporto in potenza ha tanto a che fare con il cuore. E, per citare qualcun altro, "non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi" (e nota bene "l'essenziale" non le cose importanti o le cose necessarie o altro...le cose essenziali!). E dato questo presupposto forse sarebbe più consigliabile chiudere gli occhi ordinari e agire secondo quello che vedono gli occhi del cuore. Come dice A., capire ciò che ci renderebbe felici e andare a prenderselo. Perchè alla fine, la riuscita dipende sì dal destino ma anche dalle spintarelle che decidiamo di dargli. E' un equilibrio precario tra azione e silenzio, con l'incognita della reazione. D'altro canto, come insegna l'esperienza: alcuni sogni sono desideri...altri si avverano.

venerdì 24 febbraio 2012

Un pomeriggio con le ombre di Franci

Sarà la primavera. Anche se non è ancora primavera. Però ci sono 16 gradi fuori, un bel sole che scalda e scioglie i rimasugli di neve. E quella voglia di non fare nulla che è un pò diversa dalla mancanza di voglia in generale. E' quella sensazione di sapere esattamente cosa si vuole fare: nulla. Stare seduti sui gradini davanti casa a vedere come cambia il colore del cielo man mano che il sole si sposta, vedere se l'ombra degli alberi gira davvero intorno al tronco, sentire l'aria sulla faccia e aspettare con calma di essere investiti dalle fiamme del tramonto. Ultimamente ho imparato come gira l'ombra degli oggetti sulla mia scrivania o di che colore diventa la piazza del Tribunale durante la giornata e quante persone passano sotto la mia finestra. Ma oggi sono a casa. Niente atti da scrivere. Solo io e i movimenti delle ombre. E questi sono i momenti in cui mi piace davvero stare da sola. Quando mi siedo qui in cucina e scrivo quanto è bello guardare le ombre, magari ascoltando una bella canzone (a proposito, se volete fare come me, leggendo questo post ascoltate "The other side of the world" KT Tunstall, ma una colonna sonora alternativa potrebbe essere "Hallelujah", quella di Jeff Buckley) e lasciando che le mie parole seguano la melodia, come se scrivessi le lettere sul pentagramma di quello che sto ascoltando.
E appunto stavo dicendo che sarà la primavera, ma oggi  ho proprio voglia di fare nulla.  Per peggiorare la situazione ho deciso di andare in aula tutor, dove regna il solito clima da pollaio, nemmeno i giri delle ombre sono cambiati lì, nemmeno gli odori. E dire che si trova in un edificio completamente diverso! E anche le persone sono sempre le stesse. C'è C che si laurea e c'è R che impartisce ordini. Ovviamente c'è Marmotta (che oggi era in ferie, ma di solito non perde occasione di fare commenti lusinghieri sulle mie gonne..) e una nuova custode, I, che prima è venuta a sgridarci per il pollaio, poi si è unita a noi per mangiare la Nutella. Poi c'è M, che insieme a V, mi offre sempre ottimi spunti per tediarvi da questa piccola finestrella che è il mio blog. Oggi, mentre parlavamo ingollando Coca Cola, ho immaginato cosa succederebbe se M veramente scappasse in Brasile come ogni tanto minaccia di fare (e io non ci credo nemmeno per un attimo). Mi sono costruita un trailer (ormai sono più i trailer che mi faccio di quelli che vivo). Io e V. l'avremmo seguito a ruota. Come dicono gli Ex-Otago in "Costa Rica": sole, mare, pollici alzati, pappagalli che ripetono il mio nome. V. dice sempre che è troppo facile fare come fa Fabio Volo e trovare se stessi in un altro Paese, durante un viaggio, lontano da tutto e da tutti, pervasi da quel senso di libertà che solo un cielo stellato sconosciuto sopra la testa e una borsa vuota, tutta da riempire, sanno dare. Il difficile è trovarsi qui. Andando tutti i giorni in ufficio, facendo la stessa strada e parlando con le persone con cui si parla ogni giorno. Io sono sempre stata d'accordo, però mi chiedo anche cosa ci sia di male nel trovarsi in un posto con i pappagalli che sanno dire "Franci" e dove il mare potrebbe non farmi venire l'orticaria. Certo, è un pò difficile immaginarmi prendere il primo aereo per il Brasile proprio ora che il giro della mia ombra è proiettato verso obiettivi condivisibili. E questi sono i momenti in cui stare sola mi pesa. Perchè quando mi prende questa malinconia e la voglia di pappagalli, vorrei avere qualcuno da chiamare. Meglio, qualcuno che percepisca telepaticamente la mia malinconia e mi chiami, oppure venga da me con un pasticcino. Voi non lo sapete, perchè questo post lo leggerete in pochi minuti, ma io ci ho messo circa due ore per arrivare fin qui, quindi la posizione delle ombre è cambiata, ora sta entrando il rosso dalla finestra e ancora mi immagino su una spiaggia con uno spritz dentro un mezzo ananas, con un pareo fuxia e un cappello con i fiori. La canzone che sto ascoltando dice: "she's waiting like an iceberg, waiting to change. But she's cold inside, she wants to be like the water". Ecco. Forse ho bisogno di un sole abbastanza caldo da sciogliere l'iceberg, a Varese non si può certo dire che il sole sia caldo a sufficienza. Magari in un posto dove i pappagalli dicono "Franci" si. Che poi ci chiedevamo a vicenda (sempre bevendo la Coca che, essendo il nettare degli Dei, poteva benissimo falsare la risposta) se fossimo felici. Abbiamo appurato anche che la felicità non è duratura ma gira e cambia come le ombre intorno agli alberi. E allora quando raggiungiamo un momento di felicità vera, poi dobbiamo ricominciare daccapo a cercarne un altro. E ci si può sentire un pò bene anche nella ricerca? Beh si, finchè si vede un pò di sole. Perchè finchè c'è il sole possono esserci anche le ombre che girano.
Ecco, l'aria ora è viola e rosa. Il crepuscolo è il mio momento preferito della giornata, trovo che abbia un'atmosfera bellissima e ora si, chiamerei qualcuno per sapere se sta guardando quanto somiglia il colore del cielo a quello della carrozzeria della mia macchina. E gli racconterei di quel balcone minuscolo a Barcellona, dove mi sedevo rannicchiata per terra a guardare come giravano le ombre lì e a sentire il profumo che usciva dalla pasticceria di sotto e ad ascoltare il rumore dei passi in una lingua diversa che passavano in strada. E la risposta sarebbe: "Andiamo a Barcellona". "Si". Anche se sappiamo che non è vero.