sabato 4 febbraio 2012

Qualcosa di nuovo

OH!  E' passato un mese dall'inizio della scuola e ancora non ho scritto nulla sul blog!!! Male male! Il fatto è che non ho avuto un attimo di tempo. Sono stata letteralmente travolta dalle novità e la cosa mi sta entusiasmando non poco (poi vedremo come si rifletterà l'entusiasmo sul rendimento...).
Analizziamo insieme le novità dell'ultimo mese.
Nuova giornata tipo: Sveglia, studio, cancelleria e tribunale, treno, polaio, Milano, scuola, altro pollaio, treno, casa, morte cerebrale. Vita sociale scarsa e saltuaria. Ma posso dire che in questo modo apprezzo di più i momenti passati con gli amici (che ormai vedo in Fosbury...sguisshhh!).
Nuova scuola: beh, certo. Fa molto liceo, in tutti i sensi. Prima di tutto perchè abbiamo i banchi, cosa che in università non ho mai avuto. E ora, anche se sono dei banchi scomodissimi e minuscoli, dovesse uscirmi l'ernia per le contrazioni alla schiena, li uso! Poi ci sono i prof, i compiti in classe, i compiti a casa, i debiti...proprio come a scuola! L'altro giorno l'esercitatrice di procedura civile ci ha riportato i compiti...Dovevamo scrivere una citazione. C'era un'atmosfera da restituzione della versione di greco che sai già che è andata male. Poi ci sono delle meravigliose macchinette del caffè. Sono 3 e sono circondate da una specie di gabbia anti vandalo (altro che Insubria con i suoi lucchetti giganti..). Quella delle bevande calde rilascia bicchierini di carta ecologici e bastoncini di legno in numero variabile di due o tre a testa. Le altre erogano il resto in piccole casseforti di metallo pesante, posizionate in modo che nemmeno un dito riuscirebbe ad insinuarsi per raggiungere l'agognata monetina, tant'è che molti rinunciano e spesso, rovistando, si trovano i resti abbandonati da qualcuno che ha gettato la spugna. Ci sono dei fantastici ascensori. Sono meravigliosi davvero! Sono due e parlano. Parlano anche in inglese, meglio di tante persone che conosco. Ti avvertono che la porta si sta aprendo, che si sta chiudendo, a che piano sei...Peccato che mentre loro parlano stanno fermi. Non come la metro nuova che parla e ti racconta le fermate in sedici lingue ma almeno si muove. No, questi stanno fermi, ti raccontano la rava e la fava, poi si chiudono e si muovono. Peccato che nel frattempo il passeggero si è crioconservato. E' bello che ogni tanto si incantano. Si confondono e iniziano a parlare dicendo cose senza senso e noi poveri specializzandi stiamo lì, guardiamo in aria cercando il meccanismo che li fa parlare per prenderlo a colpi di codice civile e rimpiangiamo di non aver fatto ingegneria elettrica. Ma la cosa più bella, quella di cui non potrei fare a meno, è lui. Alto, moro, aria da intellettuale...sguardo da patata morta e risposta pronta da branzino che ha appena abboccato. L'uomo il cui motto è "non lo so". Una volta c'era l'Uomo del Monte che diceva "si", ora c'è il centocinquantista che dice "non lo so". Se l'efficienza avesse un volto umano sarebbe il suo. Impagabile.
Nuovo viso: Si, ho una nuova faccia. E' tutta rossa perchè gli sbalzi termici mi hanno procurato un fantastico raffreddore permanente. E poi ha le rughe. Le ho notate l'altro giorno allo specchio. Forse dovrei mettermi qualche ora nel suddetto ascensore ed aspettare che l'effetto criogenico mi tiri la pelle evitandomi un lifting prematuro. Non ho notato invece ripercussioni interessanti sulla linea. Speravo che fare avanti e indietro senza il tempo per mangiare giovasse, invece nessun risultato apprezzabile si rileva sul punto. Peccato.
Nuovo pollaio: Si, io, A. e V. abbiamo elaborato un nuovo tipo di pollaio che si adatta alla nostra nuova vita da pendolari. Il pollaio da treno. L'effetto è quello di svuotare il nostro vagone terrorizzando la gente. Ieri sera, per esempio, a Saronno il nostro vagone era completamente vuoto e l'ultimo coraggioso che ha resistito tre minuti più degli altri se n'è andato seccatissimo quando V. ha detto che gli uomini sono più semplici di quello che crediamo e io ho risposto che si, in effetti un mobile dell'Ikea è più complicato (utenti del blog esclusi chiaramente... :P). An., che seguiva le evoluzioni del pollaio in diretta telefonica, ha inventato una scala di misurazione, la pollitudo, che si basa sia sulla propagazione interna sia sui danni provocati, ovvero il numero di locali che non potremo più frequentare perchè abbiamo spaventato i camerieri o il numero di persone che si sono sentite urtate nella loro sensibilità dai nostri discorsi. Anzi vorrei approfittare per eleggere membro onorario del pollaio il tizio che abbiamo incontrato l'altro giorno sul treno che, invece di scappare o lamentarsi, ha partecipato attivamente, riuscendo, con una sola parola a fare più casino di noi tre messe insieme. Lui sì che è un maestro.
Beh questo è un quadro generale della SSPL, un pò carente, vagamente tratteggiato...Ma chiunque capitasse da queste parti e si sentisse di integrarlo non esiti!

lunedì 23 gennaio 2012

Metti un giorno a Madonna di Campiglio

Metti un pomeriggio in montagna, fresco, invernale ma senza neve, chiaro e terso, qualcosa di frizzantemente inebriante nell'aria.
Metti uno strano fermento che pervade Madonna di Campiglio, le persone che camminano per strada emanando un'aura adrenalinica che si spande per il centro e il rombo delle macchine che riempie lo spazio quasi fosse solido.
Metti la voglia di partire, la voglia di vincere, la voglia di arrivare.
E' la partenza della Winter Marathon, sono al terzo caffè e aspetto di ricevere la tabella di marcia.

Metti la stanchezza devastante di 12 ore di gara, le palpebre pesanti, la tensione accumulata nelle spalle e nella schiena.
Metti il ricordo delle curve sul Passo Sella, quando il sedere della macchina scivolava verso il guard rail e non girava, della neve sul Pordoi che entrava dal finestrino e feriva la faccia, della fatica quasi fisica della macchina n. 1 superata mentre saliva verso la cima del Gardena.
Metti la consapevolezza di aver fatto una brutta gara, la consapevolezza che anche tutti gli altri hanno fatto una brutta gara, il sospetto di aver fatto una gara migliore degli altri.
E' l'arrivo della Winter Marathon, mangio un toast con R. e M. alle 5 del mattino e aspetto gli ultimi tempi.

Metti F. appoggiato al banco del bar con calcolatrice e penna, che conta le penalità prova per prova.
Metti gli ultimi 4 reduci che, fino all'ultimo, sono rimasti ad aspettare le lungaggini di un commissario disperso tra le montagne che non arrivava mai.
Metti la moquette scozzese dell'albergo, le poltrone rosse che sembrano comode come letti, l'odore del Natale che svanisce lentamente, di sigaro, di noccioline e aperitivo, l'odore della neve che penetra dalle finestre, il sapore di una vittoria silenziosa che stento ancora a credere che sia nostra.
E' l'alba del 21 gennaio, non nevica più, il cielo è rosa e io infilo il pigiama, un sorriso sulla faccia mentre mi addormento.

Metti che un giorno la strada, la neve, il tempo, la velocità, le dita, i piedi, la mente, la fortuna, si uniscano  nel mix perfetto che crea un'emozione vera.
E' la Winter Marathon 2012.
E abbiamo vinto noi.

sabato 14 gennaio 2012

Note di qualità

Non ce la faccio più, ho bisogno di una valvola di sfogo (non vi preoccupate, non vi aspetta una pappardella sulla tristezza del mondo e la crudeltà della vita..).
E' che a volte si trova qualcosa di talmente bello che 1) si ha bisogno di condividerlo con tutti e 2) ogni volta, il contatto provoca una specie di contorsione intestinale, una cosa molto simile all'innamoramento, quando vedi una persona e ti compare un sorrisino scemo sulla faccia, cominci ad arrotolatri ciocche di capelli intorno alle dita e, appunto, il tuo intestino si ribella, ti passa la fame, ti passa il sonno e, cosa peggiore, non ti passa il sorrisino scemo.
Bene, io ho trovato la musica. Devo dire che da bambina (al di là di Cristina D'Avena, chiaramente) e da adolescente non ho mai avuto un gusto musicale propriamente definito. Quando mi chiedevano che musica apprezzavo mi mettevano sempre in crisi. La domanda sul cantante preferito era un vero supplizio perchè, finita l'era di Cristina D'avena, mi trovavo ad incurvare sgraziatamente gli angoli della bocca verso il basso, sollevare le sopracciglia e rispondere: boh! Andava un pò meglio con la domanda sulla canzone preferita, nel senso che c'è sempre stato un certo numero di canzoni che non mi dispiacevano, ma da qui a dire quale fosse quella che avrei fatto suonare al mio funerale perchè proprio mi faceva torcere il fegato, beh...boh!
Diciamo che però sapevo benissimo cosa non mi piaceva. Quasi tutto. La musica, al di là delle colonne sonore dei film (e sempre della cara Cristina, ovvio) non ha minimamente segnato la parte spensierata della mia giovinezza, non saprei nemmeno dire perchè.
Però ultimamente ho scoperto la musica. Forse è semplicemente successo che è cambiata la musica (chi fermerà la musica? l'aria diventa elettrica) e ora incontra i miei gusti.
In principio era Il Genio e un concerto al Twiggy di Varese, mi pare il 2 ottobre del 2010. Ero nella saletta nera, birra in mano, scarpe nuove, tacco vertiginoso, avevo appena finito di litigare, avevo le lacrime negli occhi e Alessandra è salita sul palco e ha cominciato a suonare. Mi è piaciuta subito, ho pensato: ecco è questa la musica che mi piace, dove è stata finora? Dopo Il Genio ci siamo distratti, ci siamo appartati a parlottare in corridoio, e intanto suonava un ragazzo con un sacco di capelli castani e una chitarra. Mentre parlavo mi raggiungeva un'eco sonora in sottofondo: "quando fai la spesa cosa comperi? Di che colore hai colorato i mobili?" chiedo a G. : "chi è questo?" E lui: "Dente. Mi piace. Questa canzone si chiama Buon Appetito". Quando sono tornata a casa, per prima cosa ho comprato su i tunes l'album del Genio e mi sono innamorata di ogni singola canzone. Poi ho cercato quella Buon Appetito, cantata da quel tipo strano che avevo visto di sfuggita. Ad un anno e mezzo di distanza Dente è protagonista del 50% delle mie conversazioni, ho frantumato l'anima a diverse persone dicendo quanto è bello di qui quanto è bello di lì, sono stata a vedere due suoi concerti, ho i suoi album, e per ascoltare il suo vinile ho fatto riparare il vecchio giradischi di mio nonno. Dente mi buca il cuore, parla al mio cervello, e non c'è nulla di più affascinante. Accompagna i miei viaggi in macchina e la mia mente viaggia oltre la strada che mi sta davanti, segue percorsi suoi, presenti nel passato, o forse nel futuro, compagno preferito della mia immaginazione.
Ma da quella volta, al concerto, quando ho pensato che quella (quella comunemente conosciuta come indie) era la musica che mi piaceva, ho anche approfondito i miei gusti in merito. Dopo Dente è arrivato Vasco Brondi, mi piaceva il nome che aveva dato al suo progetto musicale: Le Luci della Centrale Elettrica. Mi piace, anche se se la tira un pò troppo, i suoi testi sono un elenco di associazioni di parole improbabili e assurde, la musica è sgraziata e dissonante. Ma mi piace.
Dopo Vasco Brondi, I Tre Allegri Ragazzi Morti, Baustelle, PerturbAzione, con la bellissima cover di Belle e Sebastian "Portami via di qua sto male" (titolo poco allettante ma, credetemi, ne vale la pena) DiMartino, Non Voglio che Clara, Zen Circus, Vinicio Capossela (che non c'entra molto con l'ambiente Indie, ma lo annovero lo stesso).
Un paio di settimane fa mi sono approcciata a Brunori SAS. Ecco. Se Dente si può definire tranquillamente l'erede di Battisti, di certo, Dario Brunori è l'erede di Rino Gaetano. Voce rauca, parole urlate direttamente dallo stomaco alla gola passando per il cuore. Le canzoni sono dei piccoli gioielli, delle ministorie, perfettamente definite, emozionali, viscerali, quasi patologicamente nostalgiche. Non ho apprezzato Brunori subito. All'inizio, come le cose che amo di più, non mi piaceva per nulla, lo trovavo sgraziato e poco musicale. Poi l'ho amato. Al punto di sognarlo. Ma ho capito che era un genio quando, leggendo "Cosa volete sentire?", ho trovato nel suo racconto la mia teoria del silenzio (e con questo non mi sto dando del genio, ma diciamo che ho notato una certa affinità, tale da farmi esclamare sul treno di ritorno da scuola: "Geniale!").
Direi che, ad occhio e croce, il cantautorato italiano degli anni zero è fortemente influenzato dal passato: dalle influenze anni 70 di Dente e Brunori a quelle sfacciatamente anni 80 degli Ex-otago e PerturbAzione. E' anche abbastanza riottoso e scontento come si può ampiamente dedurre dai testi di Vasco Brondi e Baustelle. E' incredibilmente più attento al testo che alla musica, cosa che si può agevolmente desumere da tutte le esperienze dei succitati cantautori.
Seguire questo tipo di evoluzione musicale è un pò come fare gare di regolarità: nessuno sa di cosa si tratta e, fondamentalmente, le persone che trovi sono sempre quelle.
Certo, le valutazioni da fare sono molteplici quando si parla di un possibile "scatto di carriera" di queste piccole gemme preziose ancora sepolte della musica italiana. Prendiamo Dente. Cosa ne sarebbe di lui se partecipasse a S. Remo, come molti auspicano? Diventerebbe famoso, certo, magari vincerebbe giusto un premio della critica, verrebbe deriso da Striscia per il suo nome (forse anche per i capelli, che sarebbe ora di tagliare), verrebbe sottoposto ad un attacco mediatico di medie proporzioni. Sicuramente guadagnerebbe di più. Potrebbe ancora permettersi testi come quelli de "L'amore non è bello"? Si sentirebbe in dovere di essere più commerciale, qualche agente gli direbbe di essere meno monotono, più vendibile. Insomma, in tempo zero sarebbe rovinato. D'altronde è anche mia speranza personale che un talento del genere venga condiviso dal maggior numero possibile di persone, perchè se le cose funzionassero bene sarebbe lui ad avere successo, non gli amici di Maria. E questo discorso si può girare a tutti gli artisti succitati (nota dedicata ad una ragazza che vendeva i biglietti per una festa a cui ho partecipato mesi fa: io chiedo "Quant'è?" "20 Euro" "20 Euro?! Ma almeno è compresa la consumazione?" "No! Ma ci sono un sacco di artisti!".....Ecco, tesoro bello, se ti stai ancora chiedendo perchè ti sono scoppiata a ridere in faccia in quel momento, leggiti questo post...Per la cronaca, gli "artisti" erano del calibro di Dj Tizio, Rapper Caio, e Tamarro Sempronio, per culminare con uno di cui nemmeno ricordo il nome che ad un certo punto ha chiamato due ragazze del pubblico a ballare sul palco: Sara e Giada. Ecco Sara era abbastanza disinibita di suo, Giada, invece, più in carne e meno sciolta, era caldamente incitata dal fine galantuomo: "Dai Giada! Facci vedere il culo!").
Vi annuncio anche che a breve (spero) ospiterò una guest star sul blog, giusto per far approfondire questo argomento da un vero esperto, uno che ne capisce. Intanto compiti a casa: andare a cercare su youtube tutti i miei citati cantanti, ascoltare la vera musica italiana di ritorno dalla tomba e leggere "Cosa volete sentire?", domanda che dopo, inevitabilmente, porrete a voi stessi aprendo un vuoto interiore emozionale colmabile solo con note di qualità.

sabato 7 gennaio 2012

Vergogna!

"Signora, sua figlia è appena morta, come si sente?"
"Signore, è preoccupato per suo figlio che è appena stato rapito?"
"Mi scusi, come si si sente a sapere che suo fratello è un serial killer perverso e crudele?"
"Signora, durante il processo guarderà negli occhi l'assassino di sua figlia?"
Ecco. Solo alcuni esempi virtuosi di giornalismo moderno. Oggi, nell'era del Grande Fratello che basa le sue ormai debolissime fondamenta sulle lacrime forzate e forzose di concorrenti sempre più anonimi, anche il telegiornale esordisce con queste amene domande. Immaginate la scena (del crimine): tua figlia imbrattata di sangue, morta, uccisa in casa sua dal fidanzato, il ragazzo che fino al giorno prima avevi ospitato a cena, quello per cui avevi praparato i regali di Natale. E la giornalista, sgomitando con tutti quelli che stanno cercando di scattare fotografie, allungare microfoni e registratori, non ha di meglio da chiederti che: "Signora, ma è triste?". NO! Sono contenta! Cavoli, l'ho pagato io per farla fuori, quella rompipalle!
Ecco, a quale titolo una domanda del genere rientra nel diritto di cronaca (locuzione ormai talmente abusata da aver perso qualunque significato..)? A chi, A CHI, interessa a titolo di cronaca, sapere se la signora è triste o no per la morte di sua figlia, ma soprattutto, chi mai potrebbe avere il dubbio, inevitabilmente da chiarire, che la signora non sia triste?!
Tutto questo sfogo nasce, oltre che dalle domande sempre più idiote dei giornalisti televisivi (che cercano, senza riuscirci, di trasformare la notizia in sensazione), anche dalla scelta di gusto e sensibilità operata dal sito del Corriere della Sera.
Inquadratura stretta, bianco e nero, immagine nitida: è un buco nero, contornato da terra. Scarpe di poliziotti e di periti tutte intorno al buco. Alcune corde calate nel nero. Al centro del buco, braccia e gambe aperte, una sagoma sformata e irriconoscibile, alla lontana riconducibile ad una forma umana. No, non è l'opening di un film horror. E' una delle 10-15 fotografie che il Corriere ha pubblicato sul sito. Fotografie mostrate duante un processo famoso, l'ennesimo processo mediatico. Sono le foto del recupero del corpo di Sara Scazzi.
Ora. Siamo proprio sicuri che queste foto siano protette più dal diritto di cronaca che dal segreto istruttorio? Meglio: siamo sicuri che queste foto siano protette più dal diritto di cronaca che dal comune senso del pudore, della decenza, del rispetto, della civiltà?
In Università mi hanno fatto leggere pagine e pagine, fiumi d'inchiostro, sulla definizione di "buon costume". Cosa è contrario al buon costume? Non si capisce mai, la dottrina e la giurisprudenza oscillano, come sempre, c'è addirittura chi dice che il "buon costume" sia una locuzione anacronistica. Beh,  a mio modestissimo parere, QUESTO è contrario al buon costume. Sotto tutti i punti di vista. La pubblicazione di foto del genere non è giustificabile in assoluto. E questo è il culmine dell'inutile sensazionalismo che la tv va ricercando in maniera intensva. E ma ormai non ne possiamo più. Quando vediamo la notizia sensazionale, lo spettacolo delle lacrime, del sangue e del sentimento cambiamo canale. Meno male. Certo, mi si potrebbe chiedere, ma chi ti ha detto di andartele a vedere le foto? Nessuno, non l'ho scelto io, mi sono comparse nella home page, sotto la scritta, probabilmente consigliata caldamente da un avvocato imbecille a scopo di sgravio di responsabilità: "Attenzione: immagini che potrebbero urtare la sensibilità". Grazie, Corriere, grazie perchè la mia giornata non avrebbe avuto senso senza vedere il corpo sfatto di una ragazzina che non riesce a trovare pace nemmeno nella morte. Grazie perchè non mi bastava "Quarto grado" che non ha di meglio da fare che intervistare, una settimana si e l'altra pure, Michele Misseri e farmi vedere, come il celeberrimo "occhio della madre", l'"occhio del PM" che indagatore si insinua nelle menzogne del mentitore seriale (puesta parte è del tutto inventata perchè, me ne vanto, non ho mai visto nemmeno una puntata di "Quarto grado"). Spero vivamente, sinceramente, che subentri una nuova generazione di giornalisti d'assalto, che sia in grado non solo di dare notizie coerenti con il DOVERE di cronaca (che è ben più utile e pregno del diritto, perchè è un impegno preso con tutti noi), ma anche che sappia mostrarci, ogni tanto il lato buono (che spesso è quello giusto) delle cose.

sabato 31 dicembre 2011

Lettera di Capodanno a Babbo Natale

Ok, eccoci qui. Ultima sera dell'anno. Bilancino. Ho cominciato quest'anno studentessa, lo finisco praticante. L'ho iniziato fidanzata, lo finisco single. L'ho iniziato con i capelli lunghi, lo finisco con i capelli corti. Ma il bilancino, devo dire, che è tutto sommato positivo. Al di là della laurea (che comunque son soddisfazioni...) ho tutta una serie di positività da annoverare in questo veloce 2011 (che poi "veloce" 2011 è come dire "breve minuto"...un anno dura sempre un anno come un minuto dura sempre un minuto).
Va beh. Questa è la sera in cui, in teoria, tutte le cose vecchie si buttano dalla finestra (più o meno metaforicamente) per fare posto a quelle nuove. Questa è la sera in cui si fanno mille propositi da mantenere nell'anno nuovo. Ecco. A parte il fatto che di solito io mantengo tutto tranne i propositi di Capodanno (che sono sempre gli stessi: studiare di più, ma soprattutto andare in palestra e perdere qualche chilo. Si. Dai da domani sul serio. No dai, sul serio. Mai fatto), trovo che la festa in sè sia veramente un'idiozia. La classica serata in cui si fa di tutto per divertirsi ma a divertirsi davvero non ci riesce nessuno. E bisogna per forza organizzare qualcosa, e ci si fanno delle grandi aspettative di cambiamento: da domani tutto diverso! Evviva l'anno nuovo! Buon anno! E giù baci a gente che non hai mai visto prima, e brindisi, e sorrisi, e lenticchie. Per quanto mi riguarda lo spirito del Capodanno è pefettamente descritto dal buon Paolo Villaggio in Fantozzi. Quella scena in cui lui, la piccola Mariangela e la Pina vanno alla cena aziendale. Decorazioni pacchiane in un freddo seminterrato, un tristissimo complessino (che per di più anticipa la mezzanotte perchè ha un altro ingaggio), la flebile speranza di fare colpo sulla Signorina Silvani più indifferente che mai e una convivialità forzata e finta, obbligata e forzosa, come la pettinatura della Pina: poco naturale e palesemente "fatta apposta".
Ma tralasciando le mie considerazioni sul Capodanno che, a dire il vero, ho sempre trascorso in montagna, a mangiare ottime specialità altoatesine, leggendo, giocando a carte e andando a dormire a mezzanotte e cinque dopo aver trascorso la giornata chiusa in sauna (massima goduria), credo che questa notte non butterò nulla dalla finestra. Cioè, ovviamente non avrei buttato nulla letteralmente. Ma credo che nemmeno metaforicamente vorrei buttare qualcosa. Se mai ci sono delle cose che mi piacerebbe trovare in questo 2012 (che, stando ai Maya e a Mistero, dovrebbe anche durare meno del solito, visto che le minacce si dovrebbero realizzare il 21 dicembre), magari avrei dovuto inserirle nella letterina a Babbo Natale... Va beh ce le metto adesso:
Caro Babbo Natale,
Come va? Andate bene le ferie? Io ho iniziato a lavorare da un mese e son già stanca..figurati che c'è anche chi mi ha detto che ho la sindrome del praticante (una misteriosa forma epidemica che colpisce i neopraticanti i quali, colpiti da nuovi ritmi e nuovi stress cadrebbero malati ogni tot regolarmente).
Va beh Babbo. Bando alle ciance e passiamo alla ciccia. Cosa vorrei per l'anno prossimo...mmmmm. Innanzitutto vorrei il tempo. Ma questa è una richiesta utopica che fanno bene o male tutti e nessuno viene mai accontentato. Allora diciamo che vorrei una leggera riduzione della dose di sfiga assegnatami. Giusto un pò meno...Quel tanto che basta per fare in modo che il giorno che devo andare da qualche parte non ci sia lo sciopero generale dei treni. Almeno qualche volta. Poi vorrei un pò più di impegno. Per me intendo. Nel senso che vorrei la capacità di impegnarmi un pò di più nelle cose, in generale, non solo in quelle che mi piacciono. E un pò di costanza anche. In coordinato. Poi...poi...poi vorrei...va beh...vorrei. E ci siamo capiti.

domenica 18 dicembre 2011

Felicità: un bicchiere di vino con un panino

L'altro giorno camminavo tranquillamente per i fatti miei andando in studio, quando un signore sulla sessantina mi ha fermata e mi ha messo in mano un depliant chiedendomi di leggerlo più tardi, con calma.
Li conosciamo tutti, sono i Testimoni di Geova, che consegnano i loro Vangeli e i loro opuscoli. Il signore mi ha porto l'opuscolo così gentilmente che non ho avuto cuore di sbolognarlo malamente povero, così l'ho preso, ho sorriso e ho detto: "lo leggerò, grazie!". Ecco, l'ultima volta mi avevano dato un libretto sulla musica che non dovrei ascoltare (o far ascoltare ai miei figli), praticamente tutta eccetto il "Gloria in excelsis".. Stavolta invece l'indottrinamento verteva sulla famiglia. In particolare mi ha colpita la prima frase dell'opuscolino: "Vuoi anche tu avere una famiglia felice come quelle che vedi in queste fotografie?". Nelle foto c'erano padri che prendevano in braccio pargoli biondi, pic nic, cani, mamme con 54 denti di sorriso, perfettamente pettinate e vestite, con tre fanciulli sorridenti anch'essi, mancava il Mulino Bianco sullo sfondo insomma (ma forse era un simbolo peccaminoso...) beh, ci siamo capiti. Mi sono chiesta: "Voglio anche io una famiglia come quella delle foto"? Beh, si. Perche non dovrei volere una famiglia felice, dei figli, un cane e dei bei capelli? Allora ho continuato a leggere per sapere quale grande segreto si cela dietro tanta gioia. Ovviamente la lettura assidua della Bibbia, dove c'è esplicitamente scritto che Dio ha creato la famiglia perchè sia felice etc etc...
Ecco.
L'altro giorno discutevo amabilmente del nuovo trailer del grande Maccio (L'italiano medio) e del perchè non sia consigliabile prendere una pasticca simile. Sostenevo che, dopo aver visto la differenza, è assolutamente preferibile la consapevolezza. Si, perchè una volta presa consapevolezza delle cose che ci circondano, come si può scegliere (consapevolmente) di ridursi in quello stato? Poi mi hanno chiesto come fanno a vivere i gieffini e quelli come loro, nella più assoluta e ingenua inconsapevolezza. Beh vivono così, senza meta, dispersi, perchè non sanno che c'è altro, quindi vivono bene!
E TAAAC! Lì ti volevo Franci! Questi vivono bene! L'opuscolo che mi hanno dato i Testimoni di Geova è un pò come la pillola di Maccio! Un passe par tout verso l'inconsapevolezza. Scelgo di ignorare tutto quello che so, mi imbottisco il cervello per non pensare, e vivo bene! Vivo felice! Eccerto! Ecco il segreto della felicità! La pillola di Maccio o la conversione ai Testimoni di Geova. Scegliete...
Che poi a pensarci bene sia la pillola magica sia la fede in Geova (o altro) non è propriamente inconsapevolezza, ma frutto di una scelta. Voglio dire..se spegnessi tutte le vocine del mio cervello e iniziassi a frequentare, che so, i Testimoni con una certa convinzione, troverei probabilmente un uomo buono, colto, che le corna nn sa neanche dove stanno di casa, che vuole tanti figli biondi e sorridenti. E cosa vuoi di più dalla vita, Franci, un Amaro Lucano? No, l'amaro anche no.. però, per quanto l'inconsapevolezza sia un bel miraggio di felicità (e chissà che tra un pò non scelga questa via), il mio istinto mi dice che è preferibile che il mio cervello funzioni. D'altronde come diceva non mi ricordo chi, bisogna essere intelligenti per fingersi stupidi, non può essere il contrario. Preferisco capire piuttosto che non pormi il problema. Anche se la maggior parte delle volte fa più male cosi. E non so ancora bene perchè sia preferibile capire e soffrire. Probabilmente lo capirò più avanti, quando l'aver capito mi tornerà utile. Speriamo, se no scoprirò che avevano ragione i Gieffini! E oltre il danno pure la beffa!

lunedì 5 dicembre 2011

Non piangiamo sul marketing versato

Alleluja Alleluja!! Barlumi di speranza per il cinema italiano. Diciamolo piano, sottovoce, ma sembra che qualcosa si stia muovendo. I mean, abbiamo fatto un periodo di vero decadimento ma a quanto sembra le vacche magre sono finite e c'è una ripresa in atto (almeno quello...). Mentre Fabio Volo si destreggia nel rendimento cinematografico del suo romanzo più riuscito (che rimane "Il giorno in più", nonostante le ultime uscite editoriali..e ho detto tutto), Ficarra e Picone mi sorprendono ancora una volta (come le altre due, sempre all'altezza). Ma andiamo con ordine.
L'altro giorno sono andata a vedere, magno cum gaudio, "Il giorno in più". Allora. Diciamo che la storia è "liberamente tratta" dal libro e di questo bisogna essere molto consapevoli. Accettata questa premessa ci si può approcciare con piacere e gusto ad un'oretta e mezza di buon cinema leggero, un pò comico, un pò introspettivo, poco pretenzioso, molto alla mano, ruspante e rustico, quotidiano, proprio come piace a me. Diciamo che il buon Fabio (lo chiamo in causa anche se non è il regista perchè, in fondo, la sceneggiatura è farina del suo sacco) poteva risparmiarsi un paio di uscite alla "Serendipity" (bel film ma, appunto, l'abbiamo già visto), un finale un pò scontato e poteva anche evitare di rinunciare a tutte le belle cose che aveva voluto trasmettere con il libro, tutti quei bei concetti che mi piacevano tanto e che mi trovavano tanto d'accordo, e che mi chiedevo come sarebbero stati resi sullo schermo e come avrebbe reagito il pubblico. Ecco. Problema risolto e buone intenzioni stroncate sul nascere.
Per quanto riguarda "Anche se è amore non si vede" commento tutto positivo. D'altronde, precedenti eccellenti esclusi (mi riferisco ovviamente ad Aldo Giovanni e Giacomo), nessun gruppo comico è mai riuscito a dare al cinema la stessa qualità data a Zelig (o equivalenti). Invece Ficarra e Picone mi sono sempre piaciuti molto di più al cinema, sia ne "il 7 e l'8" sia ne "La matassa". E anche qui ho trovato una innocenza paragonabile a quella di "Arrivano i gatti", una sorta di teatrino dell'assurdo che sorprende per il suo candore senza essere mai banale, condito con un numero di battute, tutte riuscite, adeguato e leggero. La storia è semplice, ma le caratterizzazioni sono ben riuscite, dalla guida russa sexy e un pò scema, all'innamorato contornato da cuoricini. Nonostante la presenza di numerosi personaggi da "commedia dell'arte", nessuno cade mai nel tranello del proprio stereotipo, evitandoci la solita solfa (qualcosa mi dice che la suddetta solfa ritornerà sui nostri schermi con il prossimo cinepanettone...). Le ambientazioni sono pervase da un gusto anni '90 che ho apprezzato molto (come anche il linguaggio pulito, che non è così scontato). Unico scivolone (che mi ha fatto un pò tristezza, a dire il vero) la scena del neosposo che si fa la gnoccona nel bagno durante il banchetto di nozze...ecco quella si poteva veramente tagliare che tanto non ci perdevamo niente (anche perchè in un film con un messaggio talmente positivo che anche l'happy ending non stona, questo fulmine di pessimismo matrimoniale sta veramente male).
E se ci sono speranze di ripresa per il cinema nostrano non può dirsi lo stesso per la nostra televisione. Ormai in tv piangono tutti! Dai reclusi del Grande Fratello ai postini di Cè posta per te, finanche addirittura alla Sig.ra Ministra. Neanche le avessero recapitato un messaggio dal figlio in puro stile reality (che ormai, non so se avete notato, ma i piagnistei sono preventivi: uno riceve una busta, non sa cosa c'è dentro, ma per non saper nè leggere nè scrivere, piange), neanche le avessero comunicato la morte del gatto in diretta, neanche le avessero dimezzato il vitalizio. Sig. Ra Ministra, ero così contenta che il Governo, stavolta, avesse ben tre rappresentanze femminili di un certo rilievo (e che non avessero fatto calendari). Ho pensato: finalmente tre esempi di donne forti, come si usa dire "con le palle", finalmente potremmo mettere a tacere le maldicenze sulle donne preda dei propri ormoni e delle proprie lacrime!
Ecco. Ora, non voglio entrare nel merito dell'emotività di nessuno, però un minimo di credibilità cerchiamo di darcela anche noi. Posso capire che la situazione non era delle più allegre, ma se anche la Ministra piange sarà dura far ingoiare a tutti l'ennesima pillola. Perchè nonostante questo catastrofismo imperante, sono sicura che se qualcuno dimostrasse di crederci un minimo sarebbe più facile per tutti. Certo, la lacrima facile non aiuta, anche perchè, dai, è davvero poco credibile! Fa tanto C'è posta per te, appunto! Sembra messa lì, servita su un piatto d'argento per i giornalisti, e infatti stamattina la prima pagina del Corriere on line era per le lacrime della Ministra, non certo per la riforma delle pensioni! Ma....aspetta aspetta...che fosse una scelta di marketing?!