mercoledì 18 settembre 2013

Preparate le lattine di birra

Blooooog!!! Caro vecchio bellissimo blog!!
Tu! calderone di convulse sensazioni, tu! ricettacolo dei miei germinosi pensieri e vanagloriosi vaneggiamenti, TU! oceanico dominio della regina delle allitterazioni, tu...quanto mi sei mancato!
E anche voi, pochi, sparuti, cari lettori, voi che ormai mi avrete dimenticata, anche voi mi siete mancati!
Pensavo di non aver più bisogno di te, caro blog, ma non è così, mi servi ancora, piccolo serbatoio di sensazioni.
Rileggevo giusto poco fa (senza nostalgia, a dire il vero) gli ultimi post prima del Grande Abbandono. Beh, non è cambiato nulla! Hahahaha! Si, sono ancora qui nel limbo, sospesa fra mille possibilità, è vero, ma questo ruolo della possibilitaria comincia a starmi strettino!
Che lavoro fai? La possibilitaria. La possibilista. La possimpibile (chi la capisce?)...non lo so. Non lo so cosa faccio.
L'avvocato? No, l'avvocato NO, assolutamente NO (e sappiamo tutti come va a finire quando si dice NO con le maiuscole... - giurisprudenza NO, il giudice NO, penale NO...).
Quindi, posto che nella vita probabilmente farò la frustrata, stavo valutando carriere alternative e vorrei il vostro egregio parere.
La mia preferita è "La vincitrice della lotteria". La vincitrice della lotteria ha fatto 6 al Superenalotto o, meglio ancora, ha vinto una rendita vitalizia al gratta e vinci. Se la spassa leggendo libri e coltivando la sua collezione di dvd, fa beneficienza, è sposata e ha dei figli, una bella casa, la piscina, due cani e un coniglio ariete nano di nome Muffin.
Questa è la mia carriera preferita.
Poi potrei fare "La mantenuta". Il difficile è trovare il mantenitore. Per il resto è come la carriera precedente ma con in più lo sbattito di doversi un pò accontentare del mantenitore...Se non fosse un adone o non fosse intellettualmente stimolante, ci si deve un pò turare il naso. Ma tutto sommato potrebbe valerne la pena (baciiiiniii <3).
Poi potrei fare "La colf". Profilo decisamente più basso dei precedenti, ma alla fine, almeno per quello potrei essere qualificata (oddio... non so).
In fondo sono troppo qualificata per tutto e troppo poco qualificata per tutto.
Parlavo oggi con la mamma di possibilità lavorative. Nello specifico le stavo illustrando i vantaggi indiscutibili dell'opzione carrieristica "Spadellatrice di hamburger da Mc Donald's". Lei dissentiva e mi proponeva la sua versione della faccenda, il suo modo per dirmi "dovresti puntare più in alto": - con tutti i soldi che ho speso per farti studiare...
Ma mamma...mamma mamma mamma... Credo che tu mi abbia sostanzialmente comprato un'ulcera. Si, l'unica cosa positiva derivante dall'istruzione e dalla cultura è la consapevolezza. Ora so. So cosa vuol dire non riuscire, so cosa vuol dire aspettare, so cosa vuol dire cercare lavoro, non guadagnare, non realizzare...so cosa ho, cosa posso avere e cosa mi perdo. So. E mi viene l'ulcera. L'ignoranza in fondo è una cosa bella! Perchè chi ha risparmiato un pò, non ha l'ulcera! Non si pone nemmeno il problema! E perchè io si?
Qualche mese fa, il mio cervello si è spento di nuovo. Come prima. E ho acquisito un atteggiamento fintamente zen. Ecco, credo che lo spegnimento sia dovuto all'eccesso di batoste.
E io scema che, altro effetto collaterale dell'istruizone, ci spero sempre! Scema Scema Scema! Niente aspettative! MAI aspettative! Impari che le persone imparano dai propri errori e tu dai tuoi non impari mai...Scema..
Pronti alla batosta? Arriverà fra ottobre e novembre. Preparate le lattine di birra perchè avrò bisogno di voi.

martedì 26 febbraio 2013

Semplice speranza

Dai, scriviamolo, il post delle banalità. Franci, questa voce così forte nel web (-.-) non può esimersi dal commento più hot del momento: i risultati delle elezioni.
Non era necessario fare le elezioni per capire che il Paese è confuso...bastava leggere Facebook (che fotografa la situazione molto meglio di schedine colorate e moduli istat). Negli ultimi giorni si potevano leggere post più o meno di questo tenore (é il caso di specificare che non riporto i post letteralmente, ma nel loro TENORE e che, in ogni caso, sono espressione delle idee di chi li ha scritti, non delle mie, che comunque sono ampiamente espresse in queste righe):
"Se vince ancora il nano emigro", "Gargamella non ha smacchiato il leopardo", "Italiani facciamo la rivoluzione finalmente", "finiamola con la nanocrazia", "No, Bersani no, meglio aprire un bar in Guatemala", "Io piuttosto che votare Grillo mi impicco"...
E tra chi si lamenta degli stessi, sempre gli stessi, in Parlamento e chi (come me) ancora sta ridendo pensando a Bersani che insegue i Puffi, tutti si sorprendono del Grillo parlante (rectius, urlante) che diventa il primo partito d'Italia, salvo dire poi "no beh ma io non sono capace di governare..".
Una cosa è chiara comunque: che gli antinani o sono meno di quello che sembra, solo si lamentano di più e più forte, o sono incoerenti e si lamentano salvo poi tornare a votarlo. D'altronde il paradosso è proprio questo: che chi aveva le elezioni in pugno si è seduto sugli allori esattamente come la lepre della favola e si è fatto bagnare il naso dalla tartaruga che ha fatto una campagna elettorale sprint (almeno l'ha fatta), con il risultato che il vincitore formale è il perdente sostanzliale. E nonostante figuri sul primo gradino del podio, in realtà si prende la medaglia del terzo, scambiando di fatto l'oro con il (comico) bronzo del comico che è il vincitore sostanziale. Non fosse per altro, anche solo per aver ottenuto il 25% delle preferenze da solo e non in coalizione. Il risultato più veritiero rimane dunque l'argento, che si perde il primo gradino per 2 voti a dimostrazione del fatto che se le elezioni fossero state settimana prossima, tra un rimborso IMU, un Ronaldo redivivo al Milan e un rolex per tutti, forse quei 2 voti sarebbero state due macchie in più sul leopardo. Comunque, in barba alla parola del giorno, ingovernabilità, il fatto di avere in Parlamento tre fazioni con quote di seggi più o meno equilibrate, una delle quali mi ispira parecchia diffidenza per vari motivi ma che potrebbe essere animata dal sacro furore della "prima volta", SE nessuno fa scemate e SE nessuno comincia a dire scemate (vedi ieri: "torinamo alle urne!") e SE gli scandali politico-economici smettessero di avere l'uscita settimanale come il Chi, FORSE si riuscirebbe a fare anche qualcosa di buono.
La fiducia non c'è, ma la speranza è l'ultima a morire. Speranza, senza aspettative...semplice speranza. Che poi dai, piantatela di fotografare le valige e postarle su fb, che tanto da qui non se ne va nessuno...sai che noia, poi, doversi fare il bucato da soli senza mammà?

lunedì 18 febbraio 2013

La scacchiera nella nebbia

Vi è mai capitato di pensare di voi stessi che state consumando un sacco di energie ma non ne viene fuori niente? Un pò come quel detto...cavare sangue da una rapa.
Ecco. No, perchè magari è solo una mia impressione... che rinunci ai lindor senza dimagrire, che rinunci al certe cose per studiare, a certe altre per lavorare, ma la situazione non si sblocca. Una specie di fissità evolutiva, con tutti che remano contro, e dover fare buon viso a cattivo gioco, sempre. E ingoiare rospi (non in senso letterale), sempre. E trovare collaborazione, mai. Ragionevolezza, mai. Come si fa a razionalizzare gli sforzi? A permettersi di pensare che si raccoglieranno i frutti? Che dopo ci sarà qualcosa per cui dire "ne è valsa la pena"? Perchè, sinceramente, vista così, la strada mi sembra tanto insicura che certi pensieri non me li posso nemmeno permettere.
Quando ero piccola, guardavo "Buona Domenica". Era l'inizio degli anni '90, quando la tv spazzatura non era ancora così spazzatura come adesso. Ebbene, c'era un gioco durante il programma, in cui i concorrenti dovevano muoversi su una scacchiera gigante. Ma certe caselle erano trappole e se ci finivano sopra sprofondavano in un buco pieno di panna o di fango o dovevano rispondere a domande o fare penitenze. Ecco, mi sembra che ci stiamo muovendo su una scacchiera simile (io e le mie molteplici pesonalità), che non sappiamo quale casella calcare e ogni tanto sprofondiamo nella panna.
E' una incertezza diversa da quella del neolaureato. Quella era una sensazione da caduta nel baratro da un certo momento in avanti. Questa è la sensazione di camminare nella nebbia senza sapere dove mettere i piedi. E la nebbia non si alza. Mai. Perchè se penso che sta finendo la pratica, che sta finendo anche il mio secondo anno da persona (auspicabilmente) seria, e che in questo contesto l'unica prospettiva è partecipare ad un concorso che passano in 120 su 200 posti disponibili, dare un esame che passa il 2% degli iscritti e i cui risultati escono 6 mesi dopo lo scritto con la prospettiva di dover ancora fare l'orale; che ammesso e non concesso di passare questo esame nessuno assicura la sopravvivenza al giovane avvocato di turno; che ho 25 anni, ma che all'esito del primo tentativo ne avrò 26-27 tra una storia e quell'altra.......beh, come posso concedermi di pensare che vorrò una famiglia, per esempio? Ma anche che vorrò una macchina, un cane, una casa, l'indipendenza..Come posso permettermi di pensare che mi piacerebbe ricompensare i miei genitori per i sacrifici che hanno fatto per me in questi 25 anni, se non posso nemmeno prevedere di riuscire a pagarmi da sola l'abbonamento del treno? E sapevo che sarebbe stato così eh, la cosa più frustrante è che l'avevo anche messo in conto, mi ero detta "Franci, la pratica va così, concediti 2 possibilità  poi prenderai i provvedimenti del caso". L'avevo messo in conto, vero. Ma vedevo prospettiva. Ora non so se la vedo. E qui torniamo al filo del discorso. Non riesco a capire se questa prospettiva non la vedo o non mi sforzo abbastanza per vederla, o se oriento male i miei sforzi. A volte sono così stanca che mi sembra di parlare, parlare, parlare...e non fare niente.

lunedì 11 febbraio 2013

Questione di emboli

Oggi parliamo di emboli.
Quelli che vi salgono al cervello perchè qualcuno vi dice qualcosa che irrimediabilmente vi fa cambiare colore, e vi viene un istinto omicida, e visualizzate voi stessi nell'atto di sbattere la faccia della persona che avete davanti con forza sul tavolo o contro il muro, con violenza. Avete presente Camera Cafè quando Luca e Paolo sbattevano Silvano contro la macchinetta? Ecco, così. Però più forte.
Poi contate fino a 10, pensate al vostro dominus e a quante probabilità avreste di cavarvela nel processo se vi difendesse lui, fate una rapida valutazione della clemenza media dei Giudici penali di Varese e optate per la rinuncia al proposito criminoso. Poi vi viene in mente che se le indagini le facessero i RIS, tutto sommato potreste anche cavarvela e allora l'intento delittuoso si riaffaccia all'anticamera del vostro cervello, finchè non affiora la riflessione sul karma dei RIS... gli va sempre male, vuoi vedere che con me è la volta buona? Questo pensiero sommato alla vostra sfiga media vi fa desistere definitivamente.
Ecco, vi è mai capitato?
A me si, ultimamente parecchio. Per esempio c'era la signora al supermercato che era convinta che io dovessi fare più fila alla cassa perchè sono giovane. E certo, signora, tanto il treno mi aspetta, non si preoccupi! Quando poi ha tirato fuori la "questione di principio", giuro, le avrei tirato in faccia il Mantovani: "Ecco, cercala qui la questione di principio, io intanto pago che devo andare...".
E poi c'era il signore, nello stesso supermercato (nel quale abitano forze oscure che ottenebrano i cervelli, probabilmente) che pretendeva di avere lo sconto perchè aveva lavorato 30 anni con i francesi...Si, signore, in ogni Carrefour del mondo saranno felicissimi di fare sconti extra a chi ha lavorato 30 anni con i francesi!
Uh e vogliamo parlare della signora in treno che ci ha dato delle patetiche ignoranti perchè lei era medico e noi non sapevamo di cosa stavamo parlando? Si, signora, e lei non ha di meglio da fare che ascoltare i fatti nostri da Varese a Milano ed entrare nel merito delle nostre discussioni?
Uno più recente, invece, è il signore a cui ho chiesto, sempre in treno: "E' libero quel posto?" "Mi stavo sedendo", "Si, ho visto, ma ci sono due posti, mi scusi, pensavo che fosse da solo" "Si, sono da solo. Se hai il biglietto di prima classe puoi sederti". Vi giuro, gli avrei rovesciato in testa il piatto di cous cous che avevo in mano. A parte che quel treno era classe unica, ma avere un biglietto di prima, caro signore, non le da il diritto di occupare due posti, ne ha uno comunque. O lei è il marito della signora della cassa e pensa che io posso anche stare in piedi tanto sono giovane?
E per chiudere in bellezza, l'embolo di stamattina, per il quale mi sento di fare un appello pubblico:
Caro Signor Sindaco,
ho avuto notizia, giusto poco fa, della sua ordinanza volta a diminuire il tasso di polveri sottili sparse nell'aria del nostro territorio al fine di poter godere di un respiro più libero e di una neve più bianca. Innanzitutto vorrei complimentarmi, perchè il progetto è in sè  veramente lodevole e, in quanto cittadina, ci terrei davvero a poter respirare un'aria più pulita e a godere di una neve più bianca. Peccato che per ottenere l'ammirevole risultato Lei abbia chiesto (rectius, ordinato) a noi abitanti della Ville Jardin di abbassare di un grado i riscaldamenti delle proprie abitazioni. Morale: arrivo in studio e ci sono 15 gradi. A casa mia 14. In Tribunale 32. Si, in Tribunale, in Camera di Commercio, in Comune crescono le palme e vanno a svernare le rondini. A casa e in studio stanno girando il sequel della Marcia dei Pinguini. Vogliamo fare due conti razionali, per favore? Per esempio, non volendo negare il riscaldamento ai cancellieri, non sia mai che, come l'anno scorso, gli uffici chiudano perchè fa troppo freddo, andiamo a mettere la mano in quella che è indicata come "aula informatica". Una stanza chiusa a chiave con una quindicina di computer spenti dentro. Ecco lì dentro c'è una temperatura che alle Maldive se la sognano, ci saranno 40 gradi, ma non sto esagerando come mio solito, andate a sentire! Sul corridoio c'è un vetro con lo spioncino, tipo reseption, mettete la mano lì dentro e cominciate a cuocere le castagne! Ecco. Non posso credere che l'unico modo per lavorare ad una temperatura che non provochi la crioconservazione dei miei arti, sia superare un concorso pubblico!
E con questo ho esaurito l'embolo di stamattina.

martedì 5 febbraio 2013

day twenty eight

Caro blog, non mi sono scordata di te. Semplicemente tenere il pc in studio mi impedisce di scrivere di sera, a casa, e quindi mi tocca trattenere tutti i pensieri che faccio durante le grigie giornate senza di te e sfogarli una tantum.
E quindi eccomi. Le novità di febbraio? Beh non ci sono molte novità in effetti...Tra poco ci saranno le elezioni. E dopo aver scoperto che tra un mangia mangia e un ruba ruba, i nostri politici, di qualunque schieramento, movimento, orientamento fossero, con i soldi pubblici ci pagavano la spesa di casa, si pagavano fra loro, ci pagavano le escort, coprivano i buchi delle banche etc etc...beh passa un pò la voglia. Ora sono nel pieno della fase "chi la spara più grossa". Ma alla fine, se si sta troppo a ragionare di massimi sistemi, ci si fa solo venire l'ulcera. Che vincano i rossi, i gialli, i verdi o i blu non cambierà una cippa (per citare G.). Tra l'altro ieri ho scoperto con sgomento che andrò in pensione a 70 anni. Si perchè finchè vedi i vecchietti al tg che si lamentano delle pensioni, ti sembra una cosa talmente lontana da non doverci pensare. Invece quando vai ad informarti per il tuo piano pensionistico perchè, con tanta gioia ed entusiasmo, vorresti cominciare a lavorare e la prima cosa che ti dicono è che andrai in pensione a 70 anni...beh due domandine te le fai. 70ANNI?! Non so nemmeno se sarò VIVA a 70 anni! a 70 anni avrò i capelli bianchi e dovrò curare i miei nipotini, dovrò fermarmi lungo le strade a vedere i cantieri per criticare gli operai (anche se conoscendo me e la wom, finirà che faremo la classifica degli operai che starebbero meglio in canottiera con un cubo di ghiaccio in spalla, tipo pubblicità della coca cola...), dovrei stare a casa mia ad urlare ai figli dei vicini che fanno troppo casino, dovrei finalmente poter avere il tempo per prendermi un cane e stare con lui! Non andare in studio, ancora in studio, sempre in studio a litigare per gli altri! A uno a 70 anni passa la voglia! 70 anni! Ok, basta, non è un discorso da blog, lo so, ma è la cosa che più mi ha sconvolta in questo periodo.
Del resto, queste giornate scivolano via come l'olio.
Ah si, cari cibernauti, un'altra novità c'è. Sono riuscita a mantenere il mio proposito di riduzione del girocoscia tramite diminuzione delle calorie ingerite e incremento dell'attività muscolare per ben 28 giorni! Sì, questo è il 28esimo giorno e, bene o male, non ho mai sgarrato, in tutta onestà intellettuale. Ovviamente questa fatica e la violenza che mi sono fatta per rinunciare ai lindor, ai gianduiotti, alla coca cola, e a tutte le varie gioie della vita (che avrebbero dovuto accompagnarmi per i prossimi 70 anni) non è servita a nulla, il mio peso non è cambiato di un grammo, i vestiti che erano stretti prima sono stretti ancora. Però mi sono detta che se ho tenuto duro per 28 giorni, giorno dopo giorno, senza perdermi d'animo (rectius, perdendomi d'animo ma cercando sollievo in ripetute capocciate contro il muro), ricominciando da capo senza pensare che fosse una fatica inutile (cosa che alla fine è stata ma va beh), allora posso fare qualunque cosa. Giorno dopo giorno. Ora dopo ora. Minuto dopo minuto. Il prossimo proposito residuo da capodanno che metterò in atto con la stessa strategia sarà quello di studiare. No, non studiare di più. Studiare proprio. Dall'inizio, da capo, come se non ci fosse un domani (o meglio, come se un domani ci fosse e in quel domani si tenesse il concorso). Rimando ormai da 2 settimane, ma si tratta solo di ingranare, sono sicura...
Altro traguardo ormai vicino, a cui si arriva giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto è quello che compensa in larghissima parte la carenza dei lindor ;)
Si dice che in ogni relazione umana si prenda qualcosa dall'altra persona e si lasci qualcosa di sè. Cose belle come cose brutte eh... ma stamattina, mentre sciacquavo la maschera all'olio di argan dai capelli (altro proposito: reidratare i capelli) pensavo al fatto che forse, la cosa più difficile è non perdere di vista se stessi, rimanere sul pezzo in ogni caso. E non tutte le relazioni umane ti lasciano la libertà di essere te stesso. E qui ci si gioca davvero, perchè la limatura della personalità è una delle prime cause di rottura al mondo (lo dico per qualunque tipo di rapporto, l'amore come l'amicizia...un amico non è un vero amico se cerca di cambiarti). Lo dice anche il celeberrimo (ennesimo) teorema di WOM, detto anche il teorema del gatto: avete mai provato a prendere in braccio un gatto? A meno che non sia troppo grasso per farlo, si divincolerà e dimenerà, finirà per rassegnarsi alla vostra stretta magari, ma vi guarderà storto per il resto della giornata e farà scattare la coda a destra e sinistra con aria nervosa. Avete mai provato a sedervi accanto al gatto e stare semplicemente fermi? Dopo un pò di moine il gatto si siederà comodamente sulle vostre ginocchia e inizierà a fare le fusa.
Stesso principio.
Ma tornando a noi, e al filo del discorso, credo che davvero essere se stessi e riuscirci senza remore, senza limiti e anche senza vergogna sia il carburante propulsivo di tutto. Quindi, grazie per lasciarmi me stessa.

venerdì 11 gennaio 2013

Il rischio del capitale umano

Ciao lettori! Come state? Vi ho abbandonati per un po', ma sono sicura che non avete sentito la mia mancanza più di tanto.. Come sono andati i festeggiamenti per l'inizio Dell anno nuovo? Avete fatto i soliti propositi che poi non manterrete? Dirò meno parolacce, andrò in palestra, mangerò meno schifezze, sarò più ordinato, lavorerò/studierò di più...utopie insomma? Si, dai ammettiamolo, crediamo in noi stessi nel mantenere i propositi di capodanno quasi quanto crediamo alla befana (che di solito spazza via ogni buon intento con la sua scopa).
Avete letto i vostri oroscopi del 2013? Paolo Fox dice che sarà l'anno dello scorpione. Di certo non sarà l anno della vergine, non lo dice nemmeno Astrella. Eppure abbiamo qualche cambiamento in vista, al di là della mia intenzione di ridurre il girocoscia (intenzione che soccombe miseramente alla vista del rosso della carta dei Lindor...tipo i tori). Per esempio ad aprile finisce la pratica. A giugno finisce la scuola. A dicembre farò l esame di stato. In una data non meglio precisata che potrebbe capitare tra capo e collo in qualunque momento ci sarà il concorso. E poi ho altre due o tre sorpresine ancora in forse che non voglio giocarmi per scaramanzia. Ma vi rendete conto?! Mi sembra ieri che scrivevo proprio qui le mie prime impressioni sulla pratica. Mi sembra ieri che confondevo le cancellerie e ora? Stamattina ho pattinato fra una porta e l'altra lanciando fascicoli. Cose che fino a sei mesi fa mi sembravano importantissime, ora non sollevano minimamente il mio interesse. E vogliamo parlare della scuola? Giugno sarà qui in un attimo e io non mi sono nemmeno accorta che sono passati due anni. Quasi quasi non ho neanche assimilato la laurea (a proposito...è arrivato il pezzo di carta...ora giace per terra, in tutta la sua importanza, ad aspettare di essere incorniciato)! A volte ho la sensazione che il tempo voli via, altre volte mi sembra talmente lento da lasciare la bava come le lumache. Avete presente quando nei film c'è la successione fra una scena e l'altra e all improvviso si scatta avanti di qualche ora o di qualche giorno o anno? Ecco, a volte mi guardo indietro e mi sembra che il film della mia vita abbia fatto un taglio del genere. Prima stavo recitando una scena e poi...tac! Eccomi nella scena successiva con la didascalia "sei mesi dopo...".
Tra qualche ora...tac! Mi troverò madre di sei figli impiegata all ufficio Dell anagrafe, a timbrare carte di identità e rilasciare certificati di residenza.
E in mezzo? In mezzo cosa sarà successo? Cosa avrò combinato mai? Che scia di danni avrà lasciato questa combinaguai irredimibile? Quale capitale umano avrò accumulato? Il capitale umano mi lascia sempre perplessa. Non mi stancherò mai di ripensare a quello che diceva il prof. Sacchi, che ognuno di noi, in relazione con gli altri, accumula dei crediti di capitale umano, come se ogni persona fosse una piccola banca. È questi crediti vengono poi spesi, cambiati, oppure sempre accumulati... Per esempio oggi ho incontrato sul treno una persona che non vedevo da anni, ma con la quale ho sempre avuto un buon rapporto. Ero seduta di fronte a lei. Per un viaggio di un'ora. Cuffie nelle orecchie e occhi chiusi, mi ha detto ciao solo a Milano. Ecco, mi chiedo perché le persone abbiano paura. Paura di dover affrontare la noia di un viaggio in treno a parlare di cordiali banalità con una ragazza che non vedi da quando avevi 18 anni, paura tale da ostentare sonno profondo all'una del pomeriggio per tutto il viaggio. Sempre più spesso mi capita di stare in una stanza con persone con le quali parlo e che se ne vanno senza salutare, senza avvertire. Di trovarmi in ambienti in cui non conosco nessuno e in cui nessuno fa nulla per farmi sentire la benvenuta, in cui nessuno parla, non dico per la voglia di conoscere una persona nuova, ma quanto meno per cortesia. No. Alcuni si chiudono a cerchio se provo ad inserirei nella conversazione. Mi sembra di essere tornata alle medie. Capitale umano? Il capitale umano ha paura di rischiare. Almeno voi, cari lettori, se incontrate una persona nuova sforzate i di farla sentire benvenuta...il rischio è decisamente calcolato: magari passerete qualche ora noiosa, vero, ma potrebbe anche capitare di trovare qualcuno di veramente simpatico. È comunque non si sa mai chi c'è davanti. Potrebbe esserci davvero l'impiegato Dell anagrafe (nulla contro, era solo per fare un esempio), oppure un giudice di cassazione. Tanto vale avere una parola per tutti. E a tal proposito, approfitto di questo post, per ringraziare coloro che sono tornati. Per la serie "a volte ritornano". Si, a volte ritornano. Anche se non te l'aspetti. Grazie.

domenica 9 dicembre 2012

Claudiano state of mind

Solo due parole, due davvero. E' che ieri sera, quando sarebbe stato il momento giusto per dirle, io e V. avevamo due adorabili elementi disturbatori a distrarci (ovviamente parlo degli spriz ^.^) e quindi non abbiamo potuto concentrarci sul misticismo della situazione.
Claudiano chiude i battenti. I miei aficionados sicuramente hanno leggiucchiato di Claudiano fra le righe di questo blog. E' il bar dove, per qualcosa come 3 anni, ho fatto colazione, pranzato e bevuto spriz. Ormai Claudiano non è un nome, è uno state of mind. Teatro del nostro pollaio e delle nostre idee, sulle poltroncine di Claudiano la nostra follia ha trovato terreno fertile, e non c'è luogo dove ci si senta più a casa di quello in cui si viene accolti con tutto il bagaglio di scemenze, pollaio, problemi e fantasie che ognuno si porta dietro. Come l'aula tutor per un certo periodo, anche Claudiano è stato il mio rifugio di randagio.
Dove andiamo? Da Claudiano. Spriz da Claudiano? Claudiano, per me gargabelli gamberetti e zucchine. Caffè macchiato e ciambella, posso avere il dolcificante per favore? Spriz!! Claudianoooo ci porti da mangiare?! Ciao! Tu la conosci Franci? Niky, se ti trattano male i tuoi avocati siamo noi! Pronto, professore, vorremmo sostenere l'integrazine orale dell'esame. Claudiano, ci fai una foto? All the single ladies, now put your hands up! Wom ci vediamo a pranzo? Si (e trovarsi da Claudiano senza averlo stabilito). Scrivilo sul cazzario! Wom, se ci va male nella vita... No, scusate se mi faccio i fatti vostri ma ve lo devo proprio chiedere: si chiama veramente Claudiano?
E ora cominciano i problemi. Dove andremo a rifugiarci nelle giornate di pioggia?

lunedì 3 dicembre 2012

50 sfumature di banalità

Buongiorno popolo del web! Come butta? Lo so lo so vi sono mancata... E non fate quelle facce scettiche, almeno fatemi credere che la mia presenza nel cyberspazio sia non dico utile, ma almeno un pochino piacevole.
Latito ormai da molto, ma devo dire che non ho molte news da raccontarvi. Solite cose, si studia, si lavora, ci si arrabbia...Ormai credo di aver raggiunto un punto zen della mia esperienza, la rabbia mi attraversa, ristagna un pò e poi scola via lasciandomi nel mare della tranquillità (si, sulla Luna).
Anche perchè se dovessi arrabbiarmi veramente per ogni cosa, come dice F., a 30 anni mi verrà l'ulcera. E allora lascio scolare. Chè se devo star dietro a quello che mi combinano alla SSPL, a quello che combinano sui blog di regolarità, a quello che combinano in tribunale etc etc...poi non avrei più nemmeno il tempo di scrivere questo post insensato e no, non voglio rinunciare a voi, miei cari, non voglio privarvi di questi monologhi lamentosi e lagnosi, so che rallegrano le vostre giornate. E allora, per darvi uno spunto alternativo e altamente innovativo, vi consiglio caldamente la lettura di un romanzo appena uscito e già best seller: "A nudo per te".
Allora, non vorrei anticiparvi troppo perchè la storia è davvero curiosa e ti prende, cioè, ho come l'impressione di non aver mai letto nulla del genere, però mi piacerebbe darvi un'idea della trama, così per invogliarvi.
New York: lei è una giovane laureata con un passato misterioso alla sua prima esperienza lavorativa, lui un multimilionario giovane e bellissimo proprietario del palazzo in clui lei lavora e dal passato altrettanto misterioso. Beh i due, insospettabilmente, si trovano presi da una passione irrefrenabile che li spinge l'uno verso l'altra portandoli a travalicare i rispettivi limiti psicologici, prima attraverso incontri carnali, poi anche con l'innamoramento.
Non potete perdervelo, sul sito Mondadori è indicato come un libro UNICO.
No, no!! Oh lettore stolto che mi stai segnalando atraverso gesticolazioni estreme che questa storia l'hai già letta, che è qualcosa di comparabile alle sfumature di qualcosa, che si avvicina vagamente alla storia di Mr Grey. No, lettore, tu dici questo 1) perchè non capisci niente e 2) perchè non hai ancora visto la copertina di "A nudo per te": sui toni dell'oro con due gemelli in primo piano, sfondo leggermente sfocato (messaggio subliminale: prova a sostituire ai gemelli una cravatta). Avanguardia pura! Cioè non riesco assolutamente a trovare affinità con altri best seller! Uh dimenticavo un fondamentale elemento differenziale rispetto a qualunque altro romanzo: è una trilogia. Cavoli. che innovazione.
Ecco. Ma perchè? Cioè perchè? Gli Harmony c'erano già. E non hanno mai scalato le classifiche. Voglio dire, sono storie piacevoli, da ombrellone, da comodino, una cosa leggera senza pretese. Queste trilogie che balzano agli onori della cronaca da un giorno all'altro con la stessa solfa scritta dentro, non riesco a capire che attrattiva esercitino sul pubblico. Le sfumature di grigio le avevano già scritte, che bisogno c'era della brutta copia? E guardate che la mia non è una critica bigotta del romanzo erotico in quanto tale. E' una critica sulla banalità in generale! Mr Grey l'avevano già inventato, così come avevano già inventato Edward e Bella, non era necessaria tutta la sequela di romanzetti sempre più scadenti, un pò dark che, cavalcando l'onda, descrivevano amori impossibili tra umane e vampiri senza avere nemmeno la fantasia di invertire i generi. Se vogliamo dirla tutta, le regole del gioco le avevano già dettate Buffy e Angel, con una storia molto più accattivante, ma girando in libreria è tutto un fiorire di titoli improbabili su innamoramenti tra vampiri e lupi e umane sfigate ma incredibilmente affascinanti. Ho letto anche qualcosa come "Promessi vampiri". Vogliamo parlarne? E no, non finisce qui, c'è anche il filone di Tiffany/Chanel. Si avete capito bene, c'è in giro un fiorire di volumi con copertine ripiene di cappelli, gioielli e sfondi verdini. I titoli? Spaziano da "Un diamante da Tiffany", "Un amore da Tiffany", "Colazione da Chanel" etc etc...La storia? Lasciatemi indovinare: lui e lei si amano ma hanno dei problemi che lui pensa bene di risolvere con qualche carato. E magari con un mazzo di rose. E lei va in brodo di giuggiole e si sposano.
Ma veniamo al punto, se no potrei star qui tutto il giorno. Lungi da me pensare che tutti debbano uniformarsi ad uno standard di lettura culturalmente eccelso, che le uniche letture ammesse siano Platone e Hesse, io ritengo che leggere sia un piacere, un'evasione, qualcuno disse "finchè avrò un buon libro da leggere avrò sempre un posto in cui rifugiarmi" o qualcosa del genere, il mio libro di lettura delle elementari, l'"Aliante", rendeva bene l'idea che leggere fa volare. Se uno si sente bene rifugiandosi in un mondo di lupi e vampiri o di torbidi incontri sadomaso, padrone. Ma una storia, una volta raccontata, è esaurita! Come fa a diventare nuovamente un best seller la stessa storia riscritta da una persona diversa? Inevitabilmente, continuando a rileggere la stessa solfa, i racconti pubblicati dopo, non potranno che essere banali. E, capitemi, va da sè che il numero di storie narrabili al mondo sia limitato, ma un libro non è solo storia, è anche lettere, forma, spirito, personalità. Questo discorso nulla ha a che vedere con i "generi letterari", i romanzi gialli, le storie d'amore etc etc. Ci sono gialli che hanno tutti gli elementi della storia originale e colma di personalità pur raccontando di fatto sempre la storia di un tizio ucciso e del detective che trova l'assassino!
La scrittura è un parto artistico incompatibile con i ritmi di pubblicazione che si vedono in giro. Immagino che per scrivere un racconto di qualità, serva concentrazione e creatività. E la creatività mica va a comando! Un conto è ispirarsi al lavoro di chi è venuto prima, un conto è riscriverlo cambiando i nomi. Voglio dire: le 50 sfumature hanno fatto furore. Vuoi scrivere una roba simile? E invece di metterci lei sfigatina e lui milionario, prova a fare il contrario! Vuoi che non tiri la trilogia sul toy boy? Ti è piaciuto tanto Twilight e vuoi anche tu parlare di amori fantasy? Scomodiamo lo Yeti e gli elfi di Babbo Natale, invece dei soliti lupi e vampiri! Sarò rompiscatole ma 'ste cose mi sanno tanto di taroccata cinese da discount. Avete presente quelle lattine rosse con la striscia bianca, solo che invece di chiamarsi Coca Cola si chiamano Coca Lola? Ecco, una cosa così.

martedì 6 novembre 2012

Post di una ragazza insonne

Non riesco a dormire. Avete presente quando vi rigirate a vuoto nel letto e poi fa caldo e poi fa freddo e poi ci sono le pieghette delle coperte che danno fastidio e poi il cuscino è scomodo e poi il pigiama è storto? Ecco. Non riesco a dormire e quindi scrivo. Non so bene di cosa, credo che mi lascerò trasportare dagli occhi della notte, come Lilli e il Vagabondo. È che davvero non so cosa scrivere, forse anche perché in questo momento mi sento un po' spenta, non saprei dire. E con "questo momento" non intendo mezzanotte-e-mezzo-con-la-sveglia-che-domani-suona-alle-sei...intendo proprio questo periodo di vita. Non riesco a capire se il torpore che sento nel cervello è dovuto ad un fisiologico calo adrenalinico, ad una sottostimolazione lavorativa, ad una sottovalutazione dei pericoli, ad un inconscio rifiuto di affrontare i miei fuochi sopiti sotto la cenere. Non saprei, dicevo. È allora finisce che passò le serate nel letto a guardare Gordon Ramsay, e Buddy e a pensare che anche io vorrei saper fare delle torte così belle. Si, sono pensieri inutili e si, questo post è il frutto di una mente malata, ma abbiate pazienza, sono reduce da una giornata abbastanza annichilente, e non riesco a dormire. Vi ho mai parlato di quanto sia brutto avere la nebbia nel cervello? Probabilmente si, ve ne ho parlato fino alla nausea. Non so neanche più che domande pormi. E, sinceramente, spero che si tratti di una fase ormonale, perché passare i prossimi mesi nella pace dei sensi non mi sembra una prospettiva auspicabile. Però scrivendo non mi sta venendo sonno. Per nulla. Avete presente quella sensazione strana, quando mettere le mani sotto l'acqua bollente ed è talmente calda che la sentite fredda? O quando i suoni acuti sono talmente acuti che non si sentono? Ecco, penso che il problema potrebbe anche avere questa natura. Che la paura sia talmente forte che non la sento. Solo che c'è anche il fantastico effetto collaterale di non sentire più nulla. Paura di che? Di smentirmi inadeguata. Di non essere all'altezza del mio ruolo (infimo, ma perché sottovalutarlo?), di non ottenere nulla, di non lavorare abbastanza per ottenere qualcosa, che poi le mie sono tante belle parole ma io parlo parlo e di sostanza sotto c'è n'è ben poca. Tante dichiarazioni di intenti, le chiamerebbe V, ma senza reali propositi. Come quando si comincia una dieta. Parole parole parole. Il problema è: se sono conciata così ora... Che ne sarà di me a dicembre prossimo? Mi raccoglierete col cucchiaino, sperando, almeno in quella sede, di non dover correggere gli errori di battitura dell'ipad. Che se per una volta la faccia della medaglia lavorativa, quella sentimentale, quella familiare e quella personale (quante facce ha 'sta medaglia?!) si mettessero d'accordo per raggiungere non dico una iridata colorazione aurea, ma almeno una, che ne so, di bronzo, o anche di legno, ma tutte uguali coordinate (non, come direbbe Carla, in pendant contrasto), invece di dividere la mia esistenza in diversi gradini del podio emozionale...beh non sarebbe male. Ma voi poi non vi stufate? Io mi stufo di smentirmi ripetere sempre le stesse cose...è c'è una personcina ragionevole dentro di me, che si è infilata sotto le coperte e ora sta scalciando per aria sbuffando "che noia che barba che barba che noia". Ma vi dico la verità, la mia speranza è che questo stream di riflessioni sterili ed inutili nonché estremamente poco costruttive fuoriesca da me e di trasfonda in questo blog, come una specie di transfer, come un virus che si deve passare a qualcuno per guarire. È quindi poi finisce che la rava e la fava ve la cuccate voi. Tra l altro, qualche sera fa sono andata a vedere il nuovo film di Bertolucci, una delusione. Spero di riscattar i con "venuto al mondo".

lunedì 29 ottobre 2012

Arringa in difesa dei choosy

Vi ricordate "Fiumi di parole"? E' indubbiamente una delle canzoni più famose uscite dal Festival di S. Remo per aver segnato, con la vittoria della popolare manifestazione, la scomparsa totale dei Jalisse dalla scena musicale italiana. O meglio, alla fine, col fatto che la canzone era davvero bruttina e che loro avevano quel non so che di triste, quell'aura un pò kitch, da festa della Parrocchia, alla fine mi sa che ci si ricorda più di loro che di altri.
Comunque questo post non voleva essere una apologia dei Jalisse, bensì voleva dare a voi, cari lettori, una vaga idea di quello che si sta ammassando nel mio cervello in questo periodo. Fiumi di parole, appunto (lo so ho creato aspettative di un post interessante sui Jalisse e invece è un'altra manfrina sulle mie paturnie...).
Per esempio riflettevo l'altro giorno sulle parole della Ministra Fornero. Quella che ha detto che siamo Choosy. Lo so, qui le notizie viaggiano a ritmi impressionanti e quello che era nuovo ieri, oggi è già superato, ma io ho dei tempi di reazione da Sid il Bradipo.
Dunque dicevo che ho riflettuto su una cosa. Siamo il Paese più educato del mondo. E non sto parlando di Galateo, ma di educazione scolastica. Siamo quelli che studiano per il periodo più lungo al mondo. Usciamo dalle Università, che dovrebbero prepararci a svolgere un lavoro, ad un'età variabile tra i 23 e i 26 anni (quando siamo puntuali) e scopriamo che...siamo già vecchi per qualunque lavoro! Che nel mondo parallelo che ci ha affiancati fino alla maturità intellettuale, i nostri coetanei, non si sa come!!!, alla nostra età hanno già accumulato esperienza lavorativa, 2 lauree e un master negli Stati Uniti e che noi, che pensavamo addirittura di esserci laureati bene, nei tempi, diligentemente, finiamo inesorabilmente in fondo ad una pila di curricola tutti uguali che ci terrorizza a morte perchè piombiamo nel dimenticatoio delle persone che non si distinguono bene nemmeno dalla fototessera allegata.
E allora cosa facciamo? Incarniamo un clichè. Possiamo scegliere tra: precario-da-call-center, mantenuto-da-mamma-e-papà o, per i più fortunati, impiegato-frustrato-laureato-con-110-e-lode.
E giustamente una società di frustrati non può che andare male. E la povera criticata Fornero si chiede perchè siamo così choosy, perchè ci lamentiamo dei promettenti lavori nei call center che sprizzano carriera da tutti i pori? Cominciamo ad entrarenel mondo del lavoro, così possiamo guardarci intorno da dentro. Certo. Peccato che il  c.d. "mondo del lavoro" non sia Fantasylandia, un posto pieno di alberelli dalla chioma rosa in cui uno comincia ad entrare e poi decidiamo de prendere il sentiero verso il meraviglioso mondo di Oz o verso il Paese dei Balocchi.  Se io, laureato in economia, comincio ad entrare nel mondo del lavoro passando dalle casse dell'Esselunga per non fare il choosy, sarà molto ma molto difficile che, fra qualche anno e guardandomi intorno, io possa diventare presidente di una banca d'affari internazionale. Sarà difficile anche che io diventi presidente di Esselunga, figuriamoci!
Il punto non è che siamo choosy (uso la prima plurale anche se il discorso non mi riguarda direttamente, ma mi sento chiamata in causa da un invisibile legame generazionale), cara Ministra, è che forse non siamo abbastanza ambiziosi! In un mondo che sente il bisogno di organizzare la conferenza dal titolo "I giovani: un problema o una risorsa?" (non guardatemi con quelle facce, l'hanno fatto davvero), non sarebbe il caso di dare il consiglio opposto? Siate choosy! Siate selettivi, non accontentatevi mai, mai, mai! Se vi siete laureati in archeologia, prendete esempio dal mio amico R e non fermatevi finchè non avere trovato lo scheletro di un t-rex!
Ah! Oups! Scusate.....scusi, Ministra, ho realizzato solo ora una cosa...E' inutile essere ambiziosi se i posti a cui miriamo sono occupati da raccomandati e inetti, se anche per passare il test alla facoltà di medicina bisogna avere una spintarella, se "meritocrazia" è una parola vuota, dimenticata persino dall'Academia della Crusca che sul sito, alla voce "meritocrazia" scrive "page not found", se i concorsi a numero chiuso hanno un numero chiuso anche di vincitori, se vengono aperti interi dipartimenti universitari per trovare una poltrona al figlio di.., se.....lasciamo stare, sarebbe un discorso lungo, doloroso e che tanto i "senza vergogna" non capirebbero.
Morale: scusate, dimenticate tutto, la Fornero ha ragione: siate choosy.

venerdì 12 ottobre 2012

I giornalisti hanno paura degli zombie

Oggi ho letto un trafiletto della Provincia di Varese (ci tengo a specificare che ho smesso di leggere qualunque giornale e di guardare qualunque telegiornale) che ha confermato la mia teoria secondo la quale o i giornalisti non hanno davvero niente da scrivere o, se ci credono davvero, beh, faccio bene a non leggere i giornali.
Maestra nei guai perchè ha fatto vedere a dei bambini di quinta elementare il video di Thriller.
Pare che i bambini siano rimasti turbati e che ora i genitori, per dirlo in giornalese, "vogliano vederci chiaro".
Ora, a prescindere dai motivi che hanno spinto la maestra a far vedere il video ai bambini, che probabilmente sono gli stessi che hanno spinto il nostro professore del liceo (e ribadisco, del liceo) a farci vedere Shrek, ma dico io, i genitori non si fanno due domandine sui loro metodi educativi?
L'articolo spiegava, molto forbitamente (e la cosa è anche molto interessante, se vogliamo analizzarla bene) che gli horror esercitano sui bambini una forte attrazione perchè sono la proiezione delle loro paure. Il giornalista rifletteva su come molte fiabe abbiano scene o tematiche "horror".  La differenza fra la scena "horror" di una fiaba raccontata o rappresentata, per esempio, con i burattini, e la scena al cinema è che il cinema richiede un realismo molto più marcato e che tale realismo potrebbe causare turbamento nei bambini. In particolare, ancora, il video di Thriller sarebbe ispirato (e forse anche diretto dallo stesso regista, se ho capito bene) al film "Un lupo mannaro americano a Londra" descritto come uno dei film più spaventosi della storia, non certo rivolto ad un pubblico di bambini. Da qui di deduceva la totale inadeguatezza del video per la visione di bambini così piccoli.
Ecco. Qui mi è partito l'embolo. Ho pensato come quel comico di Colorado "ma cosa stai dicendo...esimia testa....."?!?!
A parte il fatto che le mie maestre delle elementari mi hanno fatto vedere a 8 anni Indipendence Day, un film in cui gli alieni attaccano la Terra e staccano la testa alle persone e io non ne sono rimasta turbata, anzi, mi ero pure divertita. A parte il fatto che quando ero piccola trasmettevano cose come i Power Rangers (che combattevano contro i mostri), Jurassik Park (che ho visto al cinema con mio padre, vogliamo arrestarlo per tubativa di minore?), Fantaghirò (avete mai guardato le scene in cui Tarabas e sua madre rapivano i bambini? Le avete viste ad un'età in cui ancora non eravate distratti dal fatto che Tarabas fosse un gran figo?), Biancaneve della Disney (dite quello che volete ma quella vecchietta è davvero terrificante), e chi più ne ha più ne metta.
Ora, non voglio dire che un bambino di otto anni debba o possa guardare Shining, Profondo rosso e It tutti la stessa sera, ma dire che il video di Thriller possa turbare i bambini mi sembra quanto mai una cavolata! Dai, ci sono gli Zombie che ballano! L'esimio pedagogo diceva che la differenza la fa l'indirizzo, mi spiego: cartoon Disney si, perchè sono fatti per i bambini, Thriller no, perchè è fatto per gli adulti. Ma dico io, a parte il fatto che conosco bambini che sono talmente alienati dalla realtà dai propri genitori che si spaventano a morte quando vedono Lucifero di Cenerentola, per non parlare dei vari Bambi, streghe cattive, Malefiche varie etc etc (e lì si, me lo ricordo, la scena in cui Malefica si trasforma in una luce verde e attira Aurora nella trappola è una delle più terrificanti che abbia mai visto e mi mette ansia ancora oggi), ma vogliamo allora dire che i contenuti normali della tv siano adatti ai bambini? A formare una generazione di bambini normali? Si passa da un eccesso all'altro: o  i Teletubbies che sembrano rivolgersi ad un gruppo di cerebrolesi o i vari anime che dall'alba dei tempi sono unanimemente considerati "per bambini" a dimostrazione che chi gestisce queste cose non capisce una cippa, ma tant'è. E se un bambino vedesse un tg per sbaglio, perchè in quel momento sta cenando con la sua famiglia? Beh, ieri sera avrebbe visto il video di un coetaneo trascinato sul marciapiedi dalla polizia. Bello! E soprattutto educativo!
Ma magari questo egregio signore ritiene che i bambini non debbano guardare la tv, come anche i genitori modermi che stanno rendendo i bambini degli alienati sociali. Perchè il tg non è per bambini, e nemmeno i programmi del preserale immagino, vogliamo parlare di "Avanti un altro"? Quello in cui una gnocca bionda che ride come un topino accarezza la schiena del concorrente? Quello in cui sempre il candidato di turno tocca la chiappa di Bonolis come portafortuna (ma anche tu, Paolo, non ti senti un po' svilito?)? Non dovrebbero guardare neanche quello o quello va bene?
Sentite, la verità è che ormai quello che passa la tv è sostanzialmente spazzatura, non si salva quasi nulla e dobbiamo prenderne atto. E' anche vero, però, che i bambini sono e devono essere figli del loro tempo e crescere con i giusti anticorpi. Non si può alienarli dal proprio contesto facendo loro vedere solo ciò che non fa paura, ciò che è rosa come una caramella e sorride beato come un Teletubbies scemo. I bambini non sono deficienti, devono formarsi, e come fanno a formarsi se non rimangono immersi nel contesto socio culturale in cui vivono? Sapete che c'è? Credo che i genitori e questi dottoroni che propinano ogni anno una nuova tecnica educativa (che spuntano come le diete..) non abbiano voglia di riparare i danni che potrebbe provocare il contatto dei bambini con il brutto che ci circonda. E, badate, non sto dicendo che dovremmo tenere delle lezioni di politica o di diritto penale nelle scuole elementari sensibilizzando i bambini ai problemi della corruzione e della mafia, ma semplicemente che dovremmo lasciare che elaborino le loro paure, che le elaborino presto per non doverle subire dopo! Perchè non vogliamo che il nostro futuro sia pieno di persone che a 30 anni hanno potuto cogliere gli insegnamenti di Rafiki perchè i genitori hanno voluto risparmiare loro di vedere la morte di Mufasa! E non so se mi spiego.
Per concludere...Il punto non è COSA far vedere ai bambini. Il punto è COME. Affiancati dai genitori, dalle maestre, dai fratelli maggiori, nemmeno gli zombie fanno paura. Certo, bisogna averne voglia.

martedì 2 ottobre 2012

Provocazioni "di cacca"

Ok, ok. Ora smetto di ridere. Ok, ora. No, ora. Intendevo ora.
Va bene, dai non riesco a smettere di ridere. E' che ho appena letto una notizia esilarante su diretta news.
Tra un bombardamento in Siria e una castronata del Trota, spunta questo fantastico trafiletto, con tanto di foto moooolto esplicative. Titolo? "Il party "di cacca" della consigliera regionale del Lazio". La consigliera in questione è la Cappellaro, che ha organizzato una meravigliosa festa a tema. E che tema! Ben due water ad accogliere gli ospiti all'ingresso, con ruggine e refluvi, tutto molto realistico. A completare il quadretto c'è anche il Village People travestito da cassaintegrato Fiat. E il parterre, stando alla lettera dell'articolo, era composto da grandi personalità dello spettacolo, della politica e della nobiltà romana. Probabilmente gli invitati sono stati scelti tra i partecipanti presenti e passati (e scartati) all'Isola dei Famosi.
Ma la cosa che più lascia sconvolti è la provocazione. Si perchè questi sono capaci di venirmi a dire che si tratta di una provocazione! Sono io che non la capisco, che ho poco senso dell'umorismo! Poca ironia, Franci!
Ora. Ammesso e non concesso che si tratti di una provocazione e non di un mero sfoggio del peggiore cattivo gusto mai visto...Ma provocazione contro cosa, di preciso? E' forse la nobiltà di Roma che deve lanciare provocazioni? Vi pare normale? Soltanto che rimane in silenzio in piazza a Milano circondato da decine di persone, quella è una provocazione. I lavoratori dell'ILVA che si buttano in mare, quella è una provocazione. Le canzoni di De Andrè, quelle sono provocazioni. I dipendenti Vagonlit che passano giorni e giorni in cima ad un palo, quella è una provocazione. Free Hugs è una provocazione. In realtà sarebbe una provocazione anche la fila sempre più lunga di persone che alle sette e mezzo la sera aspetta il pasto offerto dalle suore in via Luini, ma quella chi la vede? E non datemi dell'ipocrita, io sono molto fortunata, ho tutto quello di cui ho bisogno e anche di più, non mi manca niente. E infatti se organizzo una festa con i miei amici ho la creanza di organizzarla per divertirmi e non per lanciare una provocazione. La provocazione è credibile se hai una, per dirlo in giuridichese, legittimazione attiva. Ma vedere un politico che organizza il "party di cacca" per sollevare una reazione contro questa politica "di cacca", beh ha del paradossale, no? Mai sentita la locuzione low profile? No, eh? E' che ormai il tg non lo guardo nemmeno più. Posso farmelo da sola il tg, siamo talmente assuefatti agli scandali che non fanno più scandalo. E' così difficile lanciare una provocazione vera...siamo in overdose da scandali, da notizie, da "sensazione", da onniscienza giornalistica.
L'altro giorno passavo davanti al Tribunale, e c'era un tizio incatenato alla ringhiera. Lo guardo, lui mi guarda. Aveva un cartello di protesta perchè non poteva vedere i suoi figli. Nella piazza la schiera di avvocati del venerdì mattina, praticanti, clienti, la navetta della polizia penitenziaria, Tizio, Caio e Sempronio... E questo da solo, incatenato, che mi guarda. Entro e dico alla guardia giurata: "C'è fuori un signore incatenato al tribunale, ve n'eravate accorti?". Lui trasecola e corre fuori a vedere. Nel giro di trenta secondi 4 carabinieri, 2 poliziotti, la RAI, Varese News e la Provincia hanno circondato con telecamere e taccuini il povero padre divorziato, figlio della crisi e tra un "che vergogna" e un "piove, governo ladro" hanno riempito le pagine del giornale dell'indomani. Ci è voluta la praticante che fotografa i cuori per terra per accorgersi che si, anche quella era una provocazione.

domenica 16 settembre 2012

Sprangate sul cofano

Ok. Questo blog ha anche una funzione terapeutica, giusto? Bene, allora ciao, sono Franci - Ciao Franci - e ho un problema nella gestione della rabbia.
O meglio. Ho un problema con le persone intrinsecamente ed ingiustificatamente cafone che mi fanno scattare istinti omicidi insopprimibili.
La fattispecie: me ne vado belbella sulla strada del lago, sto tornando a casa, il traffico è rallentato dagli Europei di canottaggio ma tant'è. All'altezza del curvone che sale a Bobbiate il Signor Lancia Delta nera targata EA qualcosa, con degli evidenti problemi di ego mi supera da sinistra strningendomi contro il muro. Io suono e lui mi fa il dito. Reazione nel mio cervello: ora scendo e gli prendo a sprangate il cofano. Ma a sprangate sul serio. Con forza e violenza. Poi ho analizzato i profili penali della cosa e mi sono data una controllata. Ho reagito come ho potuto senza infrangere le regole del codice (non specifico quale...): mi sono attaccata come una cozza al sedere della Delta, pensando "adesso vai. Dai vai!". E non poteva andare da nessuna parte perchè il traffico era troppo serrato. Ogni tanto Mr educazione civica 2012 mi faceva dei gesti eloquenti su quanto fossi fuori di testa. L'ho mollato solo per entrare in casa.
Ora. Gentile Sig. Io-sono-più-figo-di-te, dove dovevi andare? DOVE, quale meta imprescindibile avrebbe giustificato la mia morte?! Bravo, Mr. Pericolo Pubblico, bravo. No davvero, bravo. Anche quando hai zigzagato tra il pulmino della Fondazione Piatti e le altre macchine costringendolo ad accostare...bravo. Hai guadagnato ben due metri su di me, arrivando per primo al semaforo rosso di via Metastasio. Son soddisfazioni. Hai vinto.
Ok. Ora mi sono calmata. Grazie.

giovedì 6 settembre 2012

Grazie

Una volta una persona saggia mi disse: "Attenta, Franci, ai desideri che esprimi, perchè potrebbero avverarsi".
Detto così sembra una frase scontata. In realtà, riflettendoci, ne ho fatto discendere due corollari di sicurezza: 1) mai desiderare il male degli altri. 2) Desiderare un sacco di borse!
Scherzi a parte, credo che sia vero che i desideri si avverano. Magari non come nelle favole, o forse proprio come nelle favole. Non c'è il genio nella lampada da strofinare, non c'è la stella cadente a cui aprire il proprio cuore, niente animali parlanti o scrigni magici ma....ma la magia che fa realizzare i desideri, quella c'è: è nell'aria, nell'autunno, nella neve, nelle parole, nei fatti, più probabilmente nelle persone. Le persone sono magiche a volte. Le persone sono magiche sempre, ma non tutti e non sempre riescono a vedere le scintille.
Scintille scintille scintille, l'altra sera le ho viste, ne ho viste tantissime.
Grazie, grazie veramente. Non avete idea di quanto mi sia sentita amata lunedì sera. Credo che la parola giusta sia questa.
Grazie a chi c'era, a chi non c'era ma avrebbe voluto esserci, a chi non c'era ma avrebbe dovuto esserci, a chi c'era ma non avevo idea di chi fosse, a chi ha ballato (con me o con Beyonce, a seconda), a chi ha sorriso, a chi ha bevuto (5 spriz o 6 o 10 o uno solo), a chi ha cucinato (torte dietetiche o Germani cavalcati da unicorni), a chi ha organizzato (la più bella festa del mondo), a chi ha prestato (il proprio cappello o il proprio bar, dipende), a chi mi ha fatta rimanere, in generale, senza parole.
Tuttora a distanza di due giorni non so ancora esprimere bene quanto questa cosa mi abbia emozionata. E l'emozione più grande, credo sia stata vedervi tutti lì, vedere che tutti i miei amici interagivano tra loro, anche se molti non si conoscevano. Bene o male tutti avevano sentito parlare gli uni degli altri e avere una visione di insieme delle persone che hanno voluto partecipare mi ha riempita di gioia.  Grazie per avermi stordita d'affetto.

domenica 26 agosto 2012

L'ora della rivoluzione

Ho quasi finito di leggere la mia grande fatica dell'estate. No, non le 50 sfumature di noia che, da brava lettrice da ombrellone, ho letto e cestinato più o meno a metà del secondo libro della trilogia. No, sto leggendo un libro sulla nostra storia. Ebbene si, affascinata dalle vicende della delinquenza nostrana approfondite attraverso le avventure degli antieroi della Magliana in "Romanzo Criminale", ho deciso di darmi al romanzo storico. Ma proprio storico. Il romanzo in questione si intitola "Patria" ed è la storia d'Italia dal 1978 al 2008. Ora chiederei a chi tra voi, mi ha già gentilmente fatto notare  che quella che per me è storia per altri è vita, di non leggere oltre.
Ai rimanenti lettori nati dall'87 in poi, vorrei esprimere tutto il mio sgomento per aver preso coscienza dell'abisso della mia ignoranza. Cioè, di essere ignorante lo sapevo, ci mancherebbe, ma che il fondo delle mie lacune storiche non potesse nemmeno essere intravisto dalla superficie, beh questo non me l'aspettavo.
Dal rapimento di Aldo Moro, agli omicidi Falcone e Borsellino, perfino gli avvenimenti più recenti, come il rapimento di Giuliana Sgrena, hanno risvolti che alla mia scarsa attenzione al tg della sera erano sfuggiti. Anche perchè, diciamocelo, di certe cose è difficile capre fino in fondo tutte le sfaccettature finchè le si vive. Si nota anche dalla struttura del libro: se la storia degli anni 70/80 era dotata di un punto di vista critico e completa di tutti i retroscena, quella degli anni più recenti no, è maggiormente documentata ma meno critica.
Le cose che più mi hanno sconvolta sono le strutture a strati, tipo pasta sfoglia, di cui è dotato lo Stato. Abbiamo lo Stato, appunto, il Sovrastato, il Substato, il Controstato, l'Antistato, il Parastato...non mi vengono più desinenze greche. Qualcuno, dopo lo scandalo P2, disse che se era stata scoperta una piramide di potere occulta, una ulteriore, rovesciata, è ancora sepolta e nascosta.
Altra cosa che ho notato è il fatto che rispetto agli anni 70, l'attenzione del pubblico si è sempre più spostata dal corpo politico al corpo di Belen. Mi spiego. Oggi come oggi riescono ad intortarci senza nemmeno raccontarci frottole. Le priorità dell'italiano medio sono davvero relative al Grande Fratello e alla futura (im)probabile vincitrice di Veline. Ciò è terribilmente triste perchè questa realtà non fa altro che fomentare l'inconsapevolezza e sopire le lamentele. E qualcuno, mi pare De Andrè, disse che la vera morte è quando si smette di lamentarsi per ciò che non va. La lamentela è ciò che ci tiene socialmente vivi. Lamentiamoci.
Caro Sig. Presidente del Consiglio,
Sono una studentessa-praticante avvocato di Varese. Sono una italiana come tante: frequento la SSPL, lavoro, mi do da fare, faccio qualche cavolata ogni tanto, ma ci sta. Ho la macchina, faccio shopping, per quanto mi riguarda credo di fare il mio dovere per far girare la nostra martoriata economia. Sul serio, mi impegno al massimo!
Però, voglio dire....Ieri ho fato 20 euro di benzina. Oggi ero di nuovo in riserva. Andare e tornare in treno da Milano (volendo fare gli alternativi) costa 10,40 euro più eventuali 3 euro di andata e ritorno con metropolitana. Praticamente mi (ci) sta diventando impossibile spostarmi (ci).
Ma stasera ho sentito la notizia che più mi ha lasciata sgomenta. Lei vuole tassare la Coca Cola?! Ma perchè? Ce l'ha con me, lo so. Non c'è altra spiegazione. Uno si impegna, fa il suo dovere, ci prova, e la ricompensa è che mi mette 3 cent in più sulla Coca Cola?!
Coca (Cola, meglio specificare)-dipendenti di tutto il mondo, unitevi! Se rivoluzione deve essere, rivoluzione sarà!

venerdì 24 agosto 2012

Il cuscino mangiapaura

Piccolo segreto: da quando ero piccolina, ho sempre avuto problemi ad addormentarmi. Quando avevo 5 o 6 anni, il problema era che avevo paura. Non era una paura ben identificata, avevo paura e basta. Sostanzialmente avevo paura dei cattivi. In generale. Così, nel mio cervellino in via di sviluppo, ho elaborato una soluzione elementare: se io sono dalla parte dei cattivi è ovvio che non mi faranno del male. Così, ogni volta che vedevo un film o un cartone che mi faceva paura, io mi mettevo nel lettino, la notte, e immaginavo delle storie in cui ero uno dei cattivi. Incarnavo un cattivo già esistente oppure ne inventavo uno nuovo che interagiva con quelli esistenti, creavo delle sorte di spin off. Spesso immaginavo di essere la donna del cattivo, altre volte mi immedesimavo addirittura nei personaggi maschi. Tendenzialmente comunque, le mie invenzioni erano molto più cattive dei cattivi, talmente cattivi che anche i cattivi avevano paura. Così, giusto per essere sicura.
 Crescendo, la razionalità delle mie paure è sfumata verso qualcosa di più, come dire, femminile. Paura e basta, insomma. Immaginavo storie romantiche, che non avevano più quasi nulla a che vedere con i cattivi dei film, ma che mi vedevano donzella in difficoltà salvata dall'eroe di turno. E mi addormentavo abbracciata al mio cuscino rotondo. Ora, riesco a dormire abbastanza bene, ma fino a qualche mese fa, nel dormiveglia, immaginavo di essere una donna realizzata, di avere potere, non so, di avere tutto ciò che si può desiderare dalla vita, con il mio cuscino rotondo a riempire lo spazio accanto a me, e mi addormentavo abbracciandolo.
Oggi, in tutta sincerità, non riesco più a fare questo gioco. Ho sempre pensato, anche quando ero piccola e il mio problema più grande erano i mostri dei Power Rangers, che prima o poi questa cosa sarebbe finita, che non ne avrei più avuto bisogno. Ma non credo che sia questo il caso. No, io ho ancora bisogno di immaginare qualcosa, di stringere il mio cuscino. E' semplicemente che non so cosa immaginare. Perchè ho talmente tanta compagnia da sentirmi fondamentalmente sola, e la mia paura per il futuro, credo sia di sentirmi sempre più sola. O di svegliarmi un giorno con qualcuno accanto a me che non riesce a riempire lo spazio bene come il mio cuscino rotondo. Prima, il mio cuscino, prendeva il volto dei miei desideri. Oggi non saprei che volto dare al mio cuscino. Lo stringo sempre, me lo metto sopra la testa, ovatta tutta la mia camera, mi scalda le orecchie. Ma è solo un cuscino. Mi sento sballottata, emotivamente sballottata, impaurita, un randagio, ancora una volta. Ma se prima c'era l'aula tutor, il rifugio dei randagi, ora cosa c'è? Il mio lavoro? La determinazione professionale? Cosa c'è? Nemmeno più il mio cuscino rotondo sa darmi una risposta. Proverò a stringerlo fino a domani.

domenica 5 agosto 2012

Dieci cose

AVVERTENZA: Si ricorda ai gentili utenti che si apprestano a leggere questo post, che l'età è un mero dato anagrafico che prima o poi incombe su tutti noi. Tenetene conto e leggete con serenità.

 
Buongiorno cari, come state? Quanti di voi si stanno chiedendo, da 1 a 10, quanto è inutile il mese di agosto? Se devo essere del tutto sincera, quest'anno mi sembra meno inutile del solito. Ho tempo di recuperare tutto ciò che (paradossalmente) non ho potuto studiare in pendenza di SSPL, di leggere i libri che non ho potuto leggere, di guardare le serie tv che non ho potuto guardare (ovviamente i più accorti tra voi avranno la premura di invertire questo ordine di priorità...). La verità, però è che: agosto è composto da 4 settimane. Leggere il Mantovani, il Gazzoni e il Caringella, i 4 libri (di cui uno di 1034 pagine) che mi ero prefissata per l'estate e guardare tutte le puntate di Romanzo Criminale 2 (più di un'ora ciascuna), lasciando anche spazio ai pasti, a Real Time, al sonno e alla vita sociale è IMOSSIBILE. Morale: anche per quest'anno arriverò a settembre con la sensazione di non aver combinato nulla.
Tra l'altro, qualche settimana fa, V. mi ha messo un tarlo in testa. Mi fa: "ho trovato una lista di 300 cose da fare prima dei 30 anni. Io ne ho fatte 117".
Sono andata su Google a cercare la succitata lista ma non l'ho trovata. In verità su internet di liste del genere ce ne sono a bizzeffe e sono anche piuttosto banali. Riconducendo tutto nell'alveo della mera e fredda statistica posso dire che al primo posto tra le cose che a 30 anni saremo troppo vecchi per sopportare ci sono le sbronze. In varie forme intese. C'è chi dice che prima dei 30 anni bisogna vomitare ubriachi (cit. da "Noi no"), chi dice che bisogna giocare a dama con i bicchierini di grappa, chi bere dieci drink di fila, chi fare il gioco del "ma ahm" (cit.da...??), ne ho trovato uno che suggeriva di uscire dal supermercato con un carrello pieno solo di alcolici e poi (probabilmente dopo averli consumati tutti) di gettarsi in un lago a bordo di detto carrello. Ecco non credo che questa nello specifico sarà una cosa che farò prima dei 30 anni.
Al secondo posto nella graduatoria delle cose più gettonate da fare prima dei 30 troviamo la simbologia della rinascita: in un sacco di liste abbiamo cose come guardare l'alba, stare svegli tutta la notte per veder sorgere il sole (probabilmente ubriachi), vedere il sole di mezzanotte, l'aurora boreale, il sole sul mare e via di seguito. Ecco, a parte che non capisco il legame tra l'età e l'assistere a fenomeni naturali come l'aurora boreale (che problema c'è se la vedo a 50 anni?), mi sembrano dei desiderata un pò banali. Capisco però anche che per passare la notte in bianco e vedere l'alba ci vuole il fisico, soprattutto per sopravvivere il giorno dopo, quindi capisco che questa cosa, se dolosamente intesa, va effettivamente collocata in un punto della vita abbastanza arretrato. Dal canto mio, posso dire di aver visto più volte l'alba (non immaginate nulla di romantico: sole che sorge pallido sulla Pianura Padana, mentre io mangiucchio una brioche dell'Autogrill andando in gara), ma non ho mai avuto la forza di privarmi del sonno per vederla. Solo una volta mi è capitato di stare sveglia fino alle sei del mattino e di rientrare in camera che albeggiava (e che sensazione strana), ma avevamo appena vinto la Winter Marathon, voglio dire...ci sta!
Al terzo posto di questa superclassifica abbiamo tutte le più estrose e stravaganti trovate erotiche. dalle sperimentazioni in sequenza di tutto il Kamasutra, alle prestazioni alla Sting, dalle maratone notturne di cinema di settore (probabilmente ubriachi e con panorama sull'alba alla fine), alla promozione di indagini approfondite sui migliori luoghi dell'amore. E vi assicuro che qui la fantasia si spreca davvero. Sarà che la maggior parte delle liste che ho trovato erano scritte da uomini. Alcune erano intitolate "100 cose da fare prima dei 30", ma 85 punti riguardavano acrobazie improponibili in spiagge, cinema, centri commerciali e bagni di discoteche, e 15 erano modi alternativi di ubriacarsi.
Appena fuori dal podio troviamo le avventure. Buttarsi col paracadute, fare il salto con l'elastico, andare in un bosco di notte a caccia di streghe etc etc. Tutte quelle cose che fanno battere forte il cuore e che, personalmente, mi fanno venire l'angoscia. Però devo dire che stavolta condivido. Credo che, finchè si è abbastanza giovani e scemi per fare certe cose, birognerebbe farle. Si, dai, l'avventura ci sta. Per potersela godere con la spensieratezza e l'incoscienza che merita, per potersi guardare indietro tra 20 anni e dire: "mamma mia come ho potuto fare una cosa del genere?!" (e intanto l'ho fatta).
In via residuale troviamo tutta una serie di romanticherie, idiozie o stramberie quali, tra le perle: fotocopiarsi il culo, mettere un messaggio in una bottiglia e affidarlo al mare (notare la velata differenza tra le liste scritte dagli uomini e quelle scritte dalle donne), scrivere una canzone d'amore, bere birra e cereali (ma forse questo rientra nella prima categoria), mungere una mucca (perchè?!), variazioni sul tema matrimonio-figli-casa (e non sono solo donne, credetemi!), molto gettonato anche viaggiare da soli e, non so perchè, andare in Irlanda (cioè, bello, ma perchè proprio in Irlanda?).
Bene. Prima considerazione: sempre V. l'altro giorno, mi faceva notare che la linea-soglia della vita dell'uomo moderno si è spostata avanti di 10 anni. A 30 una persona può ancora (e anche se non può, lo fa) permettersi di essere indecisa. Di vivere il limbo che fino a 10 anni fa si viveva a 20 anni. Da un lato è una bella cosa perchè uno a 30 anni è ancora abbastanza giovane per fare tutte queste cose. L'incoscienza, la spensieratezza e la follia della gioventù non si perdono di punto in bianco a 30 anni. Ma sono convinta che ci siano alcune cose che a 30 anni sarebbero assolutamente da abolire e di questo terrei conto nella stesura della mia lista, che così diventerebbe un elenco di cose che vanno fatte perchè poi non si POSSONO più fare (per intenderci, l'aurora boreale e le sbronze non vanno in pensione quando uno compie 30 anni...). Per esempio certi tipi di look, oltre i 16 anni andrebbero aboliti (e non tutti/e i/le 30enni sembrano consapevoli di ciò). E non c'entra con il sentirsi vecchi ma con il non essere ridicoli. Innamorarsi è una cosa che andrebbe fatta prima dei 30 perchè, per quanto l'amore non abbia età, l'innamoramento ai tempi del liceo è una cosa, a 20 anni è un'altra, a 30 un'altra ancora e così via. Ma vale assolutamente la pena di vivere il rimbambimento completo dell'innamoramento inconsapevole. Anche perchè, e qui si inserisce la seconda considerazione, ad una certa età, senza contare che l'orologio biologico suona più forte, subentra un livello tale di esperienza di vita, per cui fare certe cose e vivere certe esperienze è considerato per natura meno importante, meno emozionante, più pericoloso. Interviene immediatamente il calcolo delle conseguenze, che prima non c'era, o c'era ex post, la valutazione dei pericoli, l'istinto di conservazione...
A questi due parametri vorrei dunque votare la mia lista personale, che non ha molte voci e segue una tecnica di stesura sintetica e non analitica perchè, Mantovani docet, quest'ultima conduce ad un elefantismo legislativo indesiderabile in un ordinamento completo liberale.
Quindi abbiamo detto:
1) Vivere eserienze che dopo i 30 non avrò più il fisico per affrontare;
2) Oziare per una quantità di tempo sufficiente a compensare tutto l'ozio che non potrò più permettermi dopo;
3) Usare le energie per costruire le fondamenta della mia vita nella maniera più solida possibile;
4) Prendermi il lusso di ascoltare il cuore più del cervello;
5) Costruire, oggi, il maggior numero possibile di ricordi che, domani, genereranno nostalgia (in senso greco);
6) Creare, oggi, una serie di rapporti umani da coltivare per sempre (ove il "per sempre" è ammesso);
7) Viaggiare viaggiare viaggiare, tanto e con tanta musica;
8) Innamorarmi;
9) Scrivere un libro;
10) Non chiudermi nessuna porta.
Un piccolo decalogo omnicomprensivo, di ampio respiro, una norma di chiusura da vivere giorno per giorno, da costruire, come un kit di Lego, perchè quando avrò 30 anni il trampolino di lancio non si spezzi al salto della mia rincorsa.
Ma, vorrei chiedere una cosa alla larga parte di lettori che ha già raggiunto il trampolino: quante, delle cose che avete inserito nella vostra lista, avete realizzato davvero e quante avete realizzato che, invece, non vi sareste mai aspettati?

sabato 28 luglio 2012

post olimpico

Ormai lo sappiamo. Gli italiani non hanno più spirito nzionalistico. La mia mamma mi racconta che quando era piccola, la sua nonna le faceva le trecce e alle estremità usava legare due nastrini tricolori. Era una cosa normale, oggi, se una bambina va in giro con i nastrini tricolori in una gionata in cui non gioca la nazionale sembra figlia di pazzi estremisti. D'altronde noi siamo tutti Presidenti del Consiglio e CT della nazionale. Le nostre bocche (la mia non tanto, in effetti) sono piene di "se fossi in lui...", "io farei...", "sostituisci Cassano...", "io avrei fatto ministro mia nonna..." etc etc.
Però guardare Frangilli, oggi, è stato davvero forte. Cioè, in tempi non sospetti, Frangilli, non sappiamo nemmeno chi è. Da spasera Frangilli è un eroe. E' quello che ha tirato una freccia e ha fatto centro. Il Cupido di tutti noi (anzi, credo che se Cupido fosse Frangilli, le cose andrebbero meglio per tutti!). Ha pianto mentre suonava l'inno della sua Nazione, mentre la bandiera sventolava sull'asta, e stringeva in mano la medaglia d'oro. Non credo che sia per spirito nazionalista o di patriottismo, semplicemente credo che abbia raggiunto un grande risultato personale, un traguardo del suo impegno, come le tre spadaccine stanno facendo proprio ora, mentre scrivo. Di certo non possono unirci a loro la fatica, il sudore, le lacrime e le rinunce che hanno subito in questi anni per arrivare dove sono ma, credo, nonostante la distanza, siamo tutti fieri di loro allo stesso modo. Li ammiriamo i nostri atleti. Li guardiamo tenendo in mente la musica di "Momenti di gloria", sentiamo la loro fatica, all'ultima freccia, all'ultima stoccata, all'ultimo volteggio, all'ultima bracciata, all'ultima schiacciata, sentiamo il loro sussulto e la loro emozione, viviamo con loro l'avventura delle olimpiadi, una volta ogni quattro anni almeno.
E poi lo sport, l'unione tra i popoli, il messaggio di uguaglianza, l'importante è partecipare ma chi vince si prende la gloria...
Adoro le Olimpiadi, mi emoziono ogni volta che vedo qualcuno che vince, mi sembra di essere partecipe delle sue fatiche e mi salgono le lacrime quando alzano le medaglie al cielo e parte l'inno nazionale. Penso che i connazionali saranno fieri di loro, che la loro mamma starà piangendo sugli spalti dicendo al vicono: "quello è mio figlio".
Bello, davvero bello. Anche per una poco sportiva come me. Una grande emozione. E se i vincitori portano alto il tricolore, penso che almeno questo lo sappiamo fare bene. E siccome poi tutto il mondo è paese, mi sa che al resto del mondo rode di più che tre italiane si siano aggiudicate il medagliere completo nella scherma, piuttosto che le borse oscillino pericolosamente.

mercoledì 25 luglio 2012

Ragazze, moto e liceo

Primo post dall iPad! Cioè non ricordo se ho già scritto post dall iPad... Poco male. Allora... Il titolo di questo brano (brano...che parolona..), vuole rievocare le canzoni di Max. Si, le avete presenti (se ne avete presente una va più che bene, combinate queste tre parole in alternanza tra loro e otterrete le altre)? Cioè io non ho nulla contro le canzoni di Max, anzi, io adoro Max! É che dopo venti o più anni di carriera può capitare, come dire, di ripetersi. Di trattare sempre gli stessi argomenti. Lo vedo anche io nel piccolo di questo blog, é difficile rinnovarsi sempre, si scade sempre negli stessi temi, alla fine si rischia di farli diventare banali, ed é un peccato perché non lo sono! Peró, caro Max, arrivare anche a reppare sui tuoi tre accordi con j ax mi sembra un po' eccessivo..non so se avete sentito la canzone, é a meta tra "gli anni" e "decadance", ma con i tre accordi di Max. Comunque in questo post non volevo parlare di Max (che comunque adoro, ci tengo a ribadirlo), ma della gente. La grandissima mia Martini diceva: "sai la gente é matta, forse troppo insoddisfatta, cambia idea continuamente". Beh é vero! La gente cambia idea ad una velocità spaventosa, un giorno é sul melo un giorno é sul pero, come dice la mia mamma. Anche io cambio idea spesso eh, é facoltà di ognuno cambiare idea, ma mi sembra che ultimamente stiamo raggiungendo livelli patologici. Mi ci metto dentro anche io, le mie idee si alternano alla velocità della luce.mah. Non saprei spiegare perché. Rassicuro tutti i lettori:non ho cambiato idea su punti fondamentali della mia vita é che forse mi sto ammalando, come dice Barney di teddaggine. Sono passata dall essere lily, all essere robin, per finire qui ad essere ted. Ma un ted meno ted, non so se mi spiego.. Spero di non raggiungere mai il livello marshall, li sarebbe veramente un problema. Nel caso chiedo a tutti voi di ricondurmi ad una dimensione realistica Dell amore! In conclusione di questo pessimo post, vi chiedo scusa per gli errori di battitura...non sono molto pratica con questa tastiera, l iPad corregge automaticamente le parole che non gli piacciono e non so fare le maiuscole...é troppo intelligente, abbiate pazienza...

mercoledì 18 luglio 2012

Ritorno dall'Isola che non c'è

Un anno fa non faceva così caldo. Cioè caldo faceva caldo ma non così. Dimostrazione che l'effetto serra sta devastando il nostro pianeta e che entro il 21 dicembre i ghiacci polari si scioglieranno e ci sommergeranno. Cavoli tutto questo studio per niente. Non farò in tempo nemmeno a provarlo questo fantomatico mefistofelico esame di abilitazione alla professione forense. Peccato, sono quelle esperienze che prima o poi uno deve provare.
Dicevo che un anno fa in effetti più o meno a quest ora pioveva di brutto. Cioè era una pioggia strana. Pioveva un pò con il sole. Però veniva gù bene. A Mustonate si era addirittura formata una enorme pozzanghera in cui le macchine rimanevano impantanate. E noi eravamo nel gabbiotto a ripararci e bere tè caldo. E ridevamo delle macchine che si impantanavano (di gusto).
Un anno fa avevo 23 anni. Ora ne ho quasi 25. Mi sembra che siano passati 2 anni in uno solo. Invece ne è passato uno. La mia qualifica professionale e culturale compie oggi ufficialmente un anno. Piiiiicola, lei!
Un anno fa, uscita da lì, sentivo addosso un senso di onnipotenza che non credo proverò mai più. L'immagine che mi viene in mente è quella di un'altalena che viene spinta e dondola, dondola, dondola finchè, per inerzia, si ferma. Ecco un anno fa, qualcuno ha dato una spinta alla mia altalena facendomi entrare in un dondolio non sempre piacevole di incertezza e salti nel vuoto, di "lasciati andare" di "vivilo finchè puoi". Ora l'altalena ha dondolato dondolato dondolato e io ho anche un pò di nausea, soffro pure il mal di mare, rimanere un anno a dondolare sull'altalena non è esattamente il mio ideale. Ripenso ad un anno fa, alle promesse che avevamo fatto su quel sagrato, a quali abbiamo mantenuto e quali no. Ai miei supereroi, alle persone che non conoscevo e ora conosco e si sono ingarbugliate nel groviglio che è la mia esistenza non sempre in eleganti fiocchi ma, più spesso, in nodi gordiani (V. apprezzerà la metafora) inestricabili, tipo quelli che si formano sulle cuffie dell'ipod quando le metto in bosa senza arrotolarle.
Penso alle esperienze che ho vissuto nella realtà a quelle che ho vissuto nella mia immaginazione, a quelle che ho immaginato in maniera talmente forte da essermi convinta che siano successe davvero. Penso ai salti nel vuoto che ho fatto e a quelli che non ho avuto il coraggio di fare. Ai luoghi di cui ora conosco i colori e gli odori mentre un anno fa non ne conoscevo nemmeno l'esistenza. Penso alle cose che ho imparato e che non credevo che avrei mai potuto imparare, alle ambizioni che ho e che non credevo di poter avere.
Ho sempre pensato che nella vita c'è un momento per formarsi e uno per contribuire. Noi, piccoli giovani praticanti nemmeno abilitati siamo un pò in una fase intermedia in cui contribuiamo formandoci e ci formiamo contribuendo. Ma questa è una cosa che un anno fa avevo messo in conto.
Ora però, sento il bisogno che il dondolio dell'altalena rallenti. Che si fermi per un pò. Che possa trovare una dimensione. Qualunque dimensione. Purchè sia una dimensione non dondolante. Basta dondolare. Credo che questo anno così intenso e così particolare lo terrò sempre in un cantuccio di me, dove custodirò la persona che sono stata finora e che, inevitabilmente costituirà la chiave di volta della mia personalità. Ma l'adolescenza è finita da un pezzo. Forse solo ora me ne accorgo. Non è che stia dicendo che sono vecchia o cose del genere, o che da domani bisogna diventare persone serie etc etc. No, sto parlando di qualcosa di più intimo, che forse nel breve periodo non influenza il quotidiano, ma a lungo andare si. Non saprei nemmeno definire bene il concetto che sto cercando di esprimere. Forse può essere utile un'altra immagine.
Mi sento un pò come Wendy che fa ritorno dall'Isola che non c'è. E capisce che non c'è. Ma sa di esserci stata, e questo l'ha cambiata per sempre.